Se un cittadino cade e si fa male a causa di un pericolo presente sul suolo pubblico non è detto che la colpa debba essere attribuita al Comune. Lo dimostra la vicenda di un cittadino residente a Cunardo che aveva chiesto i danni per una caduta sul ghiaccio e che nei giorni scorsi ha appreso la decisione del Tribunale di Varese, chiamato ad esprimersi sulla sua istanza. Le cui motivazioni sono state rigettate.
Il cittadino aveva presentato il conto per i danni “biologici e morali”, per le spese mediche sostenute e per l’invalidità temporanea patita a seguito dell’incidente, provocato da una lastra di ghiaccio situata fuori dalla sua abitazione e che, a suo dire, non poteva essere evitata per rientrare in casa. La tesi è stata respinta dal giudice che lo ha inoltre condannato al pagamento delle spese processuali. L’uomo aveva chiesto un risarcimento di 61 mila euro, ora dovrà sborsarne quasi 7 mila.
I fatti risalgono al febbraio del 2015 ma l’istanza è stata depositata soltanto 4 anni dopo quando il Comune, di punto in bianco, si è dovuto attivare con i propri legali per affrontare la questione, che prima del marzo 2019 per l’ente pubblico non esisteva. «Siamo letteralmente caduti dalle nuvole – ricorda il sindaco di Cunardo, Pinuccia Mandelli – e siamo rimasti stupiti per la distanza temporale tra l’incidente e la presentazione dell’istanza».
Istanza che, come detto, non ha convinto il giudice, essenzialmente per due motivi: la lastra di ghiaccio era visibile, come dimostrato dalla documentazione fotografica allegata all’esposto, e dunque l’insidia era evitabile. Inoltre, per il tribunale, a differenza di quanto riportato dalla vittima della caduta, la strada che conduce all’abitazione dell’uomo non era in cattive condizioni. Aveva da poco nevicato ma la carreggiata era già stata pulita e la neve era stata accumulata ai bordi. In sostanza, il cittadino era in grado di valutare il pericolo di caduta ma nonostante ciò si è messo a camminare sul ghiaccio, accettando il rischio di farsi male.
Il suo è stato un comportamento imprudente, in relazione al quale – ha evidenziato il giudice – la responsabilità del Comune deve essere esclusa. Sottolineatura, quest’ultima, che corrisponde anche al motivo per cui la prima cittadina di Cunardo ha scelto di parlare pubblicamente della questione: «Non è la prima volta che affrontiamo contestazioni di questa natura. E’ bene tenere presente che in queste situazioni il risarcimento per il cittadino non scatta in automatico. Non è una cosa garantita».
L’episodio di Cunardo non è un caso isolato ma uno dei tanti, che nel complesso rappresentano un problema di stretta attualità per le amministrazioni comunali alle prese con chi inciampa nei buchi, nei tombini sconnessi e negli avvallamenti del terreno. «Le denunce sono costanti e per i Comuni sta diventando difficile sottoscrivere a prezzi accessibili polizze assicurative sulla responsabilità civile – spiega Mandelli – I prezzi si sono innalzati e la tutela da parte delle compagnie assicurative è diventata particolarmente onerosa».
La sentenza sul caso della lastra di ghiaccio non deve essere intesa come un ammonimento, ma come un invito a riflettere: «Siate diligenti – è il messaggio finale del sindaco ai cittadini – evitate di correre rischi e soprattutto segnalate per tempo dove sono presenti delle criticità sulle condizioni del suolo pubblico, specialmente quando si verificano particolari fenomeni atmosferici, perché il Comune difficilmente può arrivare ovunque». La richiesta di risarcimento rigettata va ad aggiungersi ad altre due precedenti e analoghe vicende, archiviate per il Comune di Cunardo con lo stesso esito e sempre a fronte di richieste di risarcimento per decine di migliaia di euro.
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