Varese | 18 Gennaio 2023

Centrale idroelettrica sul Colmegnino, anche Legambiente dice no: «Visione anacronistica»

Il coordinamento provinciale dell’associazione, attraverso una lettera, esprime la propria opposizione al progetto: «Produzione stimata troppo esigua per giustificare la depauperazione dell’ambiente»

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Dopo la raccolta firme lanciata dall’associazione Pescatori Alto Verbano contro la realizzazione di una centrale idroelettrica che sfrutta il torrente Colmegnino, anche il Coordinamento provinciale dei Circoli di Legambiente esprime la propria contrarietà all’opera progettata dalla Società Idroelettrica Valle dei Mulini S.r.l. (qui i dettagli).

Il coordinamento degli esponenti locali dell’associazione hanno scelto di intervenire, con una missiva firmata da Valentina Minazzi, anche «alla luce delle ripetute sollecitazioni ricevute dalla società civile, oltre che da numerosi “semplici” cittadini; questo, non solo nel rispetto dei dettami statutari e delle finalità storiche del nostro impegno civile, ma con riguardo allo specifico contesto di inevitabile trasformazione, per quanto attiene alle problematiche ambientali ed energetiche che il Paese sta attraversando».

I cambiamenti climatici in atto, spiegano da Legambiente, rendono «non più rinviabile» il raggiungimento di un equilibrio in tal senso, attraverso la promozione di «politiche di sostenibilità anche a costo di compiere alcuni sacrifici e rivedere la scala di priorità nella gestione del territorio, quando necessario al raggiungimento dell’obiettivo primario della transizione ecologica verso fonti rinnovabili».

«I sacrifici che vengono chiesti al territorio, ad esempio, ma non esaustivamente, in relazione agli aspetti paesaggistici o naturalistici, debbono essere più che ampiamente compensati dall’intervento che richiede detto sacrificio. Nella questione in oggetto, però, è parere di questa associazione che l’auspicato equilibrio non sussista. Non è sufficiente, infatti, – prosegue Minazzi – che una fonte energetica sia rinnovabile affinché qualunque progetto possa essere definito di interesse e/o d’utilità. Nel merito, appare del tutto evidente a chi abbia letto con dovuta attenzione i dati forniti, ma soprattutto a chi conosca il territorio che si vorrebbe immolato alla visione citata, come esso non sia in grado di fornire gettito certo, se non quello derivante dalla captazione non delle acque, ma dei finanziamenti che il P.N.R.R. mette a disposizione».

«Peraltro, – continua – anche qualora la notevole mole di opere venisse a garantire un flusso costante di approvvigionamento idrico, cosa totalmente da dimostrare alla luce delle costanti trasformazioni nei fenomeni di precipitazione, come scientificamente rilevato, la produzione energetica stimata si palesa oggettivamente troppo esigua per giustificare la depauperazione di un ambiente più che pregevole, nonché la spesa di fondi pubblici, auspicabilmente impiegabili in maniera più nobile ed efficacie».

«Appare inutile e ridondante – si legge nella missiva – ripetere concetti già correttamente e coerentemente espressi nel parere (avverso!), emesso dal Comune di Dumenza nel dicembre ultimo scorso, che si ritiene essere del tutto condivisibile e che si è posto in palese e formale opposizione all’opera. Stupisce, in tal senso, che non siano note espressioni di volontà da parte del Comune di Luino, altro Ente territoriale coinvolto, nonostante interferiscano su di esso già diversi impianti di produzione idroelettrica, con le relative difficoltà».

«Non di meno, appare sconcertante la visione antropocentrica anacronistica che pervade il progetto. In particolare colpisce come sia ancora ipotizzabile la realizzazione di consistenti cementificazioni, quando queste siano tali da snaturare e compromettere un corpo che, come ben evidenziato dal parere di Regione Lombardia (anch’esso sfavorevole!) del 30 giugno 2022, ha valenza consistente per la sopravvivenza di popolazioni ittiche protette di rilevanza comunitaria».

«Non meno perplessità, per così dire, suscita l’incompletezza dei dati circa la dimensione degli invasi che si andrebbero a creare – aggiunge Valentina Minazzi – e la noncuranza sulle conseguenze che dette opere comporterebbero, in ordine alla qualità complessiva della vita lungo tutto il corso in oggetto. È ormai inoppugnabile che, da semplice risorsa di sfruttamento, l’acqua si stia tramutando in bene il cui valore intrinseco non consenta approcci meno che prudenziali. Inoltre, la responsabilità nella conservazione degli habitat, anche in funzione di mantenimento dell’equilibrio nei territori prealpini, con rivi già così pesantemente assoggettati a trasformazione ed occlusione nei recenti decenni, non può essere dimenticata o accantonata».

Ciò che il coordinamento provinciale di Legambiente auspica in conclusione, è che «si pongano in essere modalità di valutazione basate su criteri d’analisi che tengano in considerazione l’oggettivo interesse collettivo che, nel progetto, non apparirebbe sussistere neppure qualora fosse possibile scorporare l’aspetto economico da quello ambientale, lusso questo che l’epoca attuale non può più concedersi. Alla luce di quanto sopra, si confida che tale inadeguata istanza venga respinta e il relativo progetto rigettato».

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