(articolo di Cesi Colli – foto di Luca Luppi) Con l’arrivo del freddo mese di gennaio, la nostra comunità di Bedero Valcuvia è stata in fermento per preparare i festeggiamenti in onore di S. Antonio, suo santo protettore, senza però dimenticare, con una S. Messa celebrata il 13 gennaio, S. Ilario di Poitiers, vescovo e dottore della chiesa, l’altro patrono a cui è dedicata la chiesa parrocchiale.
Peculiarità della festa bederese è la presenza di tre capifesta, che quest’anno hanno visto schierati tre giovani: Andrea Pastorelli, Patrick Nugheddu e Michelino Campagnoli, che, coinvolgendo bambini, giovani e adulti, sabato 14 gennaio e domenica 15 gennaio hanno saputo riservare a S. Antonio una ricorrenza dalla forte intensità spirituale ed emotiva. In questi due giorni, infatti, i bederesi avvertono la necessità, il piacere e il dovere di fare festa attorno al loro patrono, vivendo un momento quasi magico: le vie tutte addobbate, molti balconi e portoni con un segno, preghiere di perdono, di ringraziamento, di supplica al Santo per se stessi e il Paese.
Anno dopo anno, l’impegno di tutti è di rendere sempre migliore la festa e così si è cominciato a prepararla col giusto anticipo: subito dopo il periodo natalizio, infatti, i capifesta hanno iniziato a lavorare alacremente per attuare nel modo migliore il calendario delle manifestazioni e per bussare, secondo la tradizione, a tutte le porte del paese per raccogliere i fondi necessari e indispensabili per dare vita a una giornata da non dimenticare. E’ stato bello percepire nelle parole di questi ragazzi l’entusiasmo e lo stupore nel vedersi accolti in ogni casa, pur confessando che non è mancata anche un po’ di fatica. Gli anziani del paese hanno saputo trasmettere alle nuove generazioni una forte cultura del dare, così che ancora oggi i bederesi sono molto generosi perchè capiscono la bellezza di essere una comunità solidale e sanno che la donazione è il contributo attraverso cui possono plasmare il paese in cui vogliono vivere.
Dopo il buio del covid, finalmente si è tornati a respirare un clima di festa e palpabile è stata la felicità delle persone, compresi tanti giovani, che hanno affollato tutti i momenti della ricorrenza, segno di fermento e speranza per una nuova rinascita.
Alla sera del sabato, in ricordo dei fuochi che venivano accesi in onore del Santo nelle campagne, la piazza del paese è stata riscaldata da un grande braciere, ma, visto il freddo pungente, c’è stata la possibilità di cenare anche in ambiente riscaldato. Sedersi attorno allo stesso tavolo significa far festa insieme per una piacevole condivisione, in cui si comunica più liberamente e si ha l’occasione per conoscere meglio gli altri.
Tutti poi col naso all’insù per assistere al “Rito del Lanternino”. La cerimonia è partita dall’interno della chiesa: i tre capifesta, dopo avere recitato davanti all’altare di S. Antonio la preghiera tradizionale per la parrocchia e per il paese di Bedero, al suono festoso delle campane, sono usciti sulla piazza, accompagnati dall’antica alabarda, che riporta i nomi di tutti i capifesta degli ultimi cento anni. Alcuni anni fa, l’incendio della sacrestia della chiesa parrocchiale aveva divorato i nastri dell’alabarda, lasciando intatta solo la struttura in ferro. Dopo lunga e non facile ricerca dei nomi di tutti i vecchi capifesta, occorse un’intera notte per riscriverne scrupolosamente i nomi.
I tre giovani capifesta avevano in mano un lanternino rosso, acceso con la fiamma attinta all’altare del santo, simboleggiante il fuoco della fede, che è stato trainato da un filo fin sulla sommità del campanile… e la fiamma è stata utilizzata per dare il via ad un entusiasmante, scoppiettante, colorato e travolgente spettacolo pirotecnico.
I momenti di fede, soprattutto domenica, hanno connotato la ricorrenza che, se spogliata di questi, si ridurrebbe a poco o nulla. Prima della Messa festiva si è tenuto il rito della benedizione degli animali, antica tradizione che affonda le sue radici nel mondo contadino: un tempo si trattava di animali di grossa taglia, oggi si tratta perlopiù di animali di compagnia, la cui benedizione è anzitutto un ringraziamento a Dio per il dono di queste creature, la cui cura diventa per gli uomini un momento rasserenante, distensivo e in alcuni casi ripiego per tante solitudini.
Il calendario religioso si è fatto intenso con il tradizionale appuntamento della processione con la statua di S. Antonio, cammino di preghiera e di suppliche al nostro protettore attraverso le vie del paese, accompagnato dal suono della banda, perché il Santo possa vedere e toccare le singole case e le singole persone.
Ha concluso la festa l’incanto dei canestri sul sagrato della chiesa parrocchiale, e per socializzare sempre di più, ancora tanti giochi e l’estrazione della lotteria.
Lunedì sera, alle 20,30, non è mancato il tradizionale ufficio dedicato a tutti i defunti di Bedero, che ha unito sotto le volte della chiesa parrocchiale il passato e il futuro della comunità, nel ricordo di chi ha lasciato la vita terrena.
La speranza è che siano stati giorni di pausa, di festa, di gioia familiare, ma soprattutto occasioni per riflettere più attentamente sul valore e sul senso della fede cristiana nella propria vita.
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