Alto Varesotto | 13 Gennaio 2023

Frontalieri, «Salvare lo smart working»: Pellicini presenta interrogazione in Parlamento

Il deputato luinese presenta un'interrogazione parlamentare al ministro Giorgetti per sapere cosa farà il Governo dopo il 1° febbraio, quando cesseranno le agevolazioni sul telelavoro

Tempo medio di lettura: 2 minuti

C’è urgenza di intervenire sull’utilizzo dello smart working da parte dei lavoratori frontalieri, in vista del 1° febbraio quando l’accordo tra Italia e Svizzera, stretto in epoca Covid per favorire il telelavoro, cesserà di esistere e per i frontalieri si tornerà alle vecchie regole che limitano l’utilizzo della modalità e, soprattutto, sono legate a conseguenze in termini di tassazione dell’attività lavorativa.

La questione, già annunciata nelle scorse settimane (qui i dettagli), viene oggi rilanciata dal deputato luinese Andrea Pellicini, che al tema ha dedicato una interrogazione parlamentare rivolta all’attenzione del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Obiettivo, dare modo alle imprese di proseguire con il lavoro da remoto ma senza sconvolgimenti in materia di imposizione fiscale e oneri sociali.

Questo perché con il ritorno ai precedenti accordi, una volta sforata la soglia del 25% dell’attività lavorativa svolta in modalità smart working, l’Inps acquisisce la facoltà di richiedere all’azienda svizzera l’incasso del relativo contributo in Italia, questo nonostante l’Unione europea abbia deciso di sospendere il limite fine al 30 giugno 2023. Inoltre i lavoratori frontalieri residenti nei Comuni di confine, svolgendo delle intere giornate di lavoro su suolo italiano dovranno dichiarare all’Agenzia delle Entrate la quota di reddito maturata in quei giorni.

In assenza dell’accordo amichevole sottoscritto nel periodo di crisi pandemica, dunque, i frontalieri andranno incontro a conseguenze sul piano previdenziale e su quello fiscale.

«L’attuale quadro normativo imposto dalla Convenzione del 1974 tra la Svizzera e l’Italia, relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri e alla compensazione finanziaria a favore dei Comuni italiani di confine, prevede l’imposizione esclusiva nello Stato nel quale l’attività lavorativa è svolta – si legge nell’interrogazione firmata da Pellicini – Laddove vi fosse imposizione in Italia, ciò si tradurrebbe nella decadenza dello statuto di frontaliere e conseguentemente nella cessazione del ristorno fiscale».

Per Pellicini, come recentemente affermato anche da Regio Insubrica e dal presidente dei Comuni di frontiera Massimo Mastromarino, è quindi prioritario che il lavoro da remoto venga «regolamentato in modo durevole» e «favorendone un utilizzo strutturato e ragionevole, che non vada a scapito delle regioni di frontiera coinvolte». A maggior ragione su un territorio come quello insubrico «che soffre pesantemente il traffico motorizzato con il conseguente inquinamento ambientale – scrive il deputato luinese – e che ha sino ad ora beneficiato di un utilizzo intelligente e flessibile del lavoro a distanza».

© Riproduzione riservata

Vuoi lasciare un commento? | 0

Lascia un commento

"Luinonotizie.it è una testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del tribunale di Varese al n. 5/2017 in data 29/6/2017"
P.IVA: 03433740127
Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com