Bedero Valcuvia | 2 Gennaio 2023

Il “mirabile segno” e l’incanto del presepe di Bedero Valcuvia

Ogni anno la tradizione, nata con l’artigiano Angelo Cadei, si rinnova, ereditata da un gruppo di giovani papà che ha allestito anche per questo Natale una suggestiva rappresentazione della natività

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(articolo di Cesi Colli – Foto di Luca Luppi) “Il mirabile segno del presepe, così caro al popolo cristiano, suscita sempre stupore e meraviglia. Il presepe è come un Vangelo vivo, che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura”. Sono parole di papa Francesco sul significato e il valore del presepe nella Lettera apostolica “Admirabile signum”. Parole che si addicono al presepe della chiesa parrocchiale di Bedero Valcuvia. Tutto è talmente bello, ricco di poesia e di riferimenti alle Scritture da esplicitare bene quei sentimenti di entusiasmo e di incanto che dimorano nell’animo dei bambini, ma anche in quello di noi adulti.

Forte è la tradizione presepiale nel piccolo paese della Valcuvia. E’ nata con Angelo Cadei, fine artigiano del legno, che ci ha lasciato due anni fa, ma un gruppo di giovani papà della parrocchia ne ha raccolto la passione e ne ha continuato l’opera: Alessandro, Gabriele, Marco, Massimo, Mattia e Pierluigi. Ogni anno, dedicando idee, tempo, cura e dedizione,  scoprono la gioia di riunirsi per raccontarci in modo “antico e nuovo” il mistero della nascita di Gesù, allestendo  un presepe sempre diverso perché, da veri artisti, amano creare e usare grande fantasia.

«Dopo esserci cimentati con la piccola falegnameria, la prospettiva, la pittura, l’illuminazione, i suoni, – ci ha detto un papà – terminato il lavoro e visto materializzato ciò che la nostra fantasia aveva pensato, nell’ammirare ciò che avevamo creato, ci siamo emozionati e devo dire che la soddisfazione ha ripagato l’impegno profuso».

La capanna della Natività, fulcro intorno alla quale si raccoglie l’intera storia del Natale, balza subito agli occhi, al centro della scena, fluttuante in mezzo a un calmo specchio d’acqua. Verso di lei convergono le statuine, chi pagaiando su alcune zattere, chi su passerelle, che si snodano dal vicino villaggio, dove compaiono muretti costruiti col porfido rosa della nostra Valcuvia. Il tempo sembra essere sospeso: ci si allontana dal quotidiano per mettersi insieme in cammino verso quell’unico punto che coincide con la vita che nasce. Si percepisce la presenza di una comunità vera, spontanea, assolutamente autentica, dove c’è accoglienza, fratellanza e piacere di stare insieme. L’illuminazione dona un tocco di magia, alternando notte, alba, giorno e tramonto, in un susseguirsi di emozioni uniche per chi guarda stupefatto.

Ma perché la capanna con la Natività è posta in mezzo all’acqua? Ce lo spiega una locandina, in quanto il valore della simbologia in questo presepe è molto forte: “Il libro del profeta Ezechiele ci narra di una visione che egli ebbe. Si trovava ai piedi del tempio di Gerusalemme e vide scaturire dalle fondamenta una sorgente d’acqua. Il profeta ne percorse le sponde fino a che la voce della visione gli disse: -Queste acque scorrono verso la regione orientale, scendono nell’Araba ed entrano nel mare: sfociate nel mare, ne risanano le acque. Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il torrente, vivrà: il pesce vi sarà abbondantissimo, perché dove giungono quelle acque, risanano, e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà.- Il presepe di quest’anno ci mostra come Cristo è l’acqua che dà vita ad ogni cosa, la sua  nascita è il principio di una nuova creazione della quale noi facciamo parte. La nostra vita è rinnovata da questo evento e noi contemplandolo e vivendolo ritorniamo ad esistere nella condizione e nella comunione che fin dalle origini è nel cuore di Dio”.

Accanto al presepe il testo della poesia In the Bleak Midwinter, (Nel grigio pieno inverno), di Christina Rossetti (1830-1894), che parla della nascita di Gesù in una gelida e nevosa giornata d’inverno. Un presepe si dipana davanti agli occhi di chi la legge perché la poetessa ci parla di angeli, di pastori, della mangiatoia, del bue e l’asinello, dei Re Magi. E alla fine ci dice che anche una persona povera può fare un regalo a Gesù: non certamente un dono materiale, ma una cosa ben più importante, il proprio cuore. L’amore che ha spinto Gesù a venire al mondo per noi deve far nascere in ciascuno la necessità di donare il cuore agli altri, specie a coloro che, come Gesù Bambino, hanno bisogno di essere accuditi. Davanti a questo presepe, come ci ricorda la poesia, Gesù ci aiuti ad aprire il nostro cuore per accogliere il fratello. E allora anche la nostra comunità diverrà un presepe vivente.

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