Italia | 19 Dicembre 2022

Culle sempre più vuote: pandemia e difficoltà economiche pesano sulle nascite

Nel 2021 sono nati 400mila bimbi, mentre nei primi 9 mesi del 2022 se ne contano già 6mila in meno, secondo i dati Istat. Codacons: «Prezzi e bollette rendono insostenibili le spese per i nuovi nati»

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(fonte Ansa.it) Le culle italiane sono destinate a restare più vuote.

Da oltre un decennio nascono sempre meno bambini e la pandemia ha aggravato questo fenomeno, con il 2021 che segna un nuovo record negativo: le nascite sono scese a poco più di 400mila, circa 4500 in meno rispetto al 2020. Dal 2008 sono calate del 30% , il che significa che da allora sono 176mila in meno. Una tendenza che persiste in questo anno ormai alla fine: nei primi 9 mesi del 2022, infatti, sono circa 6mila in meno rispetto allo stesso periodo del 2021.

Si tratta di un “fenomeno di rilievo”, come scrive l’Istat nel rapporto 2021 sulla natalità e la famiglia, che è in parte dovuto al restringersi della fascia della popolazione femminile in età feconda: le ex baby-boomers, cioè le donne nate tra la seconda metà degli anni Sessanta e la prima metà dei Settanta sono quasi del tutto uscite dalla fase riproduttiva e le generazioni più giovani sono sempre meno da un punto di vista numerico.

E se finora erano le coppie immigrate a compensare il calo della natalità, questa leva funziona molto meno per effetto dell’invecchiamento anche della popolazione straniera residente: i bambini nati nel 2021 da genitori tutti e due stranieri sono circa 57mila, quasi 23mila in meno rispetto al 2012. Tuttavia al Nord più di un nato su cinque ha genitori non italiani, dato che sale a uno su quattro in Emilia Romagna.

A diminuire sono soprattutto le nascite all’interno del matrimonio, pari a 240.428, quasi 20mila in meno rispetto al 2020 e 223mila in meno nel confronto con il 2008 (-48,2%). Un fenomeno legato innanzitutto al forte calo delle nozze, che si è protratto fino al 2014 (con 189.765 sposalizi a fronte dei 246.613 del 2008) per poi proseguire con un andamento altalenante.

Ha fatto la sua parte nel 2020 anche la pandemia che ha indotto molte persone a rinviare o a rinunciare al fatidico sì. Sta di fatto che nel 2021 un bambino su 3 è nato da coppie non sposate: sono quasi 160mila (con un aumento di 47 mila rispetto al 2008), pari al 39,9% del totale. Le nascite fuori dal matrimonio sono più frequenti nel Centro (46%) mentre nel Mezzogiorno la quota è inferiore (34,8% nel 2021) ma il suo ritmo di incremento è più rapido. In calo è soprattutto il numero dei primi figli (poco più di 186mila, il 35% in meno rispetto al 2008), segno della difficoltà delle giovani coppie, spesso alle prese con lavori precari e costi elevati per la casa, di mettere su famiglia. Non è un caso che siano soprattutto le donne più giovani a posticipare la nascita di un figlio e che l’età media della maternità si sia spostata a 31 anni e mezzo.

Il calo record della natalità in Italia è da attribuire non solo alla pandemia, che certamente nel 2021 ha avuto un forte impatto sulle nascite, ma anche alle difficoltà economiche attraversate dalle famiglie italiane, accentuate nel 2022 dal caro-bollette e dall’abnorme crescita dei prezzi al dettaglio.

Ad affermarlo, nel commentare i dati forniti dall’Istat, è il Codacons: «Se il calo delle nascite era atteso e previsto per il 2021, in considerazione dell’emergenza Covid, i dati sul 2022 sono estremamente preoccupanti – spiega il presidente Carlo Rienzi – Solo nei primi 9 mesi dell’anno si registrano 6mila nascite in meno rispetto allo stesso periodo del 2021. Numeri che dimostrano come sempre più coppie, in questa situazione di crisi e difficoltà economiche, rimandino la decisione di mettere al mondo un figlio, a causa di bollette, prezzi e tariffe insostenibili che rendono impossibile affrontare la spesa legata alla nascita di un bambino».

In tale contesto, tagliare l’Iva sui prodotti destinati all’infanzia non basta, perché i risparmi per le famiglie sono davvero minimi.

Come evidenzia uno studio realizzato dal Codacons stesso, le misure introdotte nella manovra e destinate ad aiutare le famiglie con bambini piccoli, determinano i seguenti risparmi annui:
– Iva su biberon: i prezzi dei biberon sono estremamente diversificati a seconda della marca del prodotto e della tipologia di acquisto (online, supermercato, farmacia, negozi specializzati). Ipotizzando un costo medio pari a 8,5 euro, la riduzione dell’Iva dal 22% al 5% comporta un risparmio di appena 1,19 euro a prodotto.
– Iva su omogeneizzati: una confezione da due vasetti di omogeneizzati di marca costa in media in Italia 1,99 euro. La riduzione dell’Iva al 5% comporta un risparmio di appena 0,28 euro a confezione. Considerati i consumi medi annui di omogeneizzati da parte una famiglia con un figlio, il risparmio complessivo sarà pari a circa 25,2 euro annui.
– Iva sul latte in polvere: il costo medio di un 1 kg di latte in polvere varia dai 12 ai 20 euro, per una spesa a famiglia compresa tra i 600 e gli 800 euro annui. Con la riduzione dell’Iva al 5%, il risparmio si aggira tra gli 84 e i 112 euro annui a nucleo.
– Iva su pannolini: un pannolino, a seconda della marca e della tipologia di acquisto (online, supermercato, farmacia, negozi specializzati) ha un costo medio compreso tra i 18 e i 45 centesimi di euro. Considerato un utilizzo medio di 6 pannolini al giorno da parte di una famiglia con un bambino, con l’Iva al 5% il risparmio medio sulla spesa per i pannolini sarà pari a circa 96 euro annui.
– Iva su seggiolini auto: il costo medio di un seggiolino auto per bambini varia tra 70 euro e i 150 euro. Con il taglio dell’Iva al 5%, il risparmio sul singolo acquisto è compreso tra i 9,7 euro e i 21 euro a prodotto.

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