Curiglia con Monteviasco | 2 Dicembre 2022

La “guerra” di Piero, per sopravvivere a spopolamento e mancanza di servizi

Gli abitanti della frazione di Curiglia con Monteviasco fanno una pubblica riunione del “borgo”, raccontadosi. Manifestano opportunità e bisogni perché “non c’è solo Monteviasco”

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Abbiamo deciso di titolare questo documento filmato senza fronzoli stilistici e pretese “La guerra di Piero” perché ci sembrava il “mood” più giusto per raccontare un manifesto pacifico – al pari di quello di Fabrizio De Andrè con la sua celebre canzone – enunciato da alcuni abitanti della frazione di Curiglia con Monteviasco che hanno deciso di raccontarsi in maniera pacifica.

Anche in questo posto non si arriva con le auto, non esistono, fatto salvo per un paio di trattori che raggiungono il borgo attraverso una speciale stradina. Diversamente, si sale a piedi inerpicandosi per una mulattiera dopo aver attraversato un ponte che sarà oggetto di lavori prossimamente.

Non c’è solo Monteviasco

Il primo messaggio passato dalla speciale accoglienza, è che non esiste solo Monteviasco con il blocco della sua funivia come argomento sul tavolo. A dirlo, tra le altre cose, sono proprio i responsabili dell’associazione di promozione sociale “Monteviasco Borgo e Natura”, capaci in questi anni di fare rete con altri cittadini ed associazioni.

I primi, dunque, a riconoscere che la frazione di Piero merita eguale considerazione per una serie di necessità ma anche di opportunità ed analogie, sono proprio il presidente dell’associazione Marco D’Agostino e la vicepresidente Laura Xota.

Un po’ di storia, un po’ di futuro

Difficile dire con precisione quale sia l’origine di Piero: qualcuno racconta che il fondatore fu un soldato del Seicento che si rifugiò da queste parti per sfuggire alla peste, ma è negli anni ’60 e ’70 che questa area assunse un certo fascino, quando da Milano passavano da queste parti in cerca di una “comune” per provare stili di vita hippy. Niente strada, niente mezzi di trasporto, case aperte, condivisione, acqua pura, natura incontaminata.

Da Brera i “giovinotti” raggiungevano questi luoghi ma il posto “aspro” ben presto ha fatto selezione e su, come sempre avviene, rimane solo chi lavora la terra o/e chi bada agli animali che danno cibo se il buon Dio lo concede. A proposito, vi è anche una chiesetta munita di sedie “da salotto”, quelle che ognuno portava da casa propria per ascoltare la messa due volte l’anno. Poi anche i curati si fanno anziani, la salita è molta con una strada male in arnese… “neanche un prete per chiacchierar”, cantava Paolo Conte.

Del futuro di questa frazione, invece, della resilienza di questi abitanti, hanno discusso attorno ad un caldo camino come in una sorta di “riunione di condominio”, alcuni affezionati residenti. Nessuna polemica, piuttosto un invito agli enti a rilanciare questo “pezzo” di montagna che di sabato e domenica è popolato di camminatori che arrivano da ogni dove. «Il centro è qui», dicono mentre scoppietta la legna nel fuoco, “è un piccolo borgo che si fa città”.

Piero fa così da “cicerone” di questi posti agli stranieri, acciaccato ma “con il vestito buono della festa” nel fine settimana. Fanno promozione, alle volte sono la prima porta di ingresso in Italia per chi scende dalle montagne passando per la Svizzera. A chi crede, poi, che Piero non sia un paese per giovani, va rammentato che qui ci sono bambini ed adolescenti: due vanno alla scuola primaria, uno frequenta la scuola secondaria di primo grado e vi è anche chi va alle scuole superiori.

I bisogni, le opportunità di una frazione di montagna

Le necessità sono un bus che arrivi fino alla stazione di Ponte di Piero almeno una volta al giorno. Da lì a Piero sono 10 minuti di cammino. Oggi il bus di linea porta fino a Curiglia ma, per chi non ha l’automobile, è proibitivo poi fare la SP6 a piedi, magari in condizioni di oscurità.

Ora è possibile prenderlo a Lozzo, praticamente nella valle dietro per raggiungere la quale ci vuole un’ora di cammino in un sentiero che è ugualmente proibitivo d’inverno, che per giunta passa accanto ad una frana. Della vicenda si è occupato anche il Difensore civico Regionale di Regione Lombardia, il quale ha chiesto aiuto all’Agenzia di Trasporto Pubblico Locale (TPL).

Servono poi luci sul piazzale dove si parcheggiano le auto a Ponte di Piero o, almeno, accanto alla funivia perché da lì, per diverse centinaia di metri, è tutto buio il percorso. La staccionata merita un importante ripristino. Un cartello affisso dalle autorità comunali invita a non appoggiarsi su questo indispensabile ausilio che costeggia la mulattiera che permette di salire in paese.

Le opportunità turistiche sono importanti, a partire dall’atteso rilancio degli antichi mulini di Piero ristrutturati con soldi pubblici negli anni ‘90, oggi inaccessibili a causa di una frana lungo il sentiero accaduta lo scorso anno. Oltre 20 persone, che diventano circa 50 in estate, resistono. Non lasciano la montagna. Non abbandonano casa loro, i propri animali, non vogliono cedere allo spopolamento ma la battaglia si fa sempre più dura. Una guerra, appunto. La pacifica guerra di Piero per continuare a vivere.

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