La stima completa dei conti economici trimestrali rilasciata dall’Istat, l’Istituto Nazionale di Statistica, conferma i valori di crescita generale dell’economia nazionale che erano stati rilasciati preliminarmente a fine ottobre.
Confermata l’espansione rispetto al trimestre precedente del Prodotto interno lordo, la crescita acquisita e gli aggregati principali della domanda interna; è, invece, negativo il contributo del valore aggregato della domanda estera netta alla crescita del Pil.
Dal punto di vista settoriale, continua la crescita del valore aggiunto dei servizi – al sesto trimestre consecutivo in positivo – soprattutto per il contributo del settore del commercio, quello dei trasporti, degli alloggi e della ristorazione. In diminuzione, invece, l’apporto di agricoltura, industria in senso stretto e costruzioni.
In termini di lavoro, rimangono stazionarie le ore lavorate, mentre calano leggermente le unità di lavoro, le posizioni ed i redditi pro-capite.
Prodotto interno lordo
Durante il terzo trimestre di quest’anno il valore del Pil [1] è cresciuto sia in termini congiunturali [2] che tendenziali [3], in una misura dello 0.5% e del 2.6%, rispettivamente. La variazione acquisita per l’anno corrente è del +3.9%.
In un confronto con altri paesi, la crescita congiunturale del Prodotto interno lordo nazionale posiziona l’Italia dopo gli Stati Uniti (+0.6%), ma prima di Germania (+0.3%) e Francia (+0.2). Da un punto di vista tendenziale, invece, è la crescita del Pil italiano ha posizionarsi prima di quella americana (+1.8%), tedesca (+1.1%) e francese (+1.0%).
In termini complessivi, il Pil dell’eurozona nel terzo trimestre 2022 è cresciuto dello 0.2% rispetto al trimestre precedente e del 2.1% rispetto al terzo trimestre 2021.
Domanda nazionale ed estera
Dal lato della domanda, hanno contribuito positivamente le esportazioni di beni e servizi (+0.1%), gli investimenti fissi lordi (+0.8%) e i consumi finali nazionali (+1.8%). Importante anche la crescita delle importazioni di beni e servizi, pari al +4.2%.
All’interno dei consumi finali, la spesa delle famiglie residenti e delle ISP, le Istituzioni Sociali Private, ha contributo con un +2.5%, mentre quella delle AP, le Amministrazioni Pubbliche, ha mostrato un decremento dello 0.2%.
In termini di investimenti fissi lordi, la crescita è stata determinata soprattutto dalla voce di spesa “impianti, macchinari e armamenti” (+4.1%); crescita a cui la componente dei mezzi di trasporto ha contribuito per il 10%. Negativo il contributo della spesa per abitazioni e quella per fabbricati non residenziali e altre opere, che hanno mostrato una riduzione dello 0.9% e del 1.8%, rispettivamente. Infine, sono rimasti invariati gli investimenti in risorse biologiche coltivate, mentre sono cresciuti dello 0.1% quelli in prodotti di proprietà intellettuale.
Aumento positivo anche per la spesa delle famiglie sul territorio economico (+2.2%), in termini di beni durevoli (+4.6%), semidurevoli (2.8%) e dei servizi (+3.1%); in negativo, invece, l’andamento della spesa per beni non durevoli (-0.3%).[4]
Valore aggiunto per settore
Il terzo trimestre mostra un andamento positivo del valore aggiunto dei servizi (+0.9%), a cui ha contribuito significativamente la voce “commercio, trasporto, alloggio e ristorazione” (+2.2%), seguita, tra gli altri, dall’apporto dei servizi di informazione e comunicazione (+1.4%), delle attività immobiliari (+0.6%) e di amministrazioni pubbliche, difesa, istruzione e sanità (+0.3%).
Andamento negativo, invece, per quel che concerne il valore aggiunto di agricoltura, silvicoltura e pesca (-1.4%), dell’industria (-0.9%) e delle attività finanziarie ed assicurative (-1.7%).[5]
Occupazione e redditi da lavoro
Le ore lavorate nel terzo trimestre si sono rilevate stazionarie a causa della riduzione di agricoltura, silvicoltura e pesca (-2.7%) e delle costruzioni (-1.6%) da una parte, e la crescita dell’industria in senso stretto (+1.4%) e la stabilità dei servizi dall’altra.
Le unità di lavoro sono diminuite dello 0.1%, principalmente a causa del calo di agricoltura, silvicoltura e pesca (-2.5%) e delle costruzioni (-1.1%). Andamento simile anche quello dei redditi da lavoro dipendente pro-capite, che si sono ridotti dello 0.3%.[6]
Figure e tabelle sono disponibili nella gallery. Fonte: Istat (2022), “III trimestre 2022 – Conti economici trimestrali”.
Per maggiori informazioni e dettagli: www.istat.it
[1] Il Pil è espresso in valori concatenati con il 2015 come anno di riferimento, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato.
[2] La “variazione percentuale congiunturale” indica la variazione percentuale rispetto al trimestre precedente.
[3] Con “variazione percentuale tendenziale” si intende la variazione percentuale rispetto al medesimo trimestre dell’anno precedente.
[4] [5] [6] Le percentuali riportate nel testo fanno riferimento alle variazioni congiunturali (i.e. rispetto al secondo trimestre 2022), per i dati relativi alle variazioni tendenziali fare riferimento a figure e tabelle presenti nella gallery, o disponibili sul sito Istat.
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