Italia | 30 Novembre 2022

Investito e ucciso da un camionista, il ciclismo italiano piange Davide Rebellin

Enorme il dolore di colleghi e tifosi per la tragica scomparsa del campione veronese, ritiratosi dal professionismo poco più di un mese fa. Tra le sue vittorie anche due Tre Valli Varesine

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Le ultime gare da professionista appena un mese fa, dopo una vita letteralmente passata in sella come corridore professionista e tante vittorie che hanno contribuito a rendere il suo il palmarès quello di un campione.

Un campione che oggi, però, non c’è più, perché un camionista lo ha strappato alla vita investendolo e uccidendolo mentre faceva ciò che più amava fare, ovvero pedalare: Davide Rebellin è morto a 51 anni, travolto dal conducente di un mezzo pesante (che sembrerebbe non essersi fermato dopo l’impatto) all’uscita da uno svincolo a Montebello Vicentino, e il mondo del ciclismo e dello sport italiano è di nuovo in lutto.

Due Tre Valli Varesine vinte, nel 1998 e nel 2011, ma anche un’Amstel Gold Race, tre Freccia Vallone, una Liegi-Bastogne-Liegi e una tappa al Giro d’Italia tra le tante corse messe a segno lungo una carriera – segnata anche da due anni di squalifica per doping (accuse dalle quali venne infine assolto) – iniziata nel 1992 e conclusasi alla Veneto Classic di quest’anno.

«Caro Davide, – è il messaggio lasciato dalla squadra nella quale ha militato in quest’ultima stagione, la Work Service – continua a pedalare, con lo stesso sorriso, lo stesso entusiasmo e la stessa passione di sempre. Non è così che avevamo immaginato insieme il futuro e non è giusto doversi arrendere così all’improvviso alla tua tragica assenza. In questo momento c’è solo tanto dolore nel dover dare l’addio ad un Campione e a un punto di riferimento per tutti noi. Alla tua famiglia, ai tuoi cari, ai tuoi amici e a tutti gli appassionati che come noi piangono in questo momento per te, vogliamo solo dire che ti immaginiamo in bicicletta, alla ricerca di nuove strade, nuove salite e nuove sfide anche lassù, in cielo».

«Aveva detto che avrebbe avuto ancora la forza per correre ma che a 51 anni gli sembrava decoroso appendere la bici al chiodo. Non ne ha avuto il tempo. Mi viene da dire: ma se davvero avesse, almeno per qualche mese, appeso la bici al chiodo ora non saremmo qui a piangerlo», ha scritto su Facebook l’ex CT della Nazionale Davide Cassani, in una delle molte espressioni di dolore condivise in queste ore da tifosi e colleghi.

Un dolore misto a rabbia, quello che emerge dai post social, per l’ennesimo episodio che non solo riapre, per molti, la ferita della morte di Michele Scarponi avvenuta in circostanze analoghe nel 2017, ma che dimostra nuovamente come la sicurezza sulle strade sia ancora un obiettivo ben lontano dall’essere raggiunto.

«La scomparsa di Davide – ha infatti commentato il presidente della Federciclismo Cordiano Dagnoni – ci ferisce profondamente per ben due motivi. Prima di tutto perché una tragica notizia vede coinvolto ancora una volta un ciclista. Pur non conoscendo ancora bene le dinamiche dell’incidente, è evidente che ancora molto bisogna fare in questo Paese riguardo la cultura del rispetto. Ci tengo a sottolineare che il nostro sport vive sulla strada, soprattutto in occasione degli allenamenti. È da tempo che la Federazione sollecita le Istituzioni ad intervenire con provvedimenti adeguati. Poi perché tocca un componente della nostra grande famiglia, che ci ha entusiasmato con le sue imprese e che ha corso nel gruppo fino ad un mese fa. La bicicletta era la sua vita, anche adesso che aveva deciso di smettere, ed è un destino beffardo quello che l’ha travolto».

Nei primi otto mesi 2022 sono stati 103 i ciclisti che hanno perso la vita sulle strade italiane (un dato a cui vanno aggiunti i decessi avvenuti a distanza di giorni o settimane negli ospedali dopo il ricovero), ha spiegato l’Associazione sostenitori Polstrada (Asaps) nel fornire questi numeri: «La scia di sangue sulle strade – commenta il presidente Giordano Biserni – purtroppo continua, con una particolare crudeltà anche per i ciclisti».

(Immagine di copertina dalla pagina Facebook Work Service Cycling)

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