Alto Varesotto | 24 Ottobre 2022

Alto Varesotto, le bollette colpiscono bar e ristoranti: «Aumenti quadruplicati in pochi mesi»

Le parole di Maria Pia Pieri, titolare de “La Bruschetta” di Rancio, e di altri gestori luinesi, come Paola De Martini del “Bar Centrale". I dubbi sul futuro pesano su privati e titolari di attività

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Come si comporteranno i prezzi di gas ed elettricità nei prossimi mesi, con l’inverno alle porte, rimane un tema caldo, fonte di incertezza per tutti.

«A settembre 2021 sono iniziati i rincari – spiega Maria Pia Pieri, titolare del ristorante-pizzeria “La Bruschetta” di Rancio Valcuvia -, fino ad arrivare ad oggi, con la guerra in Ucraina e le bollette che sono quadruplicate tra luglio e agosto di quest’anno. A settembre il costo è stato più contenuto, ma non sappiamo come andrà in futuro». La titolare de “La Bruschetta” prosegue: «Chi lavora con partita IVA, a differenza dei privati, non ha un tetto massimo ai prezzi».

Le stesse paure e preoccupazioni sono condivise da Paola De Martini dello storico “Bar Centrale” di Luino, da Luca Personeni del “Cubo – Cucina e Bottega” e da Alessandro e Paolo Oleksyuk del “Ristorante Branca” e del “Marconi 2.0”.

Un “price cap” temporaneo e dinamico (al gas) è stato proposto nelle scorse settimane dalla Commissione Europea, al fine di contenere la volatilità di prezzi, ma in una variante meno efficace e repentina di quella reclamata da diversi Stati membri, tra cui l’Italia, ed ancora in attesa di essere applicato.

In termini di aiuti alle imprese, sono stati prorogati fino al 31 marzo 2023 i contributi straordinari sotto forma di crediti di imposta del “decreto Aiuti ter”. Per le imprese “non energivore”, come nel caso della media di bar e ristoranti, il bonus è pari al 30% della spesa sostenuta per l’acquisto della componente energetica nei mesi di ottobre e novembre 2022.

«Nonostante questi bonus – spiega Maria Pia Pieri -, l’incertezza che stiamo vivendo si fa sentire maggiormente ora, rispetto a quella che abbiamo vissuto durante la pandemia. Oggi, non si mette in dubbio la possibilità di lavorare, ma il rischio è che i rincari vanifichino tutti gli sforzi fatti finora».

«Fortunatamente – continua la titolare de “La Bruschetta” -, il lavoro e l’impegno messi dal primo giorno di apertura del nostro ristorante hanno fatto sì che potessimo vivere questa situazione con una certa tranquillità, ma so che questa non è una fortuna che tutti stanno vivendo».

Il mercato domestico

Sul piano privato gli interventi di contenimento dei rincari, tra cui il passaggio da trimestrale a mensile della revisione delle tariffe per le bollette del gas e l’adozione dell’indice italiano (Psv) come parametro del prezzo dell’energia (abbandonando, quindi, l’indice Ttf della Borsa di Amsterdam), non sono ancora riusciti a calmare la situazione.

Infatti, l’aggiornamento provvisorio del prezzo del gas indicato da Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, indica comunque un significativo rialzo (+74%) rispetto alle ultime bollette (dato che andrà poi, comunque, confermato a novembre 2022 e che potrebbe comportare un costo finale maggiore, o minore).

Queste stime hanno ripercussioni dirette anche sul costo della luce, essendo metà dell’energia elettrica in Italia prodotta attraverso centrali termoelettriche a ciclo combinato alimentate a gas. Il rincaro in bolletta della luce fissato ad ottobre 2022 sarà però del 59% e non del 100%, grazie all’intervento eccezionale di Arera, che ha fatto slittare al prossimo trimestre parte dell’aumento pronosticato (aumento contenuto solo per i consumatori domestici in regime di tutela).

Caro bollette e caro vita

L’aumento dei prezzi non si è limitato alle bollette di luce e gas. Infatti, dopo un periodo di ribasso, i costi di benzina, gasolio, Gpl e metano auto tornano a salire come diretta conseguenza dell’aumento delle quotazioni internazionali del petrolio. Questo aumento è conseguente alla decisione presa ad inizio ottobre da Opec+ (il cartello dei produttori Opec più la Russia) di tagliare la produzione mondiale di greggio del 2%; una decisione di natura politica, in vista delle attuali tensioni internazionali e la concreta possibilità di una nuova recessione economica.

Fino al 30 novembre è invece stato prorogato il taglio sulle accise, che avrebbe altrimenti riportato in brevissimo tempo i prezzi di benzina e gasolio oltre i 2 euro al litro.

Come mostrano i dati di Arera e del Ministero della Transizione Ecologica, il rincaro dei prezzi dell’energia (in bolletta e non) è strettamente correlato ad un aumento del prezzo industriale delle materie prime, mantenendosi i costi secondari stabili, o addirittura azzerati dai tagli (come nel caso delle accise sul carburante, o degli oneri generali di sistema per luce e gas).

L’incremento del prezzo industriale delle risorse energetiche, riflettendosi in rincari su intere filiere produttive, reca con sé un inevitabile effetto domino di spinte inflazionistiche fino al prezzo finale di beni e servizi pagato dai consumatori.

Pandemia da Covid-19 e conflitto ucraino

Sebbene l’andamento generale al rialzo dei prezzi attuale sembri per certi versi simile a quello che individui, famiglie ed imprese hanno vissuto nel 2021, in realtà, le motivazioni alla base sono differenti.

Se da una parte il rincaro dei prezzi nel 2021 ha seguito un andamento “fisiologico”, per cui in seguito al “lockdown” si è verificata la ripresa delle attività produttive, così come la ripartenza della mobilità via terra e via aerea, generando una domanda di risorse a cui l’offerta ha faticato ad adeguarsi, dall’altra parte i rincari di quest’anno hanno motivazioni geopolitiche, come conseguenza della guerra tra Russia ed Ucraina.

Come indicato da Arera, nel 2021 la produzione di gas è cresciuta ovunque, tranne che in Europa ed Unione Europea (le uniche a registrare un dato negativo, pari al -3,3% e -9,1%, rispettivamente), in seguito alla naturale riduzione della produzione dei siti e a decisioni politiche, come quella del governo olandese di ridurre gradualmente la produzione interna di gas. Fatto che, nel 2021, ha mantenuto alta la dipendenza energetica italiana dalle importazioni (76%) e la Russia tra i primi fornitori.

Nel 2022, con il conflitto ucraino e le sanzioni economico-finanziarie imposte dall’Occidente alla Russia, la fornitura di gas russo si è ridotta drammaticamente, generando un significativo divario domanda-offerta di gas ed un aumento del prezzo della risorsa, ma non solo. Infatti, la domanda si è, almeno in parte, “spostata” su petrolio e carbone, accentuando altri divari e rincari dei prezzi.

Strategie future: tra “decoupling”, freno alla domanda e redistribuzione dei ricavi

Una delle possibilità per contrastare l’aumento dei prezzi di risorse e bollette consiste nel cosiddetto “decoupling”, ovvero il disaccoppiamento del prezzo del gas e di quello dell’energia elettrica. Accelerando l’entrata nel mercato delle energie rinnovabili (e perciò, incentivando la produzione di energia elettrica a partire da esse), si potrebbe sganciare il prezzo dell’elettricità da quello del gas e avere riduzioni delle bollette già nel breve termine.

Tuttavia, il passaggio è tutt’altro che semplice: l’ISPRED, l’Indice della transazione energetica verso fonti rinnovabili, ha toccato un nuovo minimo storico (-29% rispetto al quarto trimestre 2021), indicando una concreta difficoltà nel raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, sicurezza energetica, economicità e accessibilità all’energia.

Anche la Commissione Europea ha proposto un intervento di emergenza volto a ridurre il drammatico aumento dei prezzi.

L’intervento è articolato in due fasi. Una prima fase volta a placare il mercato, riequilibrando domanda ed offerta, tramite una riduzione diretta e “forzata” della domanda di energia elettrica in ogni Stato membro. Questo permetterebbe un decremento del prezzo dell’energia e della richiesta di gas.

La seconda fase prevede una redistribuzione degli “utili in eccesso” dei produttori di energia (soprattutto dei cosiddetti “inframarginali”, ovvero le aziende che producono energia tramite fonti meno onerose, in termini operativi, rispetto a quelle “marginali”), al fine di ridurre concretamente le bollette dei consumatori.

Come annunciato da Stefano Besseghini, presidente di Arera, «è importante tenere in considerazione anche l’attuazione di politiche di risparmio energetico personale, nonché di investimenti in termini di efficienza energetica, o di capacità di soddisfare il proprio fabbisogno in autoconsumo. Si tratterebbe di una strategia individuale che avrebbe un impatto positivo immediato, così come in un’ottica di medio-lungo termine».

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