Dumenza | 19 Ottobre 2022

Dumenza, al volante senza assicurazione ma a causa di una truffa: due a processo

Imputati un 60enne e una 34enne di origine campana. La persona raggirata scoprì tutto dopo un posto di blocco e andò dai carabinieri a denunciare il fatto

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All’alt della polizia locale lungo una strada di Dumenza le venne chiesto di mostrare il tagliando assicurativo per l’auto su cui viaggiava. A quel punto la donna al volante scoprì di essere senza assicurazione, pur essendosi premurata, dopo l’acquisto della nuova macchina, di sottoscrivere un contratto, contattando una compagnia tramite internet.

La donna era stata raggirata ma sul momento non se n’era accorta, salvo poi scoprire la realtà dei fatti dopo quel normale posto di blocco, a seguito de quale si recò dai carabinieri del paese per denunciare l’accaduto.

Le successive indagini hanno portato al rinvio a giudizio, per truffa consumata online, di due persone: un sessantenne e una trentaquattrenne, originari di Napoli e di Pozzuoli, difesi nel procedimento in corso in Tribunale a Varese dagli avvocati Oskar Canzoneri e Jennifer Brancè.

La 34enne è da tempo irreperibile, si è appreso ieri in aula, ma era intestata a lei la carta Postepay utilizzata per ricevere il pagamento riguardante la sottoscrizione della polizza al centro della vicenda. Pagamento dopo il quale alla vittima della truffa era stato inoltrato “via WhatsApp” il documento con la polizza. «Metodo inusuale», ha spiegato in udienza uno degli operanti che si erano occupati delle indagini.

Lo stesso operante ricostruì in rete l’attività della presunta compagnia assicurativa, partendo dal numero di cellulare di chi aveva emesso la polizza, e passando poi per il sito web della società. Il numero di cellulare inserito nel motore di ricerca portò al collegamento con il sito di una seconda compagnia, già oscurato per l’attività sospetta e già al centro di indagini partite dai riscontri di una verifica svolta dall’istituto di sorveglianza delle società assicuratrici.

L’ultimo passaggio, ha spiegato ancora l’operante, era stato fatto consultando la società contattata per l’apertura del sito utilizzato per le truffe, e aveva permesso ai carabinieri di risalire all’identità del sessantenne. Il verdetto del giudice arriverà in primavera.

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