Arcisate | 2 Agosto 2022

Arcisate, «Il lago Cicogna sta morendo»: l’appello di Legambiente Valceresio

La siccità sta prosciugando ancora di più lo specchio d’acqua già in sofferenza da anni per mancanza di manutenzione: «Invitiamo le amministrazioni locali a occuparsi del tema»

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«SOS, il lago Cicogna sta morendo»: si apre con queste parole l’appello lanciato, anche a nome dei cittadini del territorio, dal comitato di Legambiente Valceresio all’amministrazione comunale di Arcisate e alla Comunità Montana del Piambello.

Si tratta, come spiega l’associazione presieduta da Sergio Franzosi, di una vecchia peschiera del Seicento utilizzata dai conti Cicogna per prestigio, diletto e svago, giunta quasi intatta fino agli anni ’60. Poi la cava sovrastante, successivamente bloccata dalla regione Lombardia per la sua pericolosità, disboscando i pendii a monte ne ha causato, con il dilavamento di sabbie, un progressivo e lento riempimento con limo e sabbie del fondo lacustre. Con l’interruzione, inoltre, del flusso di alcuni torrentelli affluenti, lo specchio d’acqua ha iniziato a soffrire sempre di più, dato il fondale basso e a rischio.

Negli anni ’90, la collaborazione tra Legambiente Valceresio e l’ente montano aveva portato all’esecuzione di una serie di lavori e manufatti nell’area del lago Cicogna, in modo tale da migliorarne la fruibilità, tentando anche un intervento sul fondale con lo scopo di evitare l’impaludamento. Ma la mancanza di manutenzione ha fatto sì che tutte le opere effettuate andassero verso la decadenza.

Due le proposte fatte dall’associazione, allora, come spiega il presidente Franzosi per cercare di tenere in vita il lago: la manutenzione volontaria a titolo gratuito della zona, con la predisposizione di una convenzione – considerato anche che un comodato aveva restituito al pubblico l’area, in precedenza privata – e la prosecuzione del lavoro di approfondimento dei fondali, con le varie opere idonee al mantenimento del prezioso stagno. Con il riordino delle province negli anni 2000, però, la Comunità Montana si è ritrovata privata di numerose risorse e il progetto non ha potuto fare altro che rimanere sulla carta, incompiuto.

«Da allora – prosegue Franzosi – nessuna amministrazione se ne è più occupata. Ora, come è evidente dalle foto (in galleria, ndr), si sovrappone il cambiamento climatico causato dall’imperizia umana e i risultati sono quelli visibili». Ecco perché gli abitanti si sono rivolti all’associazione chiedendole di appellarsi alle autorità per fare qualcosa per salvare il lago Cicogna.

«È certo che il prosciugamento sia dovuto all’eccezionale (ma prevedibile) ondata di siccità a causa del cambiamento climatico, ma – aggiunge il presidente del comitato valceresino di Legambiente – sottolineando che sarebbe stato meglio prevenire nel senso sopraesposto, gradiremmo una seria e reale presa di coscienza e posizione delle amministrazioni locali e sovralocali perché si possa, e si debba, recuperare per il futuro questa preziosa risorsa idrica, storica e ambientale studiando opportuni, anche se costosi interventi. L’acqua è una risorsa limitata, fonte di vita indispensabile e poca, quindi va assolutamente previsto un piano di studi e azioni locali e sovralocali per evitare un possibile futuro disastro totale per la sua mancanza».

«Invitiamo caldamente le amministrazioni locali a occuparsi del tema e, contemporaneamente, della tutela e dell’ampliamento delle zone di protezione dei pozzi, delle sorgenti, delle falde idriche e delle zone umide presenti sul territorio. Abbiamo una sola terra, – conclude Franzosi – non esiste un’altra terra al di fuori di questa e non esiste altra acqua».

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