A cura di Johnny Peck e Katrina Kittel (Università del Newcastle) – Anche Peck era australiano e come mio padre Colin Booth, si trovava in una fattoria vicino a San Germano Vercellese.
Dopo l’armistizio italiano di settembre, fuggì di nuovo. Era determinato ad aiutare i compagni di prigionia, prigionieri di guerra come lui. In quel periodo, incontrò molti italiani che volevano fare la stessa cosa e perciò costruì una vasta rete di aiuti, organizzata dai prigionieri di guerra.
Peck entrò in stretto contatto con Oreste Ferrari, che viveva a Luino. Bianca Rossi (fidanzata di Peck) di Buronzo fece conoscere i due uomini, i quali diventarono molto amici e inventarono personaggi e travestimenti di fantasia. La rete di Peck e Ferrari comprendeva contatti a Luino, Como, Bellano, Domodossola e Pallanza.
I due si accordarono con le guide: ottennero biglietti ferroviari e Peck collaborò con i Comitati di Liberazione Nazionale (CLN) locali. Peck divenne un partigiano. Un suo compagno partigiano era Lupano, di cui Peck si fidava.
La base delle sue attività militari con i partigiani era Luino e contribuì a far saltare le gallerie di Asino e Luino, a far deragliare treni di truppe, a far saltare linee ferroviarie e ponti, a distruggere la fabbrica di paracadute di Cremenaga, ad attaccare gli armamenti del CEMSA a Saronno.
Peck viene arrestato a Luino, torturato e picchiato. Fu mandato a San Vittore a Milano dove riuscì a fuggire. Il 15 maggio 1944 attraversò il Maggiore per raggiungere Intra e i partigiani lo portarono in Svizzera al Monte Limidario il 22 maggio. Successivamente, Peck conosce Frank Jocumsen, prigioniero di guerra, che diventa braccio destro di Cino Moscatelli.
Il 5 agosto 1944 Peck si prepara a rientrare in Italia per continuare il sabotaggio e lo spionaggio, come ufficiale di collegamento britannico con i partigiani e si unisce alla 2ª Divisione Garibaldi.
Peck assunse il comando di un battaglione patriota, non comunista, che chiamò brigata Lombardia nella Divisione Valdossola. Gli fu anche chiesto di comandare due battaglioni della Brigata Matteotti con più di 700 uomini. Il suo superiore era Dionigi Superti.
Peck si impegnò negli assalti al nemico fino all’ottobre 1944, il 23 ottobre Peck e Superti dovettero ritirarsi in Svizzera. Peck era rispettato anche da “Nebbia”, Claudio Perazzi.
Della vicenda di “John Peck ed Oreste Ferrari, eroi della Resistenza luinese”, ne aveva parlato anche il professor Giovanni Petrotta, in occasione della Festa del XXV Aprile del 2018.
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