Chi stabilisce un rapporto intenso con la lettura spesso ha bisogno di molto tempo per sé, perché è dalla solitudine che prende forma il piacere. Ma la lettura, ovviamente, è anche altro. Per esempio condivisione, soprattutto nei contesti in cui l’isolamento rischia di giocare brutti scherzi. E a quel punto la via per iniziare a sfogliare pagine e entrare nelle storie diventa quella dell’incontro.
Ed è proprio dall’idea di stabilire nuovi punti di contatto per dialogare che alla Fondazione Monsignor Comi di Luino è nato il progetto culturale “Liber a Mente Comi”, intuizione del Cda e del presidente Gianluca Vissi, colta e messa in movimento dal magistrato-scrittore Giuseppe Battarino, giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Varese.
E mentre le prestazioni offerte dalla Fondazione guidata dal dg Danilo Benecchi si spostano verso l’esterno, con una presenza costante sul territorio, sintetizzata tra i vari servizi dal concetto di “rsa aperta”, studiato per sostenere la permanenza al domicilio di persone affette da demenza, fornendo loro assistenza specializzata, dentro la struttura arriva una biblioteca composta da cento volumi.
Cento più uno, il saggio firmato da Battarino insieme al filosofo Stefano Binda, intitolato “Emergenza non eccezione” (L’Ornitorinco Edizioni), recentemente dato alle stampe e incentrato sulle implicazioni dell’emergenza pandemica e su ciò che il covid ci ha lasciato in eredità, sotto il profilo giuridico, economico, politico, nel mondo dell’informazione e in quello del lavoro.
Centouno volumi, quindi, donati in parte dal magistrato – rientrato a Varese esattamente dodici mesi fa, dopo sei anni trascorsi a Roma, dove era stato chiamato a collaborare con la Commissione parlamentare sulle ecomoafie – e in parte da alcuni colleghi del Tribunale di piazza Cacciatori delle Alpi.
Ma perché Luino? «Perché di Luino sono stato l’ultimo pretore e perché da allora (erano i primi anni novanta, ndr) non ho mai smesso di amare questa città e di chiedermi come poter fare del bene, da luinese per i luinesi», ha spiegato lo stesso giudice, ospite ieri pomeriggio della rsa di via Forlanini per presentare il progetto incentrato sui libri e sulla lettura, che arriva a seguito di altri omaggi del giudice per la comunità del Comi, risalenti agli anni della pretura. Un progetto che è ancora un cantiere aperto, da riempire di idee e iniziative per coinvolgere gli anziani della Fondazione. Uno di loro, presente in sala, accanto a tanti sindaci dell’alto Varesotto e alle autorità locali, ha acceso con una frase la scintilla che ha spostato l’introduzione sul piano sentimentale.
«”Amo Luino come mia madre”, mi ha detto il cavalier Gianni Lusa (ex presidente SOMS, oggi ospite del Comi, ndr), e mi ha fatto pensare all’amore che provo per questa città – ha ammesso il magistrato – un sentimento che, in assenza di un legame materno, può essere paragonato a qualcosa da costruire con cura, giorno per giorno». Come le parole selezionate con attenzione, lavorate, tagliate – se necessario – e sostituite, che alla fine formano una storia.
E a proposito di storie, quanti giri devono compiere per arrivare a destinazione? Altro spunto, altra riflessione: per il momento le storie si fermano qui, in uno spazio interno alla rsa della città lacustre; uno spazio da allestire e da pensare, come detto, ma che sicuramente sarà luogo di incontro, ha precisato il magistrato: «Un luogo dove raccontarci storie, invitando a partecipare chi sta fuori e, viceversa, portando all’esterno il valore di questo progetto».
«C’è una bella pagina di Piero Chiara dedicata all’anziano padre – ha aggiunto infine Battarino, soffermandosi sul senso della donazione – che invecchiando inizia a liberare la propria casa. Preleva le sue cose per darle agli altri, riducendo i propri averi all’essenziale». Un pò come i libri al centro di questa iniziativa, spostati da un luogo all’altro, ma di fatto nuovamente a casa, grazie a chi li utilizzerà e li sfoglierà, per avere poi delle storie da condividere. Per il gusto di raccontare. Un po’ come quegli uomini che dopo aver peregrinato a lungo, in cerca di fortuna, tornavano al Caffè Clerici a far rivivere le loro vicende, gonfiandole, romanzandole, trasformando le disavventure in imprese. Per il gusto di raccontare.
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