Con i freni di emergenza liberi di funzionare, e dunque non bloccati dagli ormai noti “forchettoni”, lasciati volutamente inseriti lungo la cabina 3, come dichiarato dal caposervizio Gabriele Tadini, uno dei principali indagati, non si sarebbe arrivati alla strage del 23 maggio 2021, quando la cabina precipitò lungo la linea della funivia Stresa – Mottarone, andando poi a schiantarsi tra gli alberi dopo un salto nel vuoto, che portò alla morte le 14 persone a bordo.
I freni, infatti, in condizioni normali, sarebbero entrati in funzione alla rottura della fune traente, che di suo era particolarmente deteriorata a causa della manutenzione carente.
E’ quanto emerge dalla relazione intermedia redatta dagli esperti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che, tramite la commissione d’indagine istituita dopo la tragedia, hanno lavorato per 12 mesi su documenti e testimonianze, giungendo alle conclusioni ora rese note e contenute in un documento di 34 pagine, che va a toccare gli stessi temi che verranno poi ripresi dalle perizie commissionate, via incidente probatorio, ai consulenti nominati dal giudice per le indagini preliminari. Gli esiti su questo fronte sono attesi per giugno; a luglio il confronto in aula tra le parti.
Tra le cause individuate dai periti ministeriali vi è anche l’assenza di un sistema di gestione della sicurezza con l’individuazione di ruoli e responsabilità organizzative, unita ad altre cause strettamente connesse al “fattore umano“: inadeguata formazione e consapevolezza dei ruoli svolti dal persone di esercizio.
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