Cuveglio | 18 Maggio 2022

Cuveglio, caso albergo “San Giacomo”: «Non tutti gli anziani erano autosufficienti»

In Tribunale, per il processo sulla gestione della struttura, parla un’ex dipendente che si occupava di vestire e lavare gli ospiti. I farmaci? «La responsabile era la dottoressa»

Tempo medio di lettura: 2 minuti

Tra i circa trenta anziani dell’albergo San Giacomo di Cuveglio, sgomberato dai carabinieri di Cuvio a inizio 2017, su ordine della Procura di Varese, alcuni necessitavano di essere seguiti quotidianamente per l’igiene personale, per i pasti e per vestirsi.

Lo ha affermato in Tribunale a Varese un’ausiliaria socio assistenziale assunta nell’estate del 2016, prima che scoppiasse il caso che ha portato la Procura ad indagare sulla tipologia di servizio erogato dall’albergo, e poi ancora a chiedere il rinvio a giudizio del responsabile della cooperativa che lo gestiva e di due collaboratori, oggi a processo per esercizio arbitrario della professione medica (qui i dettagli).

Non tutti gli ospiti erano quindi autosufficienti, a differenza di quanto dichiarato durante le indagini dal responsabile dell’albergo. La struttura pur essendo in ottime condizioni, come rilevato durante i sopralluoghi dei carabinieri e di Ats, non avrebbe potuto – secondo la tesi accusatoria – occuparsi di prestazioni di carattere socio sanitario, perché sprovvista delle apposite autorizzazioni. Per questo l’Ats diffidò la cooperativa dal proseguire l’attività. Ci fu un ricorso al Tar – respinto – e poi arrivò il sequestro disposto dalla magistratura.

All’interno dell’albergo venivano somministrati farmaci? Ha chiesto il pubblico ministero in aula all’Asa, oggi dipendente di un’altra struttura dell’alto Varesotto. «Era una dottoressa (un medico di base del territorio, ndr) ad occuparsi dei farmaci, io facevo altro», ha risposto la donna, precisando però che alcuni ospiti assumevano autonomamente le loro pastiglie. Una di loro dichiarò invece agli inquirenti di essere stata obbligata ad assumere farmaci, e dalle sue dichiarazioni è scaturita l’ulteriore accusa di violenza privata.

All’interno dell’albergo c’era un armadio per i farmaci, una sorta di piccola farmacia, ha confermato la testimone rispondendo alle domande del pm. Ma era sempre la dottoressa – che coordinava il gruppo di assistenti – ad occuparsene. La questione delle terapie potrà essere nuovamente affrontata nella prossima udienza, con l’esame di altri testimoni (tra cui due assistenti sociali e due ex dipendenti) e degli imputati, difesi dall’avvocato Massimo Vaglio. Si tornerà in aula a febbraio.

© Riproduzione riservata

Vuoi lasciare un commento? | 0

Lascia un commento

"Luinonotizie.it è una testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del tribunale di Varese al n. 5/2017 in data 29/6/2017"
P.IVA: 03433740127
Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com