(a cura di Valerio Montonati – Agronomo) Sfruttando la bella stagione passata (!) ho avuto modo di fare qualche camminata sulle montagne di casa e lungo le aste dei torrenti e torrentelli che ne discendono le pendici a cercar spugnole e a guardar boschi con le fioriture primaverili che li contraddistinguono in questo periodo stupendo di rinascita della natura.
Salendo verso la Chiusarella intorno al 20 gennaio, osservando le precoci fioriture di primule, mi sono accorto della numerosa presenza nel bosco di ciliegi di grandi dimensioni che, un tempo, avrebbero certamente attirato l’attenzione di boscaioli e falegnami dato che il suo legno, scuro e pregiato, era molto utilizzato per la realizzazione di mobili di vario genere (in famiglia conserviamo la credenza in ciliegio e vetratura verde fatto dal mio nonno paterno già falegname presso l’Aermacchi di Masnago) mentre, attualmente, sembrano non suscitare più alcun interesse e così, esemplari vetusti con tronchi ben slanciati fin dal colletto, rischiano di morire e marcire in piedi nella selva dimenticati insieme a frassini, pini silvestri, querce, carpini e tratti di antichi castagneti, anch’essi abbandonati al loro destino.
Nelle settimane successive ho avuto modo di osservare fioriture abbondantissime di Anemone nemorosa, di pervinca (Vinca major) e Scilla bifolia che, insieme alle primule, hanno tappezzato larghissimi tratti di sottobosco, di giardini alberati e prati domestici o naturali su rive e rivette recenti o storiche sostenute da mirabili muretti a secco.
Dalla fine di marzo, dopo una camminata sulla pista per il forte di Orino dove sono inorridito nel vedere il perdurare della devastazione dell’ultimo ”Fortunale” del 2020 (ma gli abeti sradicati verdi non potevano essere messi sul mercato con profitto vista anche la penuria ed i prezzi dei materiali legnosi da costruzione? Invece no, tutto lì a marcire!), ho cominciato a sbirciare in qualche tratto fresco al margine di torrentelli come il Vellone tra frassini, carpini e fioriture di Lathyrus vernus alla ricerca delle prime spugnole senza risultati benché si sentisse di ritrovamenti verso Brinzio e in Svizzera.
Eppure il clima temperato, benché assolutamente asciutto dato il perdurare della siccità, ormai consueta nei nostri inverni, sembrava propiziare abbondanti “buttate”. Nei giorni scorsi ho voluto insistere senza risultato ma, guardandomi bene intorno e, specialmente, le chiome degli alberi, mi sono accorto che alcune specie, come il frassino maggiore, fossero ancora nella fase di germogliazione delle foglie, questo, insieme all’ambiente assolutamente asciutto mi ha fatto riflettere sul fatto che questi Ascomiceti, benché funghi saprofiti, si facessero ancora desiderare.
Infine all’ennesima uscita, dopo le prime piogge consistenti tra venerdì 22 e sabato 23 aprile, sono riuscito a trovare i primi esemplari di Morchella vularis, segno che in questo caso, la sufficiente disponibilità di acqua nei substrati organici presenti nel terreno sia effettivamente determinante per stimolare la fruttificazione di questi funghi anche se, personalmente, non escluderei la partecipazione attiva di alcune specie arboree magari mediante l’emissione di essudati radicali in grado di stimolare la flora fungina circostante anche se non direttamente in simbiosi con le radici dell’albero.
La stagione, quindi, è davvero cominciata, speriamo ora che il clima ci venga incontro con abbondanti piogge primaverili [così attese dagli agricoltori del nord Italia obbligati perfino ad irrigare le colture autunno – vernine come frumento ed orzo che in questa stagione, dopo la levata, presentano altre fasi fenologiche determinanti per la produzione finale delle cariossidi come : spigatura – impollinazione e fioritura – fecondazione – formazione della cariosside e progressiva maturazione (lattea, cerosa, fisiologica e piena)] lasciando poi spazio ad una calda estate portatrice di abbondanti raccolte di funghi.
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