Varese | 5 Aprile 2022

Laveno, “Era come un padre affettuoso”. Ora è a processo per maltrattamenti

L'accusa per l'uomo, un 50enne, è di aver ripetutamente picchiato e umiliato una delle figlie della compagna. Imputato anche l'ex marito, ma per violenza sessuale

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Un ex marito dedito all’alcol e al gioco; il nuovo compagno – che a sua volta diventerà “ex” – cattivo e manesco con quelle figlie che non erano sue, perché nate dalla precedente relazione della donna, testimone del disagio e dei presunti comportamenti vessatori nel processo a carico dei due uomini, in corso in tribunale a Varese.

L’accusa per l’ex marito è di violenza sessuale, e riguarda un episodio che sarebbe avvenuto quando una delle sue due figlie, la primogenita, aveva poco più di due anni; il cinquantenne con cui la donna aveva scelto di iniziare una nuova vita, prendendo casa a Laveno, è invece accusato di maltrattamenti: insulti, umiliazioni con riferimenti all’aspetto fisico della bambina, che soffriva di obesità, ma anche pugni e schiaffi, stando all’accusa; tutte conseguenze delle esplosioni di rabbia a cui l’uomo si sarebbe lasciato andare in più occasioni, quando la giovane disubbidiva alle regole familiari, rifiutandosi ad esempio di apparecchiare la tavola o di lavare i piatti.

Accuse infondate secondo i testimoni sentiti ieri in aula. «Lui si prendeva cura delle bambine trattandole come delle figlie», ha spiegato una ex amica della coppia che frequentava la loro abitazione tra il 2012 e il 2018 (i fatti contestati risalgono al 2007 e al 2016). «A volte c’erano dei rimproveri -ha aggiunto ancora la donna – ma erano a fin di bene. Erano dei richiami per far sì che la bambina rispettasse le regole». Sentita in udienza l’ex compagna dell’imputato ha confermato questa versione, fatta eccezione per un singolo episodio in cui il cinquantenne sarebbe davvero passato alle maniere forti insieme a sua madre, settantuno anni, a sua volta imputata per il reato di maltrattamenti.

Il pubblico ministero ha però fatto notare alla donna, sentita in veste di testimone, che ai carabinieri della città aveva dichiarato cose diverse, affermando che la sua seconda relazione era terminata proprio a causa dell’indole violenta del convivente, nonché secondo marito. Quanto al padre biologico delle bambine, la donna ha ricostruito davanti ai giudici l’episodio della presunta violenza, che sarebbe avvenuta in un momento di scarsa lucidità dell’uomo, tornato dal lavoro visibilmente alterato, dall’alcol e forse anche da qualche altra sostanza.

“Ricordo che era sul balcone insieme alla piccola. A un tratto ho sentito la bambina gridare, mi sono precipitata fuori e lì ho visto che lui la stava annaffiando con una canna dell’acqua”. Con quella stessa canna l’odierno imputato avrebbe poi stimolato le parti intime della bambina, che quella sera fu accompagnata da entrambi i genitori all’ospedale perché la mamma, dopo averla lavata e preparata per dormire, aveva notato una perdita di sangue sulle mutandine. «In ospedale – ha affermato la testimone – lui si è ripreso dalla sbronza e ha detto che non si ricordava più quello che era successo poche ore prima in casa».

Chiuso il dibattimento, toccherà ai difensori esprimersi sulla dinamica dei fatti e sull’esatto numero degli episodi avvenuti. Poi la parola passerà ai giudici per la sentenza.

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