Luino | 3 Aprile 2022

Luino, il messaggio domenicale di don Sergio: «Lo riconobbero»

Come sottolinea il prevosto, l’episodio della risurrezione di Lazzaro è un preludio della Pasqua. «L’atto di fede precede il miracolo: certezza che Dio non abbandona»

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(don Sergio Zambenetti) Il cammino verso la Pasqua continua e i prossimi giorni ci porteranno alla Domenica delle Palme, inizio della Settimana Santa, che nella liturgia ambrosiana è chiamata “autentica”.

Il Vangelo di questa quinta domenica di Quaresima, con la descrizione della risurrezione di Lazzaro compiuta da Gesù è un preludio al mistero della Pasqua.

Ciò che avvenne a Betania rivela da una parte l’umanità di Gesù e dall’altra la sua divinità. L’umanità espressa dal turbamento e dal pianto di Gesù di fronte al dolore di Marta e Maria e di fronte alla tomba dell’amico Lazzaro. Tale umanità fa sentire Gesù molto vicino a noi quando sperimentiamo il dramma della morte e specialmente di quella di qualcuno che ci è caro, ma anche di chi viene privato della vita a causa di violenza o di guerra.

Le sorelle di Lazzaro rimproverano a Gesù il ritardo nell’intervenire, ma sanno che Egli ugualmente può fare qualcosa perché, dice Marta: “Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, Dio te la concederà”. In questa affermazione c’è il riconoscimento di una relazione profonda di Gesù con Dio, che poi sfocerà nella professione di fede di Marta: “Sì, o Signore, io so che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo”.

L’atto di fede precede il miracolo della risurrezione di Lazzaro e non può essere che così, infatti la fede dice affidamento, aggrapparsi, salto nel buio, nella certezza che Dio non abbandona. È il salto che hanno compiuto anche i discepoli di Emmaus, dopo averlo ascoltato lungo la via mentre spiegava le Scritture e dopo averlo visto spezzare il pane. Era lo stesso che li aveva accompagnati per quel tratto di cammino e che loro non avevano subito riconosciuto. Dovevano imparare a credere nella sua Parola e a quel gesto che li riportava al giovedì dell’Ultima Cena, dove Gesù aveva deciso di dare tutto se stesso, perché tutti avessero la vita in abbondanza.

L’incontro con Gesù ci aiuti a respirare l’aria spirituale del Vangelo, che ci fa uscire dalla tomba del male e ci apre alla vita, cosa che è già iniziata con il nostro battesimo.

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