Canton Ticino | 29 Marzo 2022

Furti, truffe agli anziani e traffico di opere d’arte: il bilancio dei reati patrimoniali in Ticino nel 2021

Su oltre 3mila furti, diversi quelli effettuati da bande di nomadi provenienti dall’Italia. Svariati anche gli episodi di raggiro con bottini da migliaia di franchi

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Sul fronte della lotta ai reati patrimoniali nel Canton Ticino, il 2021 ha visto un numero relativamente stabile di tali reati: valori bassi riconducibili all’attuale situazione pandemica.

Nel corso dello scorso anno sono stati registrati 3.499 furti (di cui 576 di veicoli), un numero che segna solo un lieve incremento dell’1.8% (+63 casi rispetto al 2020) e che risulta nettamente inferiore ai 4.540 registrati nel 2019. La progressione è stata tuttavia costante nel corso dell’anno e gli ultimi mesi hanno segnato cifre di poco inferiori alla situazione precedente l’emergenza coronavirus.

Escludendo i furti nei veicoli (576, -5%), quelli con scasso sono ulteriormente scesi a 683 (-21%), mentre quelli senza scasso sono aumentati a 1.905 (+14%). Le incursioni nelle case sono scese dell’8.6% (788) e gran parte di queste è stata solo tentata.

Permangono numerosi i furti effettuati da bande di nomadi provenienti dall’Italia. In quest’ambito sono state arrestate o identificate 40 persone implicate in oltre 80 furti. Una delle bande selezionava ville in cui presumeva fosse presente una cassaforte e il gruppo, proveniente dal Piemonte, era solito spostarsi con veicoli intestati a prestanome o famigliari e agiva sia in Ticino sia nella Svizzera tedesca. Decisiva in questo caso è stata la collaborazione della popolazione che ha prontamente segnalato alcuni movimenti sospetti in una delle zone interessate dalle incursioni.

Tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021 l’aumento dei furti nelle zone industriali del Mendrisiotto ha richiesto di mettere sul campo uno specifico dispositivo in collaborazione con l’Ufficio federale della Dogana e della Sicurezza dei Confini. L’inchiesta successiva al fermo di un cittadino albanese ha permesso di attribuirgli una trentina di furti commessi in banda. Si tratta di un recidivo già condannato nel 2009 per analoghi furti nel Cantone.

Da vari anni una banda di scassinatori professionisti operava furti nei negozi di elettronica di tutta la Svizzera, con un illecito profitto complessivo superiore ai 300mila franchi. L’indagine ha condotto gli inquirenti verso i Paesi Bassi, dov’è stato individuato e arrestato uno
degli autori, permettendo poi l’identificazione dei complici.

I taccheggi nei centri commerciali fanno spesso capo a gruppi organizzati itineranti. Un’indagine ha visto coinvolto un gruppo attivo in tutta la Svizzera e proveniente dalla Romania che, attraverso grimaldelli modificati, apriva senza scasso le vetrine d’esposizione dei dispositivi elettronici di valore. I fermi effettuati, sia in Ticino sia in altri cantoni, hanno permesso di recuperare parte della refurtiva.

A fine 2021 si è assistito a Novazzano al ritorno, dopo circa due anni, degli attacchi ai bancomat tramite esplosivo, fenomeno più frequente in Svizzera tedesca. I tre autori hanno raggiunto il luogo a bordo di un’automobile rubata e in poco tempo hanno piazzato e fatto detonare l’esplosivo. L’ultimo assalto di questo tipo era avvenuto nell’autunno del 2019 a Comano e in quell’occasione l’inchiesta aveva condotto al fermo dei sospettati in Austria, dove erano risultati coinvolti in fatti analoghi.

I furti di veicolo in Ticino sono stati 576 (-5%) rispetto ai 606 del 2020, solo 14 erano auto. Altre 36 vetture sono state rubate all’estero, in particolare in Italia. La categoria maggiormente colpita resta quella dei velocipedi con 320 furti, benché con un netto calo (-21%) rispetto ai 406 del 2020. Obiettivo sempre più attrattivo sono invece le biciclette elettriche, le cui denunce di furto sono salite a 152 (127 nel 2020).

Diverse sono state le attività d’indagine nel contesto dei veicoli rubati. In particolare si evidenzia il fermo di due autori, il primo in Svizzera, l’altro in Austria, in esecuzione di un mandato d’arresto internazionale emesso dalle autorità ticinesi. La coppia faceva parte di una vera e propria organizzazione criminale dedita all’acquisto di vetture in leasing tramite società bucalettere. I veicoli venivano in seguito trasferiti illegalmente all’estero e rivenduti, in particolare in Italia, Austria e Germania, per essere poi reimmatricolati con targhe straniere. L’indagine ha portato alla luce un importante traffico di autoveicoli (circa un centinaio) per un danno complessivo di oltre 5 milioni di franchi.

Al capitolo truffa del falso nipote (o del falso conoscente/poliziotto) i tentativi di raggiro dello scorso anno sono stati 22. Il modus operandi dei truffatori è stato adattato e reso più insidioso. In diverse circostanze infatti gli autori hanno contattato le anziane vittime annunciandosi come agenti di polizia, informandole che un loro caro era incorso in un grave incidente. Al fine di evitare spiacevoli ripercussioni penali viene quindi chiesta con insistenza una considerevole somma di denaro. In un’occasione l’anziana vittima, residente in Ticino, ha consegnato nelle mani dei truffatori circa 690mila franchi tra denaro contante e metalli preziosi.

Gli episodi di “rip-deal” denunciati all’autorità sono stati 11 per un importo complessivo di 206mila franchi, costituito in gran parte da denaro e orologi. Le vittime sono in maggioranza confederate. In quest’ambito il Ticino si conferma terra di mezzo, situato tra la residenza delle vittime e il luogo di provenienza degli autori, il Nord Italia. Le indagini hanno portato all’arresto di 5 autori e all’identificazione di altrettante persone, tutti nomadi residenti in Italia.

Il fenomeno dello skimming si è drasticamente ridimensionato dopo che gli istituti finanziari hanno ampliato i sistemi di sicurezza, rendendo di fatto quasi impossibile la manipolazione dei bancomat. Le 16 denunce pervenute si riferiscono all’acquisizione illecita dei dati delle carte di credito, usate dal possessore all’estero o sul web. Altri modi per recuperare informazioni dalle carte derivano dai risultati di un’inchiesta nei confronti di un autore che, alla ricerca di dati personali, rovistava sistematicamente negli invii postali delle abitazioni. Raccolti i dati delle parti lese e spacciandosi per esse, contattava gli istituti di credito, e con le più disparate scuse chiedeva l’invio di nuove carte di credito. In alcuni casi sono state effettivamente spedite e intercettate dall’uomo negli invii postali recapitati al domicilio delle vittime. Carte poi utilizzate per acquisti e prelievi in contanti.

Sul fronte del traffico di opere d’arte le inchieste hanno riguardato prevalentemente dipinti e statue, con riflessi anche internazionali. Tramite rogatoria, su richiesta della Procura della Repubblica del Tribunale di Prato, è stato possibile individuare a Lugano un importante dipinto di Giacomo Balla, esponente di spicco del Futurismo italiano, del valore stimato di 500mila euro. Opera sottratta da un trust costituito a Prato, unitamente ad altri diciassette dipinti di artisti contemporanei, tuttora oggetto di ricerca. Tre persone sono state denunciate in Italia per esportazione illecita di opere d’arte e riciclaggio.

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