Da qui all’inizio dell’estate la Svizzera potrebbe accogliere tra i 35mila e i 50mila profughi ucraini. Si tratta di una stima che arriva dagli apparati governativi che si occupano di monitorare i flussi migratori, rilanciata nelle scorse ore dal consigliere federale Karin Keller Sutter, capo del Dipartimento di giustizia e polizia.
La Svizzera, come molti altri Paesi tra cui l’Italia, sta già accogliendo sulla base di quanto previsto per i soggiorni nell’area Schengen, dove il diritto alla permanenza nella zona scade dopo 90 giorni. Poi cosa succederà?
La Confederazione è al lavoro sul tema, e il percorso da seguire appare già tracciato. Si ricorrerà allo “statuto di protezione S“, che offre un livello di tutela pressoché analogo a quello attivato ad inizio mese dai Paesi dell’Unione europea attraverso la Temporary Protection Directive (attivata per la prima volta in assoluto). Il meccanismo disciplinato dal diritto svizzero consentirebbe ai profughi ucraini – persone in fuga dalla guerra e dunque esposte a gravi rischi – di ottenere un diritto di soggiorno della durata di un anno, prorogabile e con la possibilità di richiedere il ricongiungimento familiare.
Il Governo, inoltre, ha annunciato aiuti economici per i Cantoni e le famiglie che decidono di ospitare i profughi. In Ticino, a questo proposito, è già attiva una hotline, per capire come muoversi, dedicata ai cittadini. Il numero di riferimento è 0800 194 194, attivo dal lunedì alla domenica, dalle 9 alle 17.
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