«Siamo molto amareggiati dal giudizio della Corte Costituzionale in merito al quesito referendario per il quale molti attivisti e volontari si sono spesi durante la scorsa estate sul territorio per permettere al cittadino di poter partecipare alla vita politica su un tema delicato e intimo come il fine vita»: queste le parole di Michael Muscolino, coordinatore della Cellula Coscioni di Varese dopo lo stop al referendum per l’introduzione dell’eutanasia.
«Le ragioni principali del niet della Consulta – ha spiegato Muscolino – sono legate essenzialmente alla formulazione del quesito di tipo abrogativo (quindi di abolizione, in questo caso parziale, di una legge) che, per come presentato, avrebbe potuto a loro parere lasciare dei buchi a livello legislativo difficili da colmare».
Quanto avvenuto, ribadisce il coordinatore della sede varesina, «non deve essere motivo di scoramento e sfiducia verso la partecipazione politica. I diritti fondamentali non si conquistano dalla sera alla mattina ma attraverso una partecipazione costante e consapevole alla vita politica. Lasciarsi prendere dallo sconforto e dal qualunquismo vuol dire fare il gioco di chi ad oggi vuole mettere i bastoni tra le ruote al progresso civile di un paese».
«Bisogna essere pazienti – conclude Muscolino rivolgendosi ai tanti che, negli scorsi mesi, hanno aderito alla raccolta firme per sottoscrivere la proposta referendaria – e continuare a mettersi in gioco per la conquista delle libertà fondamentali, ognuno come può».
© Riproduzione riservata



Vuoi lasciare un commento? | 0