Maccagno con Pino e Veddasca | 8 Febbraio 2022

“Comunità energetica, la Val Veddasca vuole condividere il sole”

"Sfruttando il PNNR si potrebbe pensare a progetti territoriali di energia incentrati sulle relazione sociali". A cura di Marina Perozzi e Diego Intraina

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(a cura di Marina Perozzi e Diego Intraina) L’energia è una forza che va sempre coniugata al plurale, proprio perché ne esistono forme che producono azioni diverse con scopi differenti. Nella società moderna e contemporanea sembra che un fattore di priorità sia stato acquisito dalla produzione statale centralizzata, negli ultimi anni liberalizzata, esclusivamente nella forma di energia elettrica per un’utenza solo consumatrice.

Tutta la nostra vita, le nostre esperienze quotidiane mettono al centro un indispensabile bisogno di energia elettrica:
– dalle forme primarie dell’esistenza e della sopravvivenza ® cibo/abitazioni;
– alle relazioni ® comunicazione/luoghi;
– alla mobilità ® privata/collettiva;
– alla salute ® tecnologia/ricerca.

L’elettrificazione è diventato il vero bisogno strutturante della nostra vita, una necessaria rete che qualifica e relaziona tra loro i territori, soprattutto quelli abitati.

Se oggi si dovesse decidere di accostare alla parola energia un sinonimo, probabilmente non si potrebbe fare a meno di affiancarle la parola territorio. Territorio pensato non solo per le forze presenti come l’acqua, il sole, il vento e tutti gli elementi combustibili vegetali e minerali, ma soprattutto per l’ospitalità di quello spirito di comunità che, nel bene o nel male, lo caratterizza e lo rende unico: una cooperativa espressione di forza di volontà, di potenza e potere, capace di trasformare le stesse peculiarità territoriali in forme di energia capaci di determinare espressioni sociali ed economiche.

Ecco perché oggi sembra si sia deciso finalmente di associare le tre parole, energia-territorio-comunità, assegnando loro un significato ontologico, insomma un capitale aggiunto che supera la logica passiva di utenza iniziando un cammino di transizione ecologica attiva. L’inizio di una vera transizione che solo con una autentica convinzione, una forte considerazione pre-giudiziale sul significato di comunità condivisa generatrice di esperienza rivoluzionaria di co-progettazione, può far raggiungere.

In questo ambito è evidente che stiamo parlando della nascita di “Comunità Energetiche”. È pensando a queste relazioni di linguaggio e alle creative relazioni di condivisione e convivenza che ci vogliamo concentrare. Lo facciamo riprendendo alcune recenti azioni politiche, perché partendo da queste vediamo la possibilità di sognare un nuovo mondo possibile iniziando dal nostro territorio.

Il PNRR (Piano nazionale di ripresa e Resilienza) sembra volutamente convinto nel promuovere questa sensibilità cooperativistica territoriale, tant’è che ha deciso di promuovere, finanziandole, la nascita di Comunità Energetiche, veri co-progetti territoriali di energia incentrati sulle relazione sociali.

E ha dato un limite: queste comunità possono essere finanziate solo in realtà amministrative non superiori ai 5mila abitanti. In questo modo il PNRR non solo ha voluto rafforzare una idea territoriale decentrata, ma ha rafforzato l’idea di capitale aggiunto delle relazioni, imponendo che l’energia prodotta, per usufruire dei dovuti finanziamenti e contribuzioni del PNRR, debba essere consumata all’interno degli stessi territori di produzione e addirittura definisce i limiti delle “geometrie cooperativistiche” rispetto alla possibilità di allaccio alle cabine di trasformazione primarie.

Ma ha fatto ancora di più, ha stabilito che la conformazione cooperativistica possa essere esercitata in due forme diverse: produttori o consumatori.

Funzione cooperativistica esercitabile all’interno di tre tipi di strutture giuridiche:
– pubbliche;
– pubbliche/private;
– solo private.

Pertanto ogni realtà territoriale può costituire contemporaneamente più “Comunità Energetiche” all’interno del proprio territorio a dipendenza del numero di cabine di trasformazione presenti.

Questa disponibilità, e possibile modularità, può permettere non solo di condividere più Comunità Energetiche nel proprio Comune, ma di individuare una vera e articolata strategia energetica “sole/vento/acqua/fuoco”, capace di caratterizzare le qualità territoriali consegnando loro un valore aggiunto che le possa promuovere andando oltre alle risorse e ai patrimoni paesaggistici e storici.

Arriviamo alla proposta. Il sindaco del Comune di Maccagno con Pino e Veddasca ha più volte stimolato, giustamente, una cooperazioni tra Comuni per accedere a “missioni” finanziate dal Pnrr, consapevole del fatto che queste missioni prevedono progetti che coinvolgano un minimo di 15mila abitanti; noi crediamo che sia importante fare anche proposte come singola amministrazione. Per esempio condividendo una presentazione di co-progetti di Comunità Energetiche nelle valli del territorio maccagnese.

Ci piacerebbe pensare e presentare ad un’utenza turistica la Val Veddasca non solo elencando le sue qualità paesaggistiche, ma darle una maggiore forza affiancando a queste una forte e caratterizzante volontà condivisa come una “Valle verde con il sole condiviso”.

Progetto, che se l’amministrazione ritenesse interessante, potrebbe essere seguito e perfezionato dall’iniziativa C.O.S.MO., che, da venerdì 4 febbraio, è diventata operativa nel formare operatori e affiancare le amministrazioni comunali nell’allestimento di “Comunità Energetiche”.

Ricordiamo che la Val Veddasca ha da sempre avuto e ha ancora un suo “Spirito di Energia”: basta ricordare la presenza attuale di tre centrali idroelettriche in funzione e altri impianti ormai desueti, che anni addietro fornivano energia ad attività produttive come quella di Garabiolo.

Sarebbe dunque interessante recuperare questa storia di energia, ma questa volta assegnandole un valore cooperativistico di autoproduzione: un processo relazionale sicuramente capace di recuperare valori di appartenenza, coesione e inclusione sociale.

Per approfondire:
– Il Tavolo per il Clima di Luino: tutti presenti per l’avvio del progetto C.O.S.MO

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