In occasione della ricorrenza del “Giorno della Memoria”, nel rispetto delle norme anti-Covid, il sindaco di Cuveglio Francesco Paglia ha celebrato, con la locale sezione Anpi in piazzale Gianni Rodari davanti al muretto della costituzione e all’albero di Anna Frank, una corale e partecipata manifestazione con la presenza delle forze dell’ordine, i carabinieri della stazione di Cuvio e il comandante della Polizia locale di Cuveglio, insieme ad una rappresentanza degli alpini e della protezione civile.
Durante la cerimonia, la segretaria della sezione Anpi Franca Maria Peregalli, dopo un breve e sentito discorso sulla spiegazione dei simboli presenti nel piazzale, ha legato ai rami dell’albero una serie di poesie, riflessioni e aforismi sulla shoah, scritte con la collaborazione dei bambini delle scuole.
I discorsi del sindaco Francesco Paglia e del presidente della sezione Anpi di Cuveglio, Luca Zambonin, hanno esortato i presenti a non dimenticare gli orrori del passato. A conclusione della cerimonia sono stati suonati l’inno di Mameli e la famosa “Bella Ciao”. Molti i cittadini arrivati anche dai paesi contigui della Valcuvia.
L’intervento integrale del sindaco Francesco Paglia:
Ringrazio le forze dell’Ordine, la Polizia locale, le Associazioni del territorio e tutti gli intervenuti a questo momento di riflessione, è un segno di speranza, di unità di ripresa e di rinnovo, che affonda le radici in una tragica e brutale realtà, che ci ammonisce ma ci deve anche aprire al futuro.
“Se dall’interno dei Lager un messaggio avesse potuto trapelare agli uomini liberi, sarebbe stato questo: fate di non subire, nelle vostre case, ciò che a noi viene inflitto qui”
Così Primo Levi sintetizzava la sua terribile esperienza di reduce dai campi di sterminio nazisti.
E’ indubbiamente un’affermazione forte, che ci interpella profondamente, chiama in causa la nostra libertà, giudica la nostra azione personale e politica, chiede lungimiranza nell’azione sociale e unità di intenti.
La memoria di ciò che è avvenuto non deve spegnersi, ed oggi questa responsabilità è nelle nostre mani, deve essere sempre presente, viva, di stimolo e monito all’azione quotidiana, questo è il significato dalla giornata odierna.
Non dobbiamo credere che la Shoah, ovvero lo sterminio di Ebrei, di minoranze etniche e di persone fragili e indifese, sia stata una terribile condizione storica irripetibile.
E’ lo stesso Primo Levi a chiederci di porre attenzione di vigilare; ma una coscienza è vigile solo se va incontro all’umano, in un dialogo non preconcetto che concepisce l’altro, sia affine sia distante, come fattore propositivo per la propria vita.
Tutti noi, in particolare nella situazione sociale, politica, sanitaria che stiamo vivendo, per incontrare l’altro, dobbiamo combattere contro due grandi nemici che impediscono il costituirsi di una retta coscienza sociale, l’egoismo e l’indifferenza. Sono purtroppo questi i fili con cui è ordito gran parte del nostro il tessuto sociale.
E non dobbiamo nemmeno cadere nella stessa tentazione di allora: ovvero quella di trovare nell’altro, nel diverso i motivi delle difficoltà, dell’incomprensione e dell’errore, eliminando così quella sana posizione umana di dialogo, che trova consistenza e trae forza solo nella riscoperta dei valori religiosi, morali e civili che hanno generato e reso grandi l’Europa, l’Italia e le nostre terre.
Di seguito il discorso del presidente della sezione Anpi Cuveglio:
La giornata della memoria viene istituita ogni 27 gennaio, quando la gloriosa Armata Rossa nel 1945 libera il campo di Auschwitz Birkenau, scoprendo la peggiore piaga dell’umanità, l’abominio dell’ideologia nazi-fascista.
Oggi le nuove generazioni, che non hanno vissuto la guerra, sono nella particolare condizione dell’incapacità di comprendere, e quindi nel rifiuto che una cosa simile sia accaduta, ma questo constatiamo che è tragicamente vicino alla natura umana del rigetto e della negazione perché impossibilitati a recepire le atrocità profonde di tutto quello che è avvenuto. Su questo basano i negazionisti le loro scellerate farneticazioni.
In questo particolare periodo storico, sono ancora troppi i revisionisti che si affacciano dallo squallore dei loro pollai schiamazzando la qualità della loro verità, sperano di vendere le loro fragili tesi come gusci di uova, al solo scopo di minimizzare le colpe di quelli in cui si immedesimano, mostrano stupidi il petto, girano tronfi e ignavi come le oche dalle quali hanno mutuato il passo, nell’aia i giorni precedenti il Natale.
Il senso di questa giornata è anche ricordare le nostre fragilità nell’immedesimazione di quanti hanno subito l’orrore della negazione della propria identità umana, per diventare “pezzi” nella logica di sfruttamento meccanico dell’industria della morte ideata dal nazi-fascismo.
Per questo la diffusione della memoria appare quanto di più coscienzioso ed umano si possa proporre per fermare la follia e l’orrore. Però che nessuno pensi di essere immune, perché è attraverso l’indifferenza, che i mostri rinascono.
Lasciatemi quindi ricordare assieme alle vittime dell’Olocausto per motivi razziali anche quelli spesso trascurati, quanti nel nome dell’umanità e della libertà si sono opposti alla dittatura nazi-fascista. Ai prigionieri di guerra, sovietici e italiani che non hanno voluto aderire i primi al reclutamento spesso forzato nella Wehrmacht, i secondi alla repubblica sociale fascista, ai partigiani, ai deportati per motivi politici, comunisti sopratutto, ai testimoni di Geova, agli omosessuali, alle minoranze etniche, ai diversi, ai minorati fisici e psichici.
Termino condividendo con voi alcune parole di Don Lorenzo Milani che danno significato alla nostra partecipazione: “un fascista e dieci qualunquisti fanno undici fascisti”.
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