Alto Varesotto | 9 Gennaio 2022

Alto Varesotto, “Troppo importanti e troppo pochi”: il problema dei segretari comunali

Le figure professionali scarseggiano, eppure assistono i sindaci in questioni complesse e fondamentali per la vita dell'ente pubblico. Le ragioni di una crisi

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Sono figure professionali di livello avanzato, alle quali spetta il compito di soppesare ambizioni e progetti dei sindaci, attribuendo ad ogni idea e ad ogni spunto un valore, decretandone la percentuale di “sopravvivenza” sull’insidioso terreno della pubblica amministrazione.

Se le giunte comunali riescono ad orientarsi nei meandri della burocrazia, senza perdere la rotta, è anche grazie a loro, i segretari comunali.

Il paradosso è che oggi – in provincia di Varese ma il fenomeno è reale più o meno ovunque – all’elevato grado di importanza rappresentato dalla figura corrisponde una grave carenza occupazionale, che mette a rischio lo svolgimento di diverse funzioni che scandiscono la quotidianità di un ente pubblico, dalle sedute di consiglio comunale alla definizione di complessi aspetti procedurali, passando per la prevenzione della corruzione e per il ruolo di coordinamento svolto dal segretario nei confronti dei dipendenti comunali.

Chi ce l’ha se lo tiene stretto, almeno fino alla fine della legislatura, perché è il sindaco ad eleggerlo. Dove il segretario non è presente in pianta stabile, si fa ricorso al sistema delle convenzioni e dei “prestiti”, che consente al professionista di spostarsi da un municipio all’altro per coprire le mansioni e le necessità del momento. Questo meccanismo garantisce il funzionamento di tante strutture comunali sul territorio dell’alto Varesotto, tra cui quelle di Laveno, Germignaga, Maccagno, Gemonio, Grantola, Valganna, Porto Valtravaglia e Montegrino. Luino è invece indipendente, grazie alla nomina di un segretario “titolare” avvenuta dopo le ultime elezioni.

«In provincia ne servirebbero almeno venti in più» spiega Leslie Mulas, sindaco di Besano, promotore lo scorso anno di una raccolta firme a cui aderirono circa cinquanta amministratori locali: una cifra che di per sé rappresentava – e rappresenta tuttora – la centralità della questione. Partì una lettera, inoltrata all’attenzione della Prefettura di Milano, competente per l’albo dei segretari comunali della Lombardia, al fine di chiedere nuove norme e più garanzie per poter cambiare le cose.

Dodici mesi dopo la problematica è sostanzialmente rimasta intatta. I segretari comunali scarseggiano e nelle valli (Valceresio compresa) si ritrovano a gestire contemporaneamente fino a 6-7 comuni, non riuscendo a riservare ad ogni singolo paese la necessaria attenzione.

Come si è arrivati a questa crisi? Mulas, che in cinque anni ha cambiato ben cinque segretari comunali, sa da che parte guardare per affrontare il tema: «Il 2015 è stato un anno cruciale – sottolinea il primo cittadino di Besano – il governo Renzi ha cercato di eliminare la figura e di sostituirla con un dirigente comunale che avrebbe potuto funzionare per le articolate strutture delle grandi città, ma non per quelle dei piccoli paesi e dei borghi». Il piano saltò – anche per dei profili di incostituzionalità rilevati dalla Consulta – ma ci furono delle ripercussioni sullo svolgimento dei concorsi e più in generale sull’appetibilità di un percorso professionale dal futuro incerto.

Tanti hanno cambiato lavoro, tanti altri hanno cercato di approdare in diversi organi dello Stato. E oggi, a distanza di anni, quello della mobilità è ancora uno spettro che aleggia tra i corridoi dei piccoli municipi, pronto a far saltare tutti gli schemi. Spesso chi decide di spostarsi lo fa per ragioni familiari, per riavvicinarsi ai propri cari dopo anni trascorsi lontano da casa, ad accumulare esperienza seguendo le strade dettate dai concorsi. Ma il problema ad ogni modo rimane, sommato a quello dei pensionamenti senza ricambio generazionale.

I contenuti di quella lettera firmata da decine di sindaci, un anno fa, sono ancora attuali. Uno su tutti: «Ai segretari che gestiscono un solo comune andrebbe proposto di prendere ulteriori sedi, oppure di organizzarsi con i propri colleghi, anche di altre regioni, per favorire una redistribuzione delle risorse».

L’ultimo capitolo è quello delle assunzioni; un capitolo che però non contiene formule applicabili nell’immediato. I concorsi sono associati ad una lunga fase di formazione che si svolge in circa quattro anni. L’ultimo concorso è stato indetto nel 2021 e mancava da diversi anni. Le abilitazioni arriveranno indicativamente verso il 2025. I provvedimenti, invece, servono ora.

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