Quattro persone nei guai, in momenti diversi e per differenti ragioni, legate tuttavia al medesimo fatto avvenuto in Valganna cinque anni fa, durante una notte di fine gennaio.
Da una parte tre giovani – tra cui un minorenne – che quella notte rubarono una statuetta da un giardino e furono rintracciati poco dopo dai carabinieri lungo la strada statale che collega la Valganna a Varese; dall’altra un quarantenne di Lavena Ponte Tresa, che appresa la notizia da un gruppo social commentò inferocito, prendendosela non con gli autori del furto – troppo giovani, a suo dire, per fare i conti con le conseguenze di una denuncia – ma con gli uomini in divisa che si erano messi sulle loro tracce e avevano poi restituito la statua decorativa al legittimo proprietario.
La vicenda è ancora attuale perché l’uomo – che era stato a sua volta denunciato per le frasi dal contenuto diffamatorio – dovrà rispondere penalmente di quanto scritto e condiviso in rete ironizzando sull’operato dei carabinieri della stazione di Ponte Tresa.
Lo ha stabilito il gip del tribunale di Varese, opponendosi alla richiesta di archiviazione avanzata dalla procura, e invitando la procura stessa, tramite ordinanza, a formulare l’imputazione per il quarantenne. La sua posizione verrà quindi discussa davanti a un giudice e in quella sede verranno presi in esame i commenti offensivi “firmati” dall’uomo, e scanditi inoltre dall’accusa, rivolta sempre ai militari dell’Arma, di una eccessiva severità verso quei ragazzi, autori di una “bagatella” costata alla forze dell’ordine tempo e risorse; una severità contrapposta – sempre secondo l’autore del post – all’impotenza mostrata dai carabinieri davanti alle azioni criminose di soggetti realmente pericolosi.
L’episodio non è una novità per le forze dell’ordine del territorio. I casi simili segnalati sulle pagine social locali inquadrano infatti come necessario il monitoraggio sulle interazioni pubbliche tra utenti, soprattutto quando lo scambio di opinioni nasce in rapporto a fatti di cronaca che toccano la sensibilità delle persone, e talvolta stimolano istinti malsani che poi vengono lasciati andare, nell’illusione che non esistano margini per paragonare un oltraggio sulla pubblica piazza ad uno che si consuma via web, all’interno di una piazza digitale. Dove i pensieri espressi dietro a un nickname assumono però un peso specifico, tanto quanto i pensieri che orientano le azioni di una persona in carne e ossa.
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