Varese | 10 Novembre 2021

Castelveccana, la vita da separati in casa tra minacce e violenza

A processo un albanese di 37 anni, accusato di aver picchiato l'ex compagna. L'uomo aveva un'altra ma era geloso della madre dei suoi figli e della sua nuova vita

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Il progetto di vita insieme, la nascita di due figli, poi il rapporto che lentamente si deteriora e giunge al capolinea, a distanza di anni, nel peggiore dei modi.

Al centro dei fatti, avvenuti a Castelveccana nell’estate di due anni fa, c’è una ex coppia: lei 42 anni, di origine peruviana, lui albanese trentasettenne, oggi accusato di lesioni e minacce nei confronti dell’allora compagna e dell’ex suocero.

Il processo è in corso presso il tribunale di Varese e durante l’ultima udienza la quarantaduenne ha ricordato il suo stato d’animo nei giorni in cui, dopo la chiusura definitiva della relazione, iniziata nel 2004, aveva cercato di ripartire dai suoi spazi e dalla socialità, per distrarsi e non pensare alle cose negative. Qualche uscita con i colleghi, nuove amicizie e poi a un certo punto il ritorno dell’ex, geloso e possessivo, incapace di accettare la separazione scaturita dal fatto che lui aveva iniziato a frequentare un’altra.

Se n’era andato per alcuni mesi poi era ricomparso e aveva accettato una convivenza da separati in casa, forse guardando alla serenità dei figli, di certo non per ricucire gli strappi a livello sentimentale. Non aveva infatti rinunciato alla sua nuova relazione, ma allo stesso tempo voleva avere il controllo sulle frequentazioni della madre dei suoi bambini. Sospetti, volti nuovi e figure maschili attorno alla donna: un cocktail esplosivo che alla fine gli avrebbe fatto perdere il senno.

Due le vicende oggi al centro del dibattimento, a cominciare da una violenta litigata tra le mura domestiche avvenuta nell’estate del 2019 e risolta dalla 42enne con una chiamata ai carabinieri di Castelveccana, avvisati però soltanto dopo aver incassato pugni, schiaffi e calci. “Lo stesso giorno, dopo la denuncia, l’abbiamo riaccompagnata presso il suo domicilio – ha raccontato in aula il maresciallo della stazione locale, riferendosi alla persona offesa – aveva bisogno di recuperare i suoi effetti personali ed era terrorizzata dall’uomo. Si fece forza, dicendogli che si sarebbe trasferita momentaneamente dal padre”.

E proprio a casa del genitore, sempre in paese, le cose degenerano nuovamente di lì a pochi giorni, quando l’odierno imputato suona al campanello chiedendo di incontrare la donna, che però in quel momento è al lavoro. La reazione è ancora una volta spropositata e i carabinieri tornano sul posto, dove trovano la porta d’ingresso visibilmente danneggiata e imbrattata di vernice, materiale usato per scrivere insulti diretti alla donna. I militari scoprono dall’ex suocero del trentasettenne che quest’ultimo si era presentato sull’uscio con una mazza, dando in escandescenze subito dopo. Fu l’atto conclusivo di un periodo caratterizzato da forti tensioni, durante il quale l’ex suocero si era ritrovato le gomme dell’auto tagliate e aveva collegato l’episodio alla pesante situazione della figlia, che tra una litigata e l’altra era stata avvertita: di quel passo avrebbe fatto una brutta fine.

Oggi non ci vediamo più – ha spiegato la quarantaduenne in aula – sono rientrata a casa, insieme ai miei figli. Mi occupo da sola del loro mantenimento, non ricevo aiuti da parte sua”. Il dibattimento davanti al giudice Andrea Crema proseguirà con l’esame dell’imputato e di altri testimoni.

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