Parigi | 1 Novembre 2021

Intervista a Emanuele Arioli, l’attore luinese che ha conquistato la Francia

Una bellissima esperienza che lo porterà a sviluppare altri progetti nei prossimi mesi. "Il cinema è sempre stato il mio sogno, straordinario riuscire a realizzarlo"

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È uscito al cinema in Italia, da qualche giorno, “France“, l’ultimo film del noto regista transalpino Bruno Dumont, che vede protagonista, insieme alla famosa attrice Léa Seydoux, conosciuta soprattutto per i film di James Bond, il luinese Emanuele Arioli.

Il 33enne, al suo debutto sul grande schermo, ha calcato anche il red carpet del Festival di Cannes la scorsa estate, nel momento in cui il film è stato presentato nella Selezione Ufficiale. Una grande soddisfazione per Emanuele che, sin dagli anni del liceo “Vittorio Sereni” di Luino, ha sempre coltivato la sua passione per il cinema.

E così, qualche mese fa, mentre ricopriva il ruolo di professore associato di lingue e letterature medievali all’Université Polytechnique Hauts-de-France, a Parigi, ha partecipato ai provini ai provini del film, senza immaginare non solo di entrare a far parte del cast, ma anche di ricoprire uno dei ruoli più importanti.

Per questa ragione siamo andati ad intervistarlo, ecco le sue parole.

Com’è stato debuttare in un film di Bruno Dumont? Uno dei registi più importanti della Francia…

Dumont è un regista molto originale sia per il suo universo, particolarmente cupo, sia per la direzione degli attori. Ha una personalità molto marcata. Non dico che mi sono trovato lì per caso, ho sempre partecipato a casting dopo aver frequentato un’Accademia di arte drammatica, ma è stata una grande sorpresa per me. L’annuncio dei provini è stato inviato a tutte le università e a molti giornalisti francesi: cercavano attori non per forza professionisti per partecipare al film, ma che avevano ricoperto anche solo piccoli ruoli. Mi hanno richiamato per questo ruolo, uno dei più importanti del film, e mi sono trovato a girare le scene con Lea (Seydoux, ndr), una delle attrici più famose al mondo.

Ricordi i momenti del casting? E come hai vissuto la chiamata?

Al primo provino mi sono solo presentato di fronte ad un direttore del casting, solo dopo ho incontrato Bruno. Aveva pensato di affidarmi il ruolo più importante, un ruolo complesso. Mi ha chiesto chiesto se sapessi fare qualcosa di “strano”, come camminare mani o se avessi un fratello gemello. L’unica cosa che sapevo fare di strano era cantare in latino; così mi sono esibito, ma non mi ha più detto nulla. La canzone è stata inserita, poi, in una scena romantica con Lea, ho dovuto cantare dopo di lei, ma non mi aveva avvisato. Il mio è un personaggio lunatico e improbabile… dovevo fare qualcosa di strano per attirare questa attrice (Lea, ndr), che interpreta una star che si lascia sedurre da un personaggio esterno al suo mondo. Non abbiamo mai ricevuto la sceneggiatura, Dumont ho scoperto che non la fornisce mai e dice il meno possibile. Non vuole attori preparati, solo alcune volte ci spiegava prima della scena cosa succedeva. Alcune volte, poi, ci parlava  in diretta mentre giravamo. È stato molto complesso, perchè mentre recitavo lui ed altre due-tre persone parlavano all’auricolare. Per questo dico che è stata un po’ particolare come esperienza, sicuramente diversa dalle mie precedenti esperienze cinematografiche. Lui, però, è un regista al quale non piace ripetere, vuole che tutto sia spontaneo. Sapevo solo cosa faceva nella storia il mio personaggio, ma è stata una continua sorpresa.

Com’è stato girare al fianco di attori affermati come Léa Seydoux?

Fortunatamente non ho avuto nessuna difficoltà. Lea è molto generosa nel suo modo di recitare, il contatto con l’attrice o l’attore partner è molto importante. Lea è una grande attrice ed in questo film ha ricoperto un personaggio nuovo per lei: una donna madre, una donna affermata di successo. Sono molto felice di esser stato al suo fianco in questo momento importante. Ogni giorno pranzavamo tutti insieme sul set del film, in fretta ovviamente, ma sempre in condivisione. È stato molto bello perchè c’era modo di poter discutere con tutta l’equipe, dal regista a Lea, fino ad arrivare ai tecnici per i costumi, l’immagine, il suono o le luci.

Da Luino, dopo aver studiato al liceo, aver frequentato la Normale di Pisa, sei arrivato a Parigi. Ti saresti mai immaginato di partecipare al Festival di Cannes in veste di attore principale di un film? Che sensazioni hai provato?

In realtà (afferma sorridendo, ndr) è sempre stato un mio sogno il cinema e il Festival di Cannes, ho sempre avuto l’immagine del red carpet in testa. Man mano che passavano gli anni, diventando anche un professore associato all’università, non avrei mai immaginato che questo sogno potesse diventare realtà. Per questo ero molto emozionato di essere a Cannes e scoprire il film lì per prima volta. Un’emozione meravigliosa vederlo in una grande sala come quella di Cannes, nella presentazione della Selezione Ufficiale. Cannes è qualcosa di straordinario, è tutto talmente tanto esagerato, come la messa in scena, che ci si sente estranei. Sono rimasto stupito da questo teatro immenso di fronte a me.

Quanto ha inciso sulla tua passione per il cinema la formazione didattico-culturale e il tuo lavoro come medievalista e professore all’Université Polytecnique Hauts-de-France?

Come attore penso abbia inciso poco, anche se il lavoro di insegnante è legato alla parola, alla trasmissione e all’espressione. Invece penso che inciderà molto sul film che girerò, un documentario su un romanzo del Medioevo, che ho scoperto in molti anni di ricerca e che sarà co-prodotto dalla Francia, dagli Stati Uniti e dall’Italia.

E da questa tua esperienza, se dovessi scegliere, preferiresti essere attore o regista in futuro?

La mia volontà è di fare entrambi, sono due cose complementari tra loro, e penso di aver bisogno di entrambi. L’attore si basa più sulle emozioni, mentre il lavoro di sceneggiatore e di regista è meno fisico e più intellettuale. Riuscire ad unire le due cose sarebbe il massimo per me.

Chi è il protagonista che interpreti in France? Ti rispecchia in qualcosa?

Lui è un personaggio un po’ improbabile e che sorprende ogni volta. Per molti aspetti non mi assomiglia per niente: è cupo in quello che fa e compie azioni orribili. L’unica cosa in cui mi sono trovato è stata la professione, un professore che canta in latino.

Da dove nasce la tua passione per il cinema? Ricordo un cortometraggio, durante gli anni del liceo, girato alle cascate di Ferrera…

Avevo fatto un cortometraggio sui miti greci, girato in vari luoghi legati a Luino. Porto sempre con me questi ricordi di Luino e dei paesi limitrofi, eravamo riusciti a trasformarli in location “mitiche”. Ovviamente sogno, un giorno, di girare qualcosa nella nostra zona, ma non so ancora cosa.

Quali sono, invece, i tuoi progetti futuri?

Come dicevo prima, il documentario è il primo progetto che sto portando avanti, dopo anni di ricerca. Anni di studio, dieci circa, per il dottorato: ho raccolto frammenti di questo romanzo in tutta Europa, dalla Francia all’Italia, fino alla Germania e all’Inghilterra. Il romanzo parla di un cavaliere che insegue un drago immaginario ed è stato scritto alla fine del Duecento, in Italia, ma in francese antico. Un documentario che includerà anche un cartone animato e che probabilmente ci porterà a realizzare una serie tv negli Stati Uniti. Lato attore, invece, dovrò viaggiare molto, a partire dai prossimi mesi, quando andremo a girare in Senegal per una serie francese, ma ancora non posso svelarvi nulla.

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