Luino | 29 Ottobre 2021

Brezzo di Bedero, convivenza difficile tra parenti: finisce a insulti e minacce

Coinvolti due fratelli e le rispettive mogli, in cattivi rapporti di vicinato. Due assoluzioni presso il Giudice di pace di Luino per un litigio avvenuto a maggio 2020

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E’ un giorno di maggio del 2020 e a Brezzo di Bedero le famiglie di due fratelli originari della provincia di Foggia sono alle prese con una difficile convivenza. Una situazione di scarsa tolleranza tra vicini di casa che si protrae da tempo. La moglie settantaduenne di uno dei due vede la cognata di quarantacinque anni sul balcone, intenta a sbattere la tovaglia dove non dovrebbe. Per l’ennesima volta.

Perde la pazienza e inizia ad insultarla, tempo di raggiungere la tromba delle scale e l’agitazione la spinge a rincarare la dose: “Sei una mantenuta, una rovina famiglie”, poi le frasi diventano pesanti e sopraggiungono i mariti, che non se le mandano a dire. Il consorte della settantaduenne, un uomo di settantuno anni, si rivolge alla moglie di suo fratello, perdendo il controllo dopo aver sentito una sfilza di male parole: “Questa te la faccio pagare, ti faccio saltare la testa“. I quattro a quel punto sono faccia a faccia. La settantaduenne finisce giù dalle scale.

Quando si rialza la tensione non si è smorzata ma il marito le dice “andiamo, con questa gente è inutile parlare”. Per quello che era già stato detto, però, entrambi i coniugi sono finiti a processo davanti al Giudice di pace di Luino, con l’accusa di minacce. “Sono anni che li sopporto, cercando di non fare caso ai loro dispetti, al loro comportamento. Ma quel giorno non ci ho più visto e ho reagito – ha spiegato la donna di settantadue anni in aula sottoponendosi da imputata all’esame delle parti -. Per non sentirli – ha aggiunto in riferimento all’altra coppia, difesa dall’avvocato Massimiliano Spassino – sono arrivata al punto di tenere la radio accesa ad alto volume. Sbattono le sedie, spostano le cose, sono insopportabili”.

Il fratello sessantunenne dell’imputato, sempre nel corso del dibattimento ha negato di essere arrivato alle mani, nel giorno risalente a più di un anno fa in cui era divampata tutta quella cattiveria. Ad ogni modo la caduta della parente c’è stata, come documentato da un referto del pronto soccorso attestante quaranta giorni di prognosi: per questo secondo fatto si sono concluse le indagini a carico del sessantenne, riguardanti l’accusa di lesioni gravi.

Per le minacce, invece, il giudice Davide Alvigini ha assolto i due imputati, difesi dall’avvocato Matteo Pelli. L’uomo per particolare tenuità, la moglie per non aver commesso il fatto.

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