Alto Varesotto | 29 Agosto 2021

Nell’estate dell’alto Varesotto la scelta dei turisti cade anche sui rifugi

Pochi pernottamenti, ma tante frequentazioni per una sosta pranzo o merenda nelle strutture del territorio. Poche, ma soddisfatte per l’andamento della stagione

Dumenza,
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Se c’è una forma di turismo a cui la pandemia di Covid-19 ha dato un forte impulso è quella del turismo di prossimità che, nel Varesotto, può offrire molteplici spunti per chi desidera scoprirlo in tutte le stagioni.

Fra le varie opportunità a disposizione dei visitatori che giungono sul territorio, anche se riguarda una nicchia piuttosto ristretta, vi è anche quella dei rifugi di montagna che, in questa seconda estate “di epoca Covid”, hanno finora registrato un bilancio di attività che si può definire ottimo.

Caratteristica principale della frequentazione dei rifugi dell’alto Varesotto in tempo di pandemia – come emerge dalle colonne de La Prealpina – è la bassa quantità di pernottamenti, compensata però dalla scelta degli avventori e degli escursionisti di approfittare della cucina per pranzi e merende, sia nei weekend sia nei giorni infrasettimanali.

Una situazione che, come ha affermato sul quotidiano locale il vicepresidente del CAI Varese Eligio Trombetta, si è verificata non solo sulle alte quote alpine, ma anche in quelle prealpine, dove i rifugi sono raggiungibili anche in automobile. Un analogo incremento di questo tipo di frequentazioni si è registrato anche oltreconfine, dove si sta investendo anche nel recupero di queste strutture grazie a finanziamenti pubblici e privati.

Il buon andamento di questo “micro settore” economico è stato confermato anche da due proprietari di rifugi dell’alto Verbano: Enrico Finotto del Rifugio Adamoli, situato poco lontano dal passo del Cuvignone, e Luca della Fontana del rifugio Alpe Bovis di Dumenza.

“Ci troviamo sul Sentiero Italia – ha raccontato quest’ultimo a La Prealpina – vale a dire il grande cammino che attraversa le montagne di tutto il nostro Paese, eppure quest’anno abbiamo ospitato per una notte soltanto due ragazzi. I pernottamenti sono stati veramente pochi, mentre a livello di cucina è andata bene. A luglio eravamo preoccupati, perché molte giornate di maltempo durante il weekend hanno tenuto lontani gli escursionisti, ma con agosto ci siamo rifatti. Gestire un rifugio – spiega Della Fontana – è stata una scelta di vita e sono contento. Non mi comprerò la Ferrari, ma vivo come ho sempre sognato”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Finotto che, nella struttura sul Cuvignone, ospita spesso uno zoccolo duro di clientela composta da varesini e villeggianti milanesi. Ma quest’anno si sono rivisti anche gli stranieri, soprattutto provenienti dalla Germania. “Noi lavoriamo soltanto a pranzo ed è andata bene, con la polenta e il brasato a farla da padrone nel menu”.

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