EMERGENZA CORONAVIRUS (ATTIVITÀ APERTE E CONSEGNE A DOMICILIO ) Segnalaci la tua attività Guarda tutte le attività
Cassano Valcuvia | 22 Agosto 2021

“Come eravamo”, quando a Cassano viveva il Re d’Italia

Rinaldo Gallivaggi sosteneva che sua madre fosse la figlia legittima di Re Umberto I. La vicenda venne seguita per anni dalla stampa italiana ed estera

Tempo medio di lettura: 3 minuti

(A cura di Giorgio Roncari) Qualcuno dei più anziani lettori senz’altro si ricorderà di quando a Cassano Valcuvia aveva la sua reggia, pardon, la sua casa, nientemeno che il Re d’Italia, o perlomeno colui che si riteneva tale.

All’anagrafe si chiamava Rinaldo Gallivaggi ed era arrivato in paese perché ad un certo punto della sua insolita vita aveva conosciuto Albertina Severi di Cassano che fu sua compagna negli ultimi anni. Era un singolare personaggio, un poco eccentrico e aristocratico, che parlava uno strano idioma, un italiano fortemente condizionato dal tedesco e dal dialetto lombardo, infarcito con molte parole spagnoleggianti.

Sosteneva che sua madre, Giuseppina Griggi, fosse la figlia legittima del Re Umberto I e della Regina Margherita, nata dopo un parto difficile con intervento chirurgico che precluse alla Regina la possibilità di avere altri figli. Per salvare la dinastia Savoia si provvide a sostituire la creatura con un maschio nato contemporaneamente da una dama di corte.

La bimba venne affidata ai coniugi Giovanni ed Ernesta Borsani marchesi, proprietari del castello di Mozzate, dove ogni tanto faceva visita la Regina. Poi si sposò ed emigrò a Lucerna, città in cui nel 1904 nacque Rinaldo e dove, stando alla sua verità, cominciò tutto, allorché un giorno del 1925, convocati, lui e la madre, dalla polizia cantonale, con grande stupore poterono leggere il testamento della Regina, ormai prossima alla morte, nel quale la donna veniva indicata come erede unica di tutti i suoi immensi beni tra cui il castello dei ‘Tre tigli’ di Lucerna dove spesso si recava la Regina.

Queste carte, però, misteriosamente scomparvero e lui cominciò una lotta continuata anche dopo la morte della madre, avvenuta nel ’28, e durata tutta la vita. Una guerra ‘contro i mulini a vento’ per ottenere giustizia e soddisfazione, una battaglia giudiziaria dalla trama da romanzo spionistico con tanto di intrigo internazionale, morti misteriose e l’interessamento dell’Interpol, dove nobili, preti e funzionari han fatto a gara nell’occultare documenti, celare prove, depistare indagini per salvaguardare l’onorabilità dei Savoia. Per la verità Rinaldo non pretendeva il trono, che per legge non era trasmissibile in linea femminile, ma rivendicava il patrimonio che gli spettava.

Di lui, per decenni, dibatterono i tribunali, si interessarono le diplomazie e scrissero i giornali, anche stranieri, a volte in tono faceto altre con serietà. Pure l’Unità per un certo periodo si interessò seriamente del caso, non fosse altro che per avversione alla monarchia. Spese cifre folli per dimostrare la sua verità e finì anche in carcere in Svizzera per fallimento. A suo favore, fra documenti, carte e testimonianze, portava una supposta somiglianza della madre con Margherita e la sua coi Savoia, rimarcando pregi e difetti, come un braccio più corto. Non si diede mai per vinto ma ogni volta trovò un muro di omertà, una sentenza avversa e un mare di soldi da pagare.

Pare che avesse anche il titolo di Conte e come tale era conosciuto a Cassano dove arrivava con una lussuosa auto sulla quale non disdegnava di far salire i ragazzini entusiasti. Contessa era detta Albertina, che conobbi quando era già anziana e mi parve un poco capricciosa o forse si divertiva a fare la gran dama con i suoi compaesani che ironizzavano alle sue ostentazioni di nobiltà. Rinaldo morì nel 1975, Albertina nel 2000. Entrambi riposano nel cimitero di Cassano.

La controversia continuò anche dopo la loro scomparsa per volontà del figlio Attilio, ma la Procura di Roma respinse quest’ultima causa per motivi processuali, asserendo come l’azione di riconoscimento della maternità avrebbe dovuto essere esercitata solo da Giuseppina Griggi e da nessun altro. A ben vedere un giudizio dubitativo e forse di convenienza per por fine a quelle pretese, che consente comunque agli amanti delle vicende misteriose ed enigmatiche come questa, che ha fatto scrivere fiumi di parole ed è entrata di traverso nelle biografie dei Savoia, di intravedere uno spiraglio per dare stura a fantasie romanzesche.

Non ci stupiremmo se un giorno possa essere motivo di inchiesta per qualche talk show, se non addirittura ispirazione per uno sceneggiato tv com’è successo per Vincenzo Peruggia, il ladro della Gioconda, originario di Dumenza.

(Chi desidera approfondire legga: Giorgio Roncari: Il conte Rinaldo Gallivaggi ossia il Re d’Italia di Cassano Valcuvia, in «Terra e gente» n. 24, 2016, pp 153 – 168)

(Nella foto di copertina: Albertina Severi e Rinaldo Gallivaggi. Nelle foto in galleria: Giuseppina Griggi e la vicenda di Gallivaggi raccontata da un periodico tedesco e sulle colonne del Corriere della Sera)

Vuoi lasciare un commento? | 0

Lascia un commento

"Luinonotizie.it è una testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del tribunale di Varese al n. 5/2017 in data 29/6/2017"
P.IVA: 03433740127