Riceviamo e pubblichiamo una lettera inviata alla redazione da un nostro lettore, Mauro Beltramin. La missiva verte sul tema del turismo locale e sull’importante ruolo che può rivestire la comunità locale, se coinvolta nell’elaborazione delle strategie legate a questo ambito. Ecco il testo.
Analizzando la qualità delle iniziative progettuali in ambito turistico è emersa nel tempo un’insufficiente considerazione del ruolo che può avere la comunità locale nello sviluppo e nella valorizzazione territoriale di una destinazione. Da lungo tempo i processi decisionali ed i piani strategici nel turismo sono gestiti da un ristretto gruppo di attori, con ruoli apicali, che intraprendono azioni in maniera unidirezionale per il raggiungimento del target o per il solo tentativo di ottenere qualche risultato in termini di crescita. Molti sono i limiti che questo tipo di approccio ha evidenziato nel corso degli anni, soprattutto per la riduttiva visione delle potenzialità ed una giusta considerazione delle necessità delle comunità che vivono il territorio.
Supportati dalla considerazione: “Se la popolazione vive contenta, anche il turista potrà esserlo”, in alcune parti del mondo si sta diffondendo sempre più il concetto di co-progettazione di strategia ed azione. Grazie anche alla diffusione della tecnologia ed alla possibilità di raggiungere ed unire un numero elevato di persone, si stanno adottando processi di co-creazione in ottica di partecipazione allargata, che possano rispondere in maniera efficace alle reali esigenze delle comunità locali, condividendole, adattandole alla visione ed alla trasformazione del territorio in “destinazione”. Un concetto da non sottovalutare proprio per la complessità delle caratteristiche che compongono lo status. Si sono visti quartieri periferici di grandi città trasformati grazie alle idee dei cittadini e diventati parte integrante di promozione turistica.
Elaborare una visione strategica e condivisa è un processo lungo, che non ha impatto immediato, non può essere un utile argomento di campagna elettorale ma può portare innumerevoli benefici. Coinvolgere le comunità locali, gli operatori turistici, l’imprenditoria, le associazioni ed i rappresentanti pubblici in processi decisionali aperti, si traduce in una amalgama di intelligenze, esperienze e creatività che possono essere diverse ma complementari e, soprattutto, sono espressione del territorio. Identità e caratteristiche distintive “reali”, lontano dagli slogan e dagli slanci stereotipati di improbabili progetti. Chiaramente per la strategia è necessaria la competenza e gli strumenti idonei, ma le risorse creative che possono derivare dalla condivisione permettono di avere l’osservazione del percorso da più punti di vista, con benefici tangibili anche sull’empatia della popolazione verso i nuovi piani e gli assi strategici.
Non dimentichiamo quanto detto prima sulla predisposizione di un popolo all’accoglienza. Il grado di soddisfazione in termini di vita quotidiana si riflettono anche sul concetto di destinazione ideale per chi viene da fuori. Viabilità, scuole, servizi, centri sportivi, impianti balneari, cura delle acque, sostenibilità, strutture nautiche e lavoro, solo per citarne alcuni. In sostanza un punto di partenza che dovrebbe iniziare dal basso, da una piramide in cui al primo step metterei una solida base di ascolto delle istanze e dei bisogni dell’intera comunità. Non solo degli attori locali ma anche dei turisti.
Allargherei la visione oltre il nostro confine permettendo un apporto di idee, suggerimenti e critiche. Un’analisi dei DNA generali. Quello territoriale, il nostro, apparentemente idoneo ad uno sviluppo turistico, e poi quello comunitario, che potrebbe riservare sorprese inaspettate ma la cui considerazione diventa imprescindibile per affrontare qualsiasi iniziativa. Un percorso non semplice ma che in un certo senso dovrebbe essere complementare alla gestione del bene pubblico, alla valorizzazione territoriale, alla crescita culturale, alla sostenibilità ambientale ed alla salvaguardia dell’identità.
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