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Luino | 27 Luglio 2021

Luino: lo sviluppo del turismo passa da giovani, brand territoriale e cicloturismo

Molto partecipata la serata organizzata dalla Comunità Montana a Palazzo Verbania. Dopo l'analisi con IRECOOP e Campomarzio, ora la seconda fase con le università

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Fare sistema e condividere lo sviluppo turistico del territorio”. Queste le parole dell’assessore di Comunità Montana Valli del Verbano, Gianpietro Ballardin, che hanno dato il via alla serata di ieri a Palazzo Verbania, a Luino, dove è stato presentato, grazie al grande lavoro della cooperativa IRECOOP Alto Adige Südtirol e Campomarzio, il “Piano di sviluppo turistico integrato delle Valli del Verbano” (cliccare qui per consultare integralmente il documento).

“Si parla da tanti anni di turismo – ha esordito il sindaco di Luino, Enrico Bianchi -, tante aziende del territorio hanno chiuso, mentre la Svizzera ha fornito un grande supporto occupazionale per i nostri cittadini. In questo preciso momento oltre confine vi è un po’ di saturazione nel mondo occupazionale e allora è necessario a guardarsi dentro. Questa serata è l’occasione giusta per farlo, per capire chi siamo e cosa vogliamo diventare”.

“Quello di Ballardin e del presidente di Comunità Montana, Simone Castoldi, è un grande impegno – continua Bianchi -. Luino è il Comune più grande, lo sappiamo, ma sappiamo anche che non possiamo andare avanti da soli. Bisogna coinvolgere tutto il territorio, avere una visione più ampia. Questa grande partecipazione in sala (60 i presenti e oltre 350 gli utenti che hanno seguito la serata online, ndr), ne è la dimostrazione: legare lago, montagna, tradizione, agricoltura e sport è fondamentale”.

“La sala gremita di persone è un ottimo punto di partenza – ha commentato anche il presidente Castoldi -. Credo che questi paesi siano tante perle e dovremo essere noi a metterle insieme e a realizzare una collana preziosa. Un grazie a chi ha dato il via al progetto, la giunta dell’ex presidente Paglia, per un lavoro che è stato poi ripreso da Ballardin e solo temporaneamente sospeso a causa del Covid”.

A presentare i relatori, la dottoressa Teresa Pedretti dell’IRECOOP Alto Adige Südtirol, e l’ingegner Alessandro Busana, di Campomarzio, è stato l’assessore Ballardin. “Si tratta di un progetto strategico per lo sviluppo di questa area. Le Valli del Verbano sono una delle anime della Riserva della Biosfera Ticino Val Grande Verbano, che nel 2018 ha ricevuto il riconoscimento dall’UNESCO. Biodiversità e ambiente sono patrimoni e dobbiamo condividere al massimo questi valori. Per questa ragione abbiamo dato il via ad un’indagine peculiare grazie ad esperti del settore. Un percorso difficile che in questi mesi ci ha portato a realizzare un’analisi territoriale, ridefinendo un’immagine specifica per identificare lo sviluppo della nostra area”.

Tante le criticità messe sul tavolo: la mancanza di strutture ricettive, servizi per giovani ed anziani, la tipologia di turismo, il cosiddetto “mordi & fuggi”, che non aiuta progetti a lungo termine, il pendolarismo, la carenza di investimenti negli ultimi decenni e, non da ultimi, i problemi legati alla comunicazione e alle infrastrutture. “Si tratta di un territorio vasto di 32mila ettari di terreno e con 100mila abitanti circa. Dobbiamo ragionare lavorando ad una visione di insieme e alle possibilità che possiamo offrire sfruttando le nostre caratteristiche. Necessario, però, sarà fare sistema, tutti insieme. Questo è un primo passo”, ha continuato Ballardin.

“Ed è in questo contesto socio-economico che è stato realizzato il progetto – ha proseguito Ballardin -, per costruire lo sviluppo delle Valli del Verbano, cercando di porre l’ente come punto di riferimento per coinvolgere amministratori, imprenditori, ristoratori, associazioni, commercianti, scuole e tutte le realtà presenti, lavorando ad una dimensione generale per la crescita collettiva“.

La dottoressa Pedretti e l’ingegner Busana hanno presentato nel dettaglio tutto il piano, che non è partito da un approccio accademico ma, dopo un’attenta analisi preliminare, ha studiato una visione diametralmente opposta, vale a dire quello di dare linee guida di indirizzo con le quali porre in essere una strategie da condividere.

Il lavoro è stato svolto su più piani, prima di tutto attraverso un’inquadratura territoriale, una mappatura ed un’analisi, legandole ad un monitoraggio minuzioso del territorio, della comunità, del sistema insediativo, delle attività economiche e delle interconnessioni tra loro. Il frutto del ragionamento del piano presentato, in primo luogo, parte dal fatto che il turismo non può fermarsi ad essere un rapporto commerciale, tra domanda ed offerta, ma debba necessariamente essere un qualcosa che vada oltre e crei la rete necessaria per rendere protagoniste tutte le realtà presenti.

E chi se non i giovani devono essere protagonisti di questa nuova opportunità? Per la dottoressa Pedretti, infatti, sono gli under 40 il vero motore dello sviluppo economico, quelli che con le loro idee riescono a dar vita a nuove forme di imprese. In questo senso i due relatori hanno presentato al pubblico numerosi esempi di realtà imprenditoriali “giovanili” in grado di ritagliarsi uno spazio di tutto rispetto tra Veneto e Trentino Alto-Adige.

“Le amministrazioni e gli enti pubblici non devono elargire contributi – ha spiegato la dottoressa -, ma devono supportare modelli di business adeguati al territorio. Dare gli strumenti utili per realizzare festival, mostre e attività socio-culturali, permettendo loro di trovare sponsor o bandi di finanziamento. Valorizzare le cosiddette ‘Bottom Up practies‘ significherebbe far crescere il patrimonio di un’intera comunità”. Allo stesso tempo sarebbe fondamentale tutelare e valorizzare anche i rural commons, vale a dire beni naturali ed architettonici rurali, facendo sì che i giovani possano essere impegnati presidiando, curando e mantenendo queste strutture.

Spazio anche alla possibilità di incentivare nuove residenzialità, per ripopolare borghi che nel corso degli anni hanno visto la loro popolazione diminuire considerevolmente, o per favorire l’inserimento di nuove realtà produttive, soprattutto tra i giovani, così come sarebbe fondamentale recuperare il patrimonio architettonico e lavorare alla rigenerazione urbana.

Oltre al cercare di recepire fondi tramite bandi europei o regionali, o proposti da enti privati, la Comunità Montana Valli del Verbano si farà carico di sviluppare le strategie e le azioni di intervento proposte: la seconda fase del progetto, infatti, sarà quella di lavorare con l’Università dell’Insubria e con il Politecnico di Milano e, attraverso gli studenti, poter elaborare un altro documento che possa permettere a questo studio diventare “operativo”.

Le linee guida che hanno concluso la presentazione del piano, però, sono molto chiare: realizzare un brand territoriale, in modo tale da rendere più visibile la nostra zona e fare in modo che sia più attrattiva agli occhi dei turisti, soprattutto quelli stranieri. In secondo luogo lavorare sul “Senior Tourism” e potenziare i servizi per gli over 65, cercando di valorizzare un target ed un afflusso turistico organizzato. Infine, cercare di puntare al meglio sul cicloturismo e potenziare la mobilità dolce.

Diversi gli interventi e le considerazioni da parte del pubblico, ma tutti sono stati concordi sul lavoro che c’è da compiere e su quanto sia fondamentale remare dalla stessa parte. “L’obiettivo – ha concluso la professoressa dell’Insubria, la luinese Paola Biavaschi -, è quello di vivere sul proprio territorio cercando di farlo nel migliore modo desiderato, mai più fuggendo“.

Ed era proprio la volontà della conferenza, che mirava a parlare delle opportunità da garantire alle nuove generazioni, guardando oltre i partiti e lavorando con lungimiranza per il bene della collettività. Entro la fine dell’anno i prossimi step.

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