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Varese | 20 Luglio 2021

Accusa l’ex amico di avergli rigato la macchina, l’altro nega e gli spacca il naso

Ventiseienne a processo per lesioni, conseguenza di una lite scoppiata alla festa degli alpini di Brunello nel 2015. I rapporti tra i due erano tesi da tempo

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Messo con le spalle al muro aveva fatto il nome del suo spacciatore di riferimento davanti ai carabinieri di Azzate. Per questo, tempo dopo, trovandosi tutta l’auto rigata pensò ad un regolamento di conti, senza sapere che di lì a pochi istanti le cose sarebbero ulteriormente peggiorate.

Quel presunto spacciatore, un ventiseienne originario di Varese, è oggi a processo con l’accusa di lesioni per ciò che è avvenuto negli attimi immediatamente successivi alla scoperta di quell’atto vandalico, consumatosi nel parcheggio all’esterno dell’oratorio di Brunello durante la festa degli alpini del 2015.

Il veicolo rigato era di proprietà di un coetaneo del giovane, residente a Gallarate. “Ci conosciamo da tanti anni – ha spiegato il ragazzo in aula durante l’ultima udienza del processo in corso presso il tribunale di Varese – ma quell’episodio dai carabinieri aveva rovinato il rapporto e mi aveva trasformato in una spia”. Per questo il giovane di Gallarate, che è persona offesa nel procedimento, aveva pensato immediatamente all’ex amico, nonché vecchio compagno di classe, ritrovando la carrozzeria del proprio mezzo coperta dalle righe.

Quel giorno entrambi avevano scelto di recarsi alla festa del paese con le rispettive compagnie, e durante la serata erano volate diverse occhiatacce. Davanti all’auto danneggiata il ventiseienne gallaratese – che intorno alle 23 si apprestava a lasciare  la festa – diventò furioso. Lasciò sul posto la fidanzata, la sorella della ragazza e il rispettivo compagno, per fiondarsi nuovamente nel cortile dell’oratorio, alla ricerca del coetaneo, considerato colpevole certo del gesto.

Lo individuò, urlò il suo nome, accompagnato forse da insulti pesanti e minacce – almeno secondo la versione fornita in aula da un testimone, amico dell’imputato – dicendogli di uscire. Di nuovo nel parcheggio, in un clima particolarmente teso, avvenne un faccia a faccia tra i due. E fu questione di pochi attimi. Partì un colpo al volto e il giovane gallaratese iniziò a perdere sangue dal naso, in modo vistoso. Gli amici li divisero e il ventiseienne ferito, per non rischiare ulteriormente, salì in macchina insieme alla ragazza e lasciò la zona. Solo il giorno seguente si recò in ospedale per gli accertamenti del caso, ricevendo il verdetto: rottura del setto nasale.

“In quel parcheggio non ho sferrato alcun pugno – ha affermato l’imputato davanti al giudice Alessandra Sagone – ero rimasto tutta la sera su una panca all’interno dell’oratorio, non poteva accusarmi in quel modo. Lui era nero, eravamo vicinissimi, io ho alzato il gomito per proteggermi e in quel momento l’ho colpito”.

L’amico che era con lui ricorda gli spintoni ma non il pugno; i testimoni della parte civile hanno ben presente la sequenza del pugno ma non la fase precedente degli insulti e delle minacce. Il rferto del pronto soccorso, ad ogni modo, certifica i dodici giorni di prognosi, che servirono peraltro alla persona offesa per riprendersi dall’intervento chirurgico post trauma. Le parti concluderanno il prossimo dicembre.

(Foto di repertorio) 

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