Pochi secondi, due inquadrature – una dall’interno e una dall’esterno della stazione di arrivo – e gli ultimi sconvolgenti attimi di vita delle quattordici vittime della strage della funivia Stresa – Mottarone, avvenuta lo scorso 23 maggio, racchiusi in un video passato da documento d’indagine a materiale di pubblico dominio.
Le sequenze, tratte dal circuito di videosorveglianza della funivia, sono state mandate in onda ieri, in esclusiva, nell’edizione di mezzogiorno del telegiornale di Rai 3. Hanno lasciato il segno, dato l’alto impatto emotivo, hanno fatto il giro del mondo e hanno scatenato una forte polemica in merito alla scelta giornalistica compiuta dall’emittente della tv di Stato.
Sulla questione è intervenuta con una nota ufficiale anche la procuratrice di Verbania Olimpia Bossi, perché quelle immagini, al di là delle implicazioni etiche, non dovevano essere rese pubbliche per ragioni legate all’inchiesta. Si tratta di “immagini depositate, unitamente a tutti gli atti di indagine, all’atto della richiesta di convalida del fermo e di applicazione di misura cautelare con diritto degli indagati e dei rispettivi difensori di prenderne visione ed estrarne copia, diritti ampiamente esercitati”, ha scritto la procuratrice in riferimento alla misura da lei disposta, e poi non convalidata dal gip Buonamici, dopo la confessione del capo servizio Gabriele Tadini circa le presunte responsabilità di tutti e tre gli indagati in rapporto all’utilizzo dei ‘forchettoni’ che hanno impedito al sistema di emergenza della cabina di entrare in funzione il giorno della tragedia.
E’ vero che gli atti noti agli indagati non sono più coperti da segreto, ma è altrettanto vero, come ha poi aggiunto la procuratrice, che le riprese oggetto della polemica sono relative ad un procedimento in fase di indagini preliminari, aspetto quest’ultimo che le rende non pubblicabili, né integralmente né parzialmente (come stabilito dall’articolo 114 comma 2 del codice di procedura penale).
“Portare a conoscenza degli indagati e dei loro difensori gli atti del procedimento a loro carico nelle fasi processuali in cui ciò è previsto, non significa, per ciò stesso, autorizzare ed avallare l’indiscriminata divulgazione del loro contenuto agli organi di informazione – ha dunque aggiunto in conclusione la procuratrice di Verbania – soprattutto, come in questo caso, in cui si tratti di immagini dal fortissimo impatto emotivo, oltretutto mai portate a conoscenza neppure dei familiari delle vittime, la cui sofferenza, come è di intuitiva comprensione, non può e non deve essere ulteriormente acuita da iniziative come questa”.
(Nell’immagine di copertina un fotogramma tratto dal video mandato in onda ieri, mercoledì 16 giugno, dall’edizione di mezzogiorno del Tg3)
© Riproduzione riservata




Vuoi lasciare un commento? | 0