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Brezzo di Bedero | 7 Giugno 2021

Brezzo di Bedero, “Il successo della cultura e il fallito rinnovamento”

Il bilancio di cinque anni di lavoro del consigliere Paolo Berti, critico nei confronti dei colleghi amministratori: "Disattese le premesse della campagna elettorale"

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(A cura di Berti Paolo Germano, consigliere comunale di Brezzo di Bedero) Sono trascorsi cinque anni dalla mia elezione a consigliere comunale di Brezzo di Bedero, quando nel 2016, dopo una campagna elettorale piena di entusiasmo e passione, i cittadini di Brezzo di Bedero hanno espresso il loro voto.

Nei primi mesi di mandato sono emerse linee di pensiero del sindaco e di altri consiglieri (in ambito culturale e non solo) diverse da quelle condivise durante la programmazione quinquennale, che mi hanno totalmente allontanato dal gruppo di persone con le quali ho deciso di presentarmi alle elezioni.

La decisione di candidarmi come consigliere del nostro Comune è stata determinata dalla volontà di dedicarmi in prima persona alla cultura (quella con la “C” maiuscola), quella che ha reso Brezzo di Bedero un paese famoso ben oltre i confini nazionali.

Il mio impegno nella vita sociale e culturale del paese nel quale sono cresciuto è cominciato nel 2012, quando, ancora non diplomato in pianoforte, ma da sempre presente alle manifestazioni musicali della Canonica, ho tenuto un applauditissimo concerto solistico presso il Centro culturale Casa Paolo: alla fine di un’ora abbondante di repertorio pianistico che variava da Beethoven a Brahms e Chopin, il pubblico a gran voce ha voluto ben due bis, che sono stato ben lieto di eseguire.

Dopo questa occasione, voluta dall’amministrazione comunale di allora e ben accolta dal Maestro Marco Targa (ex presidente dell’allora dinamica e efficiente associazione culturale Casa Paolo) ho cominciato a sostenere le molteplici manifestazioni culturali e musicali che si svolgevano a Brezzo di Bedero. Ho organizzato insieme all’amministrazione comunale, della quale il vice sindaco (ed ex sindaco) Boldrini era il promotore ed ideatore di molte manifestazioni socio-culturali, vari appuntamenti presso Casa Paolo. Tra queste, le annuali “Giornate della Memoria”, nelle quali erano invitati professori e autorità a tenere lezioni di storia con proiezioni e importanti approfondimenti e nelle quali spesso venivano allestite anche mostre di pittura e scultura (molto gradita è stata quella dello scultore Franco Puxeddu, che ringrazio per l’ entusiasmo con il quale ha accolto l’invito); tutto questo era incorniciato, nella “sala della musica”, da concerti di musica da camera e solistici di cui ero direttore artistico e musicista, molto apprezzati dal pubblico e dalla critica di didattici e concertisti.

“Sala della musica” proprio per la vocazione che deve avere ancora oggi Casa Paolo, donata al Comune dal maestro Paul Baumgartner (pianista svizzero tra i più importanti del ‘900) che scelse Brezzo di Bedero come propria dimora. Egli, insieme alla preziosa biblioteca e al pianoforte Bechstein del 1902, volle lasciare la propria abitazione alla collettività per farne un centro di musica e cultura.

La sua volontà è stata rispettata per anni: dal 2003 “Associazione Casa Paolo” ha omaggiato la volontà del donatore, organizzando stagioni musicali di alto livello e culminando, nel 2009 e durante gli anni a seguire, con l’organizzazione di masterclass di canto lirico, nelle quali venivano invitati maestri di fama internazionale e studenti provenienti anche dal Giappone, che potevano soggiornare e studiare nella sua casa: in quelle occasioni si respiravano davvero la musica e il rispetto (oggi purtroppo scemato…) nei confronti di Baumgartner.

Sempre presso Casa Paolo, ho organizzato anche concerti di beneficienza che hanno riscosso grande partecipazione di pubblico. Nel 2015, durante la ricorrenza del centesimo anniversario dell’entrata dell’Italia nella prima guerra mondiale, ho collaborato all’organizzazione, da parte dell’amministrazione comunale di allora, di quattro conferenze estremamente interessanti sul conflitto che segnò la storia del ‘900 in modo indelebile, regalando agli astanti un momento musicale alla fine di ognuno dei quattro appuntamenti; ricordo che, in una delle quattro serate, stravolgendo la scaletta dei brani che avevo preparato per l’occasione, ho voluto eseguire la Suite op 14 di B. Bartok, scritta proprio durante la prima guerra mondiale (precisamente nel 1917) per creare un fil rouge con la conferenza ed il pubblico di Casa Paolo è stato entusiasta della mia scelta.

Sempre nel 2015 è stata allestita a Casa Paolo, grazie al signor Fabrizio Piacentini, una mostra di quadri del pittore livornese G. Luxardo, molto apprezzata dai visitatori e dagli ospiti della sua inaugurazione, per l’occasione sono stati tenuti una conferenza del dottor Mario Manzin e un mio concerto pianistico, offerto (come ogni altra mia esibizione musicale nel Comune) al mio affettuoso pubblico.

Altre manifestazioni molto significative, alle quali ho collaborato, sono state quelle del battesimo civico dei diciottenni. Questo appuntamento è stato ideato dal sindaco Daniele Boldrini nel 2001 e Brezzo di Bedero è stato uno dei primi Comuni a svolgere questa importante iniziativa civica. Durante la cerimonia, alla presenza delle autorità, venivano consegnate ai neodiciottenni una copia della costituzione e una bandiera tricolore: a loro veniva ufficialmente  dato il benvenuto nella maggiore età, la quale comporta la totale acquisizione dei diritti e dei doveri di ciascuno. Oltre a questo, un altro scopo, non secondario, del battesimo civico è quello di avvicinare le nuove generazioni alle istituzioni, in special modo all’ ente locale più vicino al cittadino, cioè il Comune.

L’ amministrazione comunale attualmente in carica, di cui faccio parte (ma da cui mi dissocio su svariati fronti per ovvie diversità di pensiero, che approfondirò successivamente) ha scelto di intraprendere la strada del “rinnovamento”, considerando anacronistiche le manifestazioni che hanno sempre avuto grande affezione da parte dei cittadini di Brezzo di Bedero.

Il “rinnovamento”, a distanza di cinque anni di immobilismo culturale e sociale, si è rilevato totalmente fallimentare.

(Foto di copertina scattata prima della pandemia) 

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