Stresa | 5 Giugno 2021

Stresa, la testimonianza: “La cabina prima di schiantarsi era troppo bassa”

Un'escursionista ha raccontato gli attimi prima della tragedia: "Se non mi fossi spostata, mi avrebbe colpita". La difesa di Tadini: "Anticipare tempi delle verifiche"

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(Foto di copertina dal sito Vconews.it) Anticipare i tempi per la rimozione della cabina dal luogo dello schianto è fondamentale al fine di conservare l’integrità degli elementi utili a ricostruire le cause della tragedia. E’ quanto sostiene la difesa di Gabriele Tadini, il capo servizio della funivia Stresa – Mottarone, principale indagato per la strage del 23 maggio scorso, attualmente ai domiciliari.

L’avvocato dell’uomo ha richiesto al gip di Verbania Donatella Banci Buonamici di predisporre un incidente probatorio finalizzato allo svolgimento della perizia sulla fune traente, sull’impianto frenante e sulla centralina. La cabina – ha sottolineato il legale – si trova in una “radura boschiva di libero accesso”, dove degrado e contaminazione potrebbero causare la perdita di fondamentali dettagli.

Sul fronte delle indagini, i carabinieri di Stresa hanno raccolto, tra le ultime testimonianze, anche quella di una escursionista che pochi minuti prima della tragedia si trovava lungo il percorso che conduce in vetta. “Se non mi fossi spostata la cabina probabilmente mi avrebbe colpita”, ha raccontato la donna ai militari dell’Arma, facendo riferimento a un aspetto dell’ultima corsa della “cabina tre” identificato subito come anomalo, oltre che pericoloso.

Nella giornata di lunedì il professor Giorgio Chiandussi, docente del Politecnico di Torino, nominato perito dalla procura, tornerà sul posto dell’incidente per un secondo sopralluogo, dopo il quale dovrebbero iniziare le operazioni di spostamento della cabinovia, che si preannunciano complesse, considerando che la cabina stessa è situata in un’area particolarmente impervia.

L’ultima novità riguarda il gestore della società Ferrovie del Mottarone, Luigi Nerini, indagato insieme Tadini e al responsabile di servizio Enrico Perocchio. La posizione dell’uomo, come persona sottoposta ad indagine, è legata a due ulteriori inchieste avviate in rapporto ad altrettanti episodi verificatisi, tra il 2017 e il 2019, su un altro impianto gestito dalla società: Alpyland, la pista su rotaia situata in vetta al Mottarone. In entrambi i casi gli inquirenti indagano per lesioni colpose a seguito del ferimento di un dipendente e di un passeggero.

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