La dogana di Lavena Ponte Tresa torna sotto i riflettori per un nuovo episodio legato a stratagemmi illeciti al volante, a poche settimane di distanza dalle polemiche, sollevate dai residenti, per il trucco “salta fila” praticato da alcuni frontalieri impiegando il parcheggio a ridosso del valico.
Dai “furbetti della manovra”, osservati speciali per i vigili urbani della cittadina lacustre, si è passati a quelli del “trucco della targa svizzera“. Due fenomeni già noti alle forze dell’ordine locali che con monitoraggi e attività mirate cercano di limitare il raggio d’azione a chi, al volante lungo queste strade di frontiera, sceglie volontariamente di muoversi oltre i confini della legge.
E’ Nicola Antonello, sulle pagine de La Prealpina, a spiegare gli ultimi sviluppi riguardanti questa particolare categoria di illeciti: “In questi giorni molte persone hanno notato un aumento delle vetture sequestrate nei pressi del valico di Lavena Ponte Tresa. In realtà, come spiega un addetto della dogana, non si è verificato un boom di sequestri, ma la presenza accentuata e notata dai pontresini, è dovuta allo spostamento in loco di alcuni veicoli. Le auto ferme, immatricolate soprattutto in Canton Ticino, recano un cartello dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli dell’ufficio di Varese e della sezione operativa di Ponte Tresa che descrive, appunto, il sequestro amministrativo”.
In sostanza si tratta di auto guidate da cittadini italiani ma intestate ad aziende o privati d’oltre confine. Le cause del fermo, come si apprende dal quotidiano locale, dipendono dalle infrazioni riconducibili ad uno specifico trattato, la Convenzione di Istanbul. Infrazioni appositamente commesse per non pagare le multe – quando si passa con il rosso o si schiaccia troppo sul pedale dell’acceleratore – sfruttando le lungaggini che subentrano per chi viene sanzionato in Italia a bordo di un’auto targata in un Paese extracomunitario.
“La Convenzione di Istanbul – ricorda il giornalista sulle pagine de La Prealpina – è stata ratificata e resa esecutiva in Italia con la legge 479/95 e prevede che ‘i mezzi di trasporto immatricolati fuori del territorio doganale comunitario, a uso privato e intestati a persone stabilite fuori dal detto territorio, possono circolare nel territorio dell’Unione europea in regime di ammissione temporanea senza dover assolvere le formalità doganali previste (dazi e Iva), per un periodo massimo pari a sei mesi, anche non consecutivi, a decorrere dal primo ingresso nel Paese”. Ma una volta scaduta la deroga, come testimonia il caso di specie, scattano i provvedimenti amministrativi per chi cerca di aggirare la legge. Provvedimenti ai quali potrebbero seguire delle salate sanzioni.
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