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Verbania | 26 Maggio 2021

Tragedia del Mottarone, svolta nelle indagini: “Freno disattivato volontariamente”

Tre persone, tra cui il gestore, in stato di fermo. Hanno ammesso di aver ovviato ad una anomalia disattivando la frenata di emergenza. Pur di riaprire l'impianto

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(Foto di copertina © Soccorso Nazionale Alpino e Speleologico, Twitter) Sono potenzialmente decisivi e allo stesso tempo agghiaccianti gli elementi emersi nelle scorse ore dall’inchiesta sulla tragedia della funivia Stresa – Mottarone.

Dopo un’intera giornata di interrogatori condotti dal procuratore capo di Verbania, Olimpia Bossi, e dal pm Laura Carrera, tre persone hanno ammesso che il freno di sicurezza, quello che non è entrato in funzione per bloccare la cabina poi precipitata, non è stato attivato volontariamente. E loro ne erano consapevoli.

Un risvolto sconcertante, ha commentato il procuratore capo di Verbania. A seguito di quanto emerso, sono stati disposti gli arresti per i tre soggetti fino a qui al centro dell’indagine, il gestore dell’impianto e proprietario della società Ferrovie del Mottarone, Luigi Nerini, il direttore dell’esercizio e il capo servizio. Le accuse a loro carico sono di omicidio colposo plurimo, disastro colposo, rimozione od omissione dolosa di cautele, aggravata dal disastro, e lesioni gravissime.

Il cosiddetto “forchettone“, ovvero lo strumento metallico utilizzato per bloccare le ganasce dei freni di emergenza, secondo le prime dichiarazioni dei tre, sarebbe stato impiegato per ovviare momentaneamente ad una anomalia identificata già prima della riapertura di fine aprile.

Lo strumento viene utilizzato generalmente quando le cabine girano vuote, nel corso di una manutenzione o una verifica, ma non quando la funivia è aperta al pubblico proprio perché, in caso di necessità, l’intervento dei freni consente alla cabina di bloccarsi nell’immediato. Esattamente quello che non è successo domenica quando il cavo traente – quello che fornisce il movimento – si è spezzato, facendo retrocedere la cabina che in pochi secondi, dopo aver raggiunto una velocità elevatissima, si è sganciata dalla struttura ed è precipitata nel vuoto, per poi schiantarsi al suolo dopo un volo di oltre trenta metri.

La “forchetta” era rimasta lì, ad inibire l’eventuale azione dei freni. E il motivo, hanno appreso gli inquirenti dagli addetti ai lavori, ora in stato di fermo, è che l’utilizzo del divaricatore avrebbe consentito ai gestori di evitare potenziali blocchi, a causa dei problemi già emersi alla riattivazione di fine aprile. Tale scelta ha così permesso di rinviare una manutenzione che, per forza di cose, avrebbe causato una ulteriore chiusura dell’impianto. Nella convinzione che, nemmeno nella peggiore delle ipotesi, la fune traente si sarebbe spezzata. Lasciando la cabina priva di protezioni.

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