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Varese | 18 Maggio 2021

Germignaga, schiaffi al figlio: genitori a processo

Il giovane, 15enne all'epoca dei fatti, denunciò mamma e papà ai carabinieri ma oggi si prende la colpa: "Quelle sberle erano meritate, mi hanno aiutato a crescere"

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Nel 2017 denunciò i genitori per gli schiaffi che volavano tra le mura domestiche, ma con il passare del tempo quelle sberle hanno assunto tutto un altro significato per il giovane marocchino, residente a Germignaga e quindicenne all’epoca dei fatti, che ieri è stato chiamato a testimoniare in tribunale a Varese nel processo in cui madre e padre sono imputati per “abuso dei mezzi di correzione o disciplina”.

La madre gli sequestrò il cellulare che stava utilizzando in piena notte e alla sua reazione, sopra le righe, seguirono gli scappellotti dei familiari, si apprende dal quotidiano La Prealpina. Oggi il giovane afferma di esserseli meritati, in quella e in altre occasioni, come conseguenza di comportamenti poco edificanti – il fumo in età adolescenziale, lo scarso rendimento scolastico, l’abitudine a fare tardi la sera – ma quella stessa notte, poco dopo l’accaduto, fu proprio lui a recarsi dai carabinieri di Luino per rendere noto il trattamento subito. E da quella visita in caserma scattarono le indagini.

E’ sempre il quotidiano locale a riportare alcune delle dichiarazioni rese dal giovane ai carabinieri: “Non esiste comunicazione con loro – affermò riferendosi ai genitori – gridano e picchiano. Vengono dal Marocco, hanno una mentalità vecchia, ma io sono nato in Italia. Una volta, per castigo, sono rimasto chiuso in casa un mese e mezzo senza telefono, tanto che alcuni amici mi hanno persino cancellato dalla rubrica”.

Da quella ricostruzione sono trascorsi quattro anni e le cose in famiglia sono migliorate, ha spiegato il giovane davanti al giudice Davide Alvigini e al pubblico ministero Davide Toscani, raccontando anche della sua nuova quotidianità, scandita dal lavoro come operaio (esperienza avviata dopo aver rinunciato agli studi) e da un rapporto recuperato con mamma e papà, capaci di rimetterlo sulla giusta strada anche grazie al ricorso a quelle “maniere forti”. Il dibattimento proseguirà nelle prossime settimane con la convocazione di alcuni testimoni.

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