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Varese | 1 Maggio 2021

Varesotto, “Divieto di servizio al banco assurdo e ingiustificato anche sotto il profilo scientifico”

I presidenti delle Ascom territoriali contestano l’interpretazione del DL Riaperture, unendosi a Fipe Confcommercio nella richiesta di un intervento urgente del MISE

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«Il divieto di somministrazione al banco imposto ai bar è un provvedimento punitivo ingiustificato, anche sotto il profilo scientifico sui rischi sanitari che si corrono. L’ennesimo, inaccettabile, durissimo colpo ai danni dei pubblici esercizi».

I presidenti delle cinque Ascom della provincia di Varese (Giorgio Angelucci, Varese; Rudy Collini, Busto Arsizio; Renato Chiodi, Gallarate; Franco Vitella, Luino; Andrea Busnelli, Saronno) non usano mezzi termini nell’assumere una posizione netta in difesa e a tutela di bar e ristoranti.

Paradosso giuridico e sanitario

«Il Decreto Riaperture, di fatto, impone ulteriori limitazioni rispetto a quanto previsto in zona gialla dai precedenti provvedimenti e, ancora una volta, non disciplina in modo chiaro cosa sia consentito e cosa non lo sia. Stando alla circolare del Ministero dell’Interno, la somministrazione al bancone non si potrà fare prima del 1° luglio mentre a partire dal 1° giugno sarà possibile consumare al chiuso ma al tavolo. Un paradosso giuridico e sanitario».

«L’ultimo esempio di questa assurda confusione», denunciano i presidenti, «arriva oggi, con il pronunciamento sui dehors: a una settimana dall’uscita del DL viene stabilito che la somministrazione in queste strutture può avvenire solo se aperte su tre lati. Ancora una interpretazione limitativa, ancora un ostacolo alla ripresa delle attività».

I presidenti si uniscono a Fipe

Angelucci, Collini, Chiodi, Vitella e Busnelli appoggiano con forza la richiesta di un intervento del MISE su questa normativa, ufficialmente formulata oggi dal presidente nazionale di Fipe Confcommercio, Lino Stoppani, sostenuta a livello locale dal presidente provinciale della Federazione italiana pubblici esercizi, Giordano Ferrarese. «Registriamo un vero e proprio attacco al modello di offerta del bar italiano, diverso da quello degli altri Paesi proprio perché basato sul consumo al banco. Il Ministero dello Sviluppo economico deve valutare la situazione e assumere provvedimenti in difesa del settore, perché ormai il tema della salute pubblica non può essere separato da quello della tenuta di un intero settore produttivo».

I numeri nel Varesotto

La tenuta del sistema è sempre più fragile anche nella nostra provincia: prima dello scoppio della pandemia, i pubblici esercizi nel Varesotto sfioravano quota 3.500 (dei quali 1.723 associati a Fipe). Dallo scorso marzo ad oggi più di 400 esercenti hanno gettato definitivamente la spugna. Numeri destinati ad aggravarsi perché in molti assumeranno una decisione definitiva dopo l’estate, confidando in una ripresa con l’arrivo della bella stagione. Ma il DL Riaperture in vigore fino a fine giugno sta già rovinando le aspettative, andando a penalizzare pesantemente i bar e soprattutto  i minibar, quelli senza una parte esterna, gestiti principalmente da donne. Sempre senza dimenticarsi del servizio catering, completamente fermo da 14 mesi e ancora senza prospettive.

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