Oltre duemila tra mail e lettere anonime, contenenti insulti e frasi intimidatorie, ma anche telefonate, cartoline spedite e mazzi di fiori, a seconda dell’umore. Sono questi gli elementi alla base di un comportamento che il sostituto procuratore generale di Milano, Cuno Tarfusser, ha definito di “persecuzione seriale”, in relazione al caso di una cinquantasettenne di Cittiglio condannata, ora anche in Appello, ad un anno e otto mesi per stalking.
L’entità della pena, nonostante la richiesta di assoluzione presentata dalla difesa, non è cambiata rispetto a quanto stabilito in precedenza dal Tribunale di Como, a termine del processo di primo grado, eccezione fatta per la sospensione condizionale concessa in appello, come si apprende dalle pagine de La Prealpina.
Il quotidiano locale ricostruisce la vicenda, spiegando che i fatti si sono svolti in periodo che va dal 2013 al 2019, durante il quale la donna avrebbe sviluppato un atteggiamento morboso nei confronti di un uomo residente nel comasco, già sposato e con una figlia, che lavorava però a Caravate all’interno della medesima azienda dell’imputata, dove ricopriva un ruolo dirigenziale.
“Tra i due protagonisti della vicenda – si apprende ancora da La Prealpina – c’era stata una relazione extraconiugale, e questo è un dato inconfutabile. Secondo l’accusa, lo stalking sarebbe iniziato nel momento in cui l’uomo, dopo che la moglie aveva scoperto alcune mail tra gli amanti, avrebbe troncato il rapporto”.
Diversa la ricostruzione fornita dalla cinquantasettenne, la quale ha invece sostenuto di essere stata lei ad aver deciso di interrompere la relazione, descrivendo poi le vere “persecuzioni” patite dall’uomo come conseguenze di una serie di decisioni di carattere lavorativo che avevano portato diversi altri colleghi a perdere il posto.
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