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Varese | 1 Aprile 2021

Nel Varesotto cresce lo “skill mismatch”: competenze e aziende faticano a incontrarsi

Il presidente di Confartigianato Imprese Varese: “Occorre dialogo stretto fra scuole e tessuto economico, investire su formazione e competenze e sostenere PMI”

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Mercato del lavoro in provincia di Varese: il paradosso riguarda la convivenza di due fenomeni discordanti. Il primo riguarda il tasso di disoccupazione dei giovani (fascia d’età 15-29 anni), in crescita tra 2019 e 2020 del 3,5%. Il secondo è riferito alla forte difficoltà delle Pmi nel reperire professionalità adatte ai propri bisogni, in salita di 4,5 punti percentuali nel 2020 rispetto al 2019.

“Siamo in presenza di un fenomeno noto, lo skill mismatch, vale a dire il divario tra le competenze richieste e disponibili sul mercato”, fa presente il presidente di Confartigianato Imprese Varese Davide Galli a commento della prima edizione di Imprese, Mercato del lavoro e sfide future – Focus provincia di Varese, l’analisi condotta dall’Osservatorio Mpi Confartigianato Lombardia per Confartigianato Varese.

Sullo sfondo ci sono i numeri dell’occupazione: -645 nuove imprese registrate nel 2020 rispetto al 2021; sofferenza per settori storici del nostro tessuto economico, come “confezione di articoli di abbigliamento”, “confezione di articoli in pelle e pelliccia”, “fabbricazione di macchinari e apparecchiature nca” (macchinari per usi speciali come le apparecchiature utilizzate nei parchi di divertimento, nelle piste da bowling ecc.), “riparazione di computer e di beni per uso personale e per la casa”, “altre industrie manifatturiere” (fabbricazione di articoli di vestiario ignifughi e protettivi di sicurezza; articoli in plastica per la sicurezza personale; articoli in metallo per la sicurezza; maschere antigas; attrezzature ed altri articoli protettivi di sicurezza; ombrelli, bottoni, chiusure lampo, parrucche e affini; oggetti di cancelleria…). A questi numeri in flessione si aggiungano quelli dell’occupazione: bruciati cinquemila dipendenti e quattromila lavoratori autonomi in un anno in provincia di Varese (perlopiù concentrati nei settori servizi e manifatturiero).

“Numeri che ci devono far riflettere ma in chiave propositiva, per ciò mi soffermo sul crescente mismatch, che da un lato depotenzia le imprese, dato che non consente loro di compiere il salto di qualità richiesto per uscire dalla crisi e, dall’altra, penalizza l’occupazione, perché domanda e offerta divergono” rileva Galli, rinviando alla necessità di un dialogo sempre più stretto tra scuola e tessuto economico, e alla necessità di aprire ai giovani percorsi di alternanza, apprendistato e tirocinio per far acquisire l’esperienza che l’imprenditore chiede.

“Ecco perché diventa strategico dire quali sono i mestieri più ricercati e più difficili da trovare”, dice Galli: capacità matematiche e informatiche (livello basso e alto); competenze digitali (livello basso e alto), capacità di applicare le tecnologie 4.0 (livello basso e alto); attitudine al risparmio energetico (competenza in gran recupero, ma sulla quale occorre creare una cultura aziendale solida).

Qualche numero per indicare il peso delle difficoltà incontrate dalle Pmi: la quota di entrate di personale con competenze digitali di base complesse da reperire è salito nel 2020 di 6,4 punti rispetto al 2019. Gestione e applicazione di tecnologie 4.0 ha registrato un gap in salita di 6,6 punti. A seguire le green skills, fino ad oggi rimaste nell’ombra (+3.2). Più sale la richiesta di professionalità, più diventa quasi impossibile trovarle sul mercato (anche per la concorrenza con l’estero e le industrie).

“Dobbiamo intervenire con percorsi di riqualificazione su scala provinciale di giovani e meno giovani non occupati e investire su una nuova formazione scolastica, che tenga conto delle competenze che ci permetteranno di lavorare su nuovi mercati e con nuove strategie nei prossimi anni – incalza Galli – Inoltre, sul fronte assunzioni dobbiamo tagliare la burocrazia: il settore pubblico e quello privato non possono viaggiare a diverse velocità”.

Digitale ma anche Green New Deal, dunque, tanto che l’attitudine alla sostenibilità ambientale è la competenza ricercata dal 77% delle Pmi in provincia di Varese ed è maggiormente richiesta dalle micro-piccole che operano ne settori utilities (energia, acqua, gas e ambiente – 95,5%), servizi avanzati di supporto alle imprese (87,4%), industrie della gomma e delle materie plastiche (86,7%), costruzioni (83,8%), fabbricazione di macchinari e attrezzature dei mezzi di trasporto (83,5%), industrie elettriche, elettroniche, ottiche e medicali (82,4%).

Consegneremo queste evidenze nelle mani di Giuseppe Carcano, il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, delle università e di tutti coloro che sono impegnati in ambito formativo” – annuncia il presidente di Confartigianato Imprese Varese – Il sistema della formazione, tecnica, professionale e Its, va sostenuto oggi più che mai».

Stesso discorso vale per le competenze digitali, dove si registra una crescita di 15,4 punti percentuali della quota di Pmi che, dall’avvio della pandemia, ha attuato (o prevede di attuare) investimenti su uno o più strumenti digitali. In testa figurano internet ad alta velocità, cloud, mobile, big data, analytics, sicurezza informatica, strumenti software di impresa 4.0 per l’acquisizione e la gestione dei dati a supporto delle decisioni, della progettazione e dell’ingegnerizzazione dei prodotti/servizi, dell’analisi dei processi e di tecnologie di comunicazione machine-to-machine.

Altro dato rilevante: nel 2020 le imprese con meno di 49 dipendenti della provincia di Varese hanno richiesto abilità digitali di base (utilizzo delle tecnologie internet e capacità di gestione di strumenti di comunicazione visiva e multimediale) a 15.380 delle entrate programmate, pari al 59,7% del totale.

“Siamo in molti casi di fronte a investimenti che delineano strategie tipiche delle fasi iniziali della trasformazione digitale a dimostrazione di quanto diciamo da anni, ovvero che il Piano Impresa 4.0 non ha intercettato compiutamente le piccole imprese, che ora vanno condotte oltre i primi step, affinché possano iniziare a innovare anche la struttura organizzativa e i modelli di business”. Ne va della capacità competitiva. Sul fronte della transizione ecologica/economia circolare, Galli chiede di non commettere i medesimi errori di sovrastima della base di partenza compiuti sul fronte della digitalizzazione: “I soldi del Next Generation Eu arriveranno rapidamente quando si sbloccherà l’iter del Pnrr e non possiamo non aver strategie per calarli a misura di Pmi: serve una azione che eviti che tutto vada in capo alle grosse industrie”.

L’altro capitolo fondamentale per Davide Galli è relativo al credito, con i prestiti alle Pmi che nel 2020 hanno segnato un balzo in avanti su spinta dei decreti “Cura Italia” e “Liquidità”: +10,9% a fine 2020 nel confronto con il 2019. Un trend in controtendenza rispetto agli anni precedenti, sempre preceduti dal segno meno. In soldoni, le domande arrivate al 16 marzo 2021 dalla provincia di Varese sono state 27.556, vale a dire 15.414 per operazioni fino a 30 mila euro (55,9%) e 12.142 per operazione sopra i 30mila euro. Sono stati erogati prestiti per 2 miliardi e 247 milioni di euro: per operazioni fino a 30mila euro l’importo finanziato è stato di 307 milioni e quello per operazione sopra i 30mila euro di un miliardo e 940 milioni (importo medio 81.555 euro).

“Numeri che non devono trarre in inganno: possono nascondere una doppia lettura. Da un lato abbiamo imprese che si sono indebitate per effettuare investimenti sia in ambito green che digitale e formativo, per uscire dall’imbuto Covid rinforzate e rinnovate – dice il presidente di Confartigianato Varese – Dall’altra, ci sono aziende costrette a indebitarsi per sopravvivere, alle quali l’indebitamento aggravi bilanci già compromessi. Aggiungo un altro fattore: in questa fase molta della liquidità è rimasta nella pancia delle banche, che hanno alleggerito i loro crediti deteriorati con la controgaranzia del Mediocredito Centrale. Ora dobbiamo fare in modo che atterri nelle imprese: quindi, sì alle garanzie pubbliche ma con un vero monitoraggio sull’impiego”».

“Inoltre, non è questo il momento di ‘staccare la spina’ ma di avviare politiche industriali attraverso le quali accompagnare le aziende in difficoltà a un cambiamento anche radicale, come ha detto il presidente Draghi insediandosi al Senato”. Inoltre, un sostegno pubblico nella fase transitoria – secondo Galli – servirebbe, specie da quando (a giugno) andrà a chiudersi la moratoria sui debiti, “rischiando di creare posizioni di default che dobbiamo evitare”.

Galli fa riferimento poi all’estensione del Temporary Framework: il limite degli aiuti di Stato di sei anni è stringente. La richiesta è quella di estendere la garanzia pubblica dei prestiti a non meno di quindici anni. Cosa che permetterebbe alle imprese di diluire il proprio impegno finanziario su un arco di tempo più lungo, avendo le risorse per affrontare la fase della ripresa con successo.

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