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Alto Varesotto | 28 Marzo 2021

Post Covid, Ticino e alto Varesotto uniti per rilanciare il turismo locale

Ripartire da lago e montagna, tra attività sportive e valorizzazione del territorio, per progettare il futuro a breve e lungo termine

Da Usa e Australia dieci donne alla scoperta del lago Maggiore con la Canottieri Luino
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La situazione di difficoltà dovuta all’emergenza sanitaria ha toccato in modo molto rilevante soprattutto il settore turistico locale, che dopo il lockdown e le varie restrizioni, necessita di nuovi progetti per tornare ai livelli precedenti la pandemia e ripensare al futuro.

Da questo necessità nasce l’idea di una stretta collaborazione tra il Ticino e l’Alto Varesotto, per creare una rete turistica unitaria che possa beneficiare entrambe le parti, date le molte risorse territoriali, che i due enti condividono. 

Già da tempo infatti queste zone sono state sfruttate da entrambe le parti per potenziare il turismo, grazie alla presenza di lago e montagne che lo rendono un territorio unico e un luogo perfetto per attività sportive, sia montane che acquatiche.

Da anni, infatti, queste risorse mobilitano grandi flussi di turisti dai due territori da molti anni, come ad esempio il caso della Canottieri Luino che nel pre-Covid, periodicamente, ospitava stranieri appassionati di canottaggio provenienti dalle più svariati parti del mondo, come il Canada, gli Stati Uniti e la Nuova Zelanda, solo per citare alcuni paesi. 

Una prima iniziativa per cercare di sollevare questo “turismo condiviso”, a cavallo delle terre di confine del fiume Tresa, riguarda la riconsiderazione del progetto Eureka, del 2019, che prevede la creazione di due piste ciclabili immerse nel verde, una delle quali porta alla stazione del trenino rosso di Ponte Tresa, che conduce a Lugano.

La seconda proposta invece riguarda il paese di Gambarogno, confinante con il Comune di Maccagno con Pino e Veddasca, dove a meno di 20 minuti dagli impianti sciistici della Veddasca, proseguendo sulla strada si arriva al valico di Indemini, da lì in pochi minuti, si arriva all’Alpe di Neggia, dove è presente una piccola sciovia con piste per un totale di un chilometro e proprio per questo si sta lavorando alla creazione di un progetto turistico integrato che possa portare notevoli benefici ad entrambe le parti.

Insomma, una collaborazione che potrebbe dare nuova linfa ai territori di confine: facendo rete, infatti, si andrebbero a condividere risorse ed idee per rilanciare il turismo, in attesa che la pandemia si attenui definitivamente.

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