Si sono concentrate su cinquantacinque oggetti preziosi le ulteriori indagini che i carabinieri hanno condotto in relazione al caso della dottoressa arrestata a Luino a inizio marzo, in seguito ad un furto commesso presso l’abitazione di due anziani, dove si era recata per effettuare un tampone.
La quarantenne – con alle spalle un patteggiamento per un furto avvenuto diversi anni fa – ha rivendicato il possesso dei gioielli trovati dagli inquirenti presso il proprio domicilio. Lo riporta il quotidiano La Prealpina in riferimento a quanto emerso dal ricorso presentato dai legali della donna, Andrea Toppi e Giorgio De Vincenti, per ottenere il dissequestro degli oggetti.
Il Tribunale del riesame nella giornata di ieri ha accolto il ricorso, dopo aver annullato il decreto di convalida del sequestro, disponendo la restituzione dei cinquantacinque gioielli sequestrati dai carabinieri perché ritenuti di provenienza sospetta.
I legali all’interno del ricorso avevano inserito le dichiarazioni della titolare di una gioielleria di Luino, che hanno confermato la tesi dell’indagata, vale a dire che era stata proprio la quarantenne ad acquistare alcuni oggetti di valore in negozio, mentre altri sono stati comprati in aste online o regalati da parenti.
Nel frattempo i militari dell’Arma stanno svolgendo altre verifiche, prendendo contatto con i pazienti che recentemente hanno ricevuto prestazioni a domicilio dalla dottoressa. Si tratta di una cinquantina di persone in tutto.
La donna, invece, dopo la scarcerazione e la contestuale notifica dell’obbligo di firma – si apprende ancora dal quotidiano locale – ha avviato un percorso terapeutico, ed è ora seguita da uno psichiatra, e ha interrotto il rapporto di lavoro con l’ATS, dove lavorava come medico delle USCA, Unità speciali di continuità assistenziale per l’assistenza domiciliare ai pazienti Covid.
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