Il governo ticinese ha espresso pareri in parte positivi e in parte contrari, senza celare un senso di scetticismo su specifiche questioni, in merito all’ultimo aggiornamento al piano del Consiglio federale per il possibile nuovo giro di allentamenti alle restrizioni anti Covid in vigore.
A due settimane di distanza dalla riapertura di negozi, musei, impianti sportivi e dal parziale ripristino delle manifestazioni, prosegue il confronto con i singoli cantoni al fine di determinare un quadro di provvedimenti il più possibile condiviso, a fronte della volontà espressa da Berna, ormai più di un mese fa, di procedere con misure uniformi e valide per tutti i territori della Confederazione.
E se la linea già dettata è quella della prudenza, il rialzo dei contagi registrato nelle ultime due settimane, non dovrebbe coincidere con l’intenzione di velocizzare le tappe o trasmettere, anche inavvertitamente, aspettative poco realistiche ai singoli operatori economici, in particolare a quelli maggiormente colpiti dalle chiusure. E’ questo, in sintesi, il pensiero del governo ticinese che si è detto favorevole alla revoca del divieto alle manifestazioni – con limite però fissato ad un massimo di quindici persone presenti -, ai cinquanta spettatori per gli eventi culturali, al ritorno a ritrovi in forma privata consentiti ad un massimo di dieci persone per luogo e alle lezioni scolastiche con aule occupate fino al 50% della capienza, rifiutando però il passaggio ad eventi all’aperto con il coinvolgimento di un numero massimo di spettatori fissato a quota centocinquanta.
“Osserviamo come in questa fase i messaggi del Consiglio federale appaiano non lineari e per certi versi disorientanti – si legge in una nota del governo del Canton Ticino -. Vengono proposte misure di allentamento in vari ambiti ma d’altro canto si rileva che numerosi elementi inducono a ritenere ormai iniziata una terza ondata, e che in questo contesto appare indicato rinunciare a ulteriori alleggerimenti oltre a quanto era già stato prospettato a inizio mese”.
La situazione oltre confine presenta una crescita costante di casi negli ultimi quindici giorni. Crescita legata ad almeno altri due aspetti che sono fonte di preoccupazione, e che rafforzano la tesi portata dalle istituzioni ticinesi all’attenzione del Consiglio federale: la diffusione delle varianti, specie di quella inglese, che determinano quasi l’80% delle positività a livello nazionale, e l’assenza prolungata di un calo delle ospedalizzazioni e dei decessi.
A non convincere è poi la proposta di riaprire le sole terrazze per quanto riguarda la ristorazione, una scelta che potrebbe essere interpretata in termini di disparità di trattamento tra esercizi dotati di spazi esterni e locali che invece ne sono privi. Nel dossier aggiornato dei provvedimenti anti Covid, c’è infine la questione frontiere, connessa alle zone rosse da poco ristabilite nel nostro paese.
Il Consiglio di Stato ha ribadito l’utilità di rafforzare i controlli, “ritenuto che l’inasprimento delle misure in vigore in Italia potrebbe comportare un afflusso ancor più importante di cittadini italiani sul nostro territorio per ragioni di svago e non solo professionali”, nonostante sia in vigore in tutte le zone rosse – aree di confine incluse – l’obbligo di spostarsi solo per ragioni professionali o di stretta necessità, per giunta muniti di autocertificazione che attesti i motivi del proprio spostamento. Il verdetto sugli allentamenti è atteso entro il prossimo 22 marzo.
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