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Luino | 2 Marzo 2021

Covid, la via della ripresa è in salita per i cinema: richieste e limitazioni in attesa del Dpcm

Le associazioni di categoria chiedono porte aperte nelle zone gialle e arancioni ma la linea del cts rischia di rendere inutile il ritorno in sala

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La riapertura di cinema e teatri è uno dei nodi centrali del nuovo Dpcm – il primo del governo Draghi – che potrebbe essere ufficializzato già nelle prossime ore ma che, ad ogni modo, entrerà in funzione soltanto dal 6 marzo, alla scadenza naturale del decreto attualmente in vigore.

L’impianto del provvedimento non stravolgerà le regole e le condizioni che oggi disciplinano interazioni e spostamenti – a partire dalla suddivisione delle regioni in zone determinate dal contesto pandemico – ma per il mondo della cultura questa settimana sarà sicuramente decisiva per dare un peso alle reali possibilità di riprendere seppur in maniera parziale il lavoro, liberandosi da un isolamento che si protrae ormai da quattro mesi.

Gli spiragli lasciati aperti dal post lockdown primaverile, complici le restrizioni e la carenza di appuntamenti in grado di attirare il grande pubblico, hanno riservato ben poco agli esercenti del settore, in particolare per quanto riguarda i gestori di sale cinematografiche.

La sensazione trasmessa dalle principali associazioni di categoria è che l’azione di contrasto alla crisi, attuata tramite i ristori, non sia più sufficiente per garantire la sopravvivenza di tante realtà – soprattutto quelle locali – senza una vera e progressiva ripartenza.

Il problema ad oggi è rappresentato dalla distanza tra le proposte messe sul tavolo dalle associazioni e la linea indicata dal comitato tecnico scientifico, che già ad inizio febbraio aveva bocciato il protocollo utilizzato in occasione della riapertura dei cinema dopo il lockdown, riproposto dal ministro Franceschini.

Il cts ha quindi suggerito misure più restrittive, ritenendo inadeguato alla situazione di oggi il vecchio dispositivo. Ed è qui che si è aperta una spaccatura tra la linea del rigore e le aspettative della categoria. Il verdetto arriverà con la firma del nuovo decreto ma la prospettiva sorta attorno alla bozza del documento prevede una riapertura al pubblico riservata ai cinema delle zone gialle, con il divieto di accedere alle aree bar delle strutture e con l’obbligo – per spettatori e addetti – di indossare mascherine Ffp2 per tutta la durata dello spettacolo, con l’aggiunta di due ulteriori e pesanti limitazioni: la capienza ridotta al 25% e la chiusura delle sale nel rispetto del coprifuoco, fissato alle ore 22.

“Riaprire ha un costo e a queste condizioni sarebbe più una perdita che un guadagno”: questo è il pensiero condiviso da tanti gestori e riassunto nei giorni scorsi dall’Associazione Nazionale Esercenti Cinema – in contatto diretto con il Ministero della Cultura – che per una ripresa conciliabile con la sostenibilità economica chiede essenzialmente due cose: porte aperte anche nelle sale delle zone arancioni e inizio dell’ultimo spettacolo programmato per le ore 21.30, soluzione che consentirebbe al pubblico di rientrare a casa dopo il film conservando il biglietto nominale acquistato.

Il problema della sostenibilità economica è ovviamente centrale anche per il Cinema Sociale di Luino, l’unica sala della città lacustre, dalla quale al momento – in base alle condizioni descritte nella bozza del Dpcm – nulla trapela circa una possibile riapertura a fine mese, nel caso in cui la Lombardia dovesse tornare in zona gialla.

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