(a cura di Matteo Caraglio) A distanza di un anno dall’inizio della pandemia, possiamo voltarci indietro e chiederci: questo tempo di isolamento e di distanza sociale come ha influenzato la nostra vita comunitaria, che cosa è cambiato, ci sono stati dei risvolti positivi? È possibile vivere un’autentica vita comunitaria passionista… a distanza?
Certamente questo è un tempo di crisi, ma la crisi in sé, come dice il Papa, non è il male assoluto perché il punto è come si uscirà dalla crisi: in nessun caso certamente uguali a prima, ma o migliori, o peggiori.
La domanda che ci poniamo allora è: abbiamo saputo farci carico della croce che questo tempo ci ha dato o ci siamo voltati dall’altra parte? In questa croce abbiamo visto i segni dei tempi e lasciato spazio alla creatività dello Spirito, che è venuto a far nuove tutte le cose, oppure ci siamo ancor più chiusi in noi stessi?
Cercherò di rispondere a queste difficili domande attraverso le esperienze di due laici passionisti, quella di Laura e quella mia, residenti rispettivamente in una frazione di Cairo Montenotte (SV) e a Montanaro (TO), entrambi in un’altra regione rispetto a quella di Caravate, dove c’è la “Casa di esercizi spirituali” a cui facciamo riferimento.
L’esperienza dell’isolamento e dell’impossibilità di spostarsi tra regioni ha certamente portato tante limitazioni. Condividere al convento di Caravate intere giornate è per noi, al momento, diventato un ricordo. La vita comunitaria per crescere ha bisogno di incontri prolungati, di contatto, di vicinanza, tutte cose penalizzate dalla pandemia. Per noi che veniamo da lontano è importante anche la dimensione dell’esodo, uscire dalle nostre case, mettersi in viaggio, per vivere l’avventura di andare alla ricerca del Signore e dei nostri fratelli. Come tenere viva in questo tempo la tensione e il desiderio verso quella Casa, in cui siamo accolti come in una famiglia?
In verità Laura, che da molti anni cammina con i Passionisti ed io, che invece sono appena agli inizi, possiamo entrambi testimoniare di non esserci mai sentiti veramente soli in questo tempo. Anzi: “Non li ho mai visti tanto come adesso!”, afferma Laura, ed io posso solo confermare. Lo Spirito ha infatti suscitato tante iniziative, che è stato possibile realizzare grazie alla generosità di molti e grazie ai moderni mezzi di comunicazione, con cui ormai tutti noi abbiamo familiarità. È così che abbiamo cominciato a frequentare la “Lectio Divina” del giovedì sera guidata da padre Marcello su Zoom, ad ascoltare le testimonianze dei novizi su Radio Maria, ad approfondire una domenica al mese con il gruppo laicale “Iuxta crucem”, guidato da padre Tarcisio, il carisma della Passione, vivendo anche profonde condivisioni di vita.
Io, che da poco ho conosciuto i Passionisti di Caravate, posso testimoniare la novità di queste esperienze nella mia vita e con stupore ho ascoltato risonanze e riflessioni di persone, o meglio fratelli, che fino a pochi mesi fa ancora non conoscevo. Laura testimonia un rapporto ancora più intimo, veramente famigliare, fatto anche di quotidiane chiacchierate o condivisioni su WhatsApp, di frequenti telefonate, senza tralasciare l’importante dimensione del servizio, attraverso cui la carità può crescere. Un esempio di questo servizio a distanza, che Laura compie giornalmente e di cui tutti le sono grati, è quello di inviare a chi non può usufruirne i testi liturgici propri dei passionisti presenti su IBreviary, oltre il commento quotidiano del Vangelo di don Luigi Maria Epicoco.
Per concludere possiamo affermare che questo tempo così particolare di “solitudine” ha contribuito alla conoscenza reciproca tra noi laici e i Padri, ma soprattutto ha aumentato il desiderio di trovarci presto faccia a faccia, perché le relazioni vere hanno bisogno anche di contatto fisico.
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