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Lombardia | 16 Febbraio 2021

Stop a riapertura impianti sci, “4,5 miliardi di danni, servono risposte immediate”

Ieri l’incontro tra governatori Fontana e Cirio, ministri Garavaglia e Gelmini, assessori Magoni e Sertori e gestori: “Servono programmazione e investimenti mirati”

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Il Governo riveda modalità e tempi con cui si decidono i cambiamenti di colore e le riaperture, così è schizofrenico e non va nella direzione di contrastare efficacemente l’epidemia”, ha affermato ieri, lunedì 15 febbraio, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana che, con il nuovo ministro del Turismo Massimo Garavaglia, gli assessori regionali Lara Magoni (Moda, Marketing territoriale e Turismo) e Massimo Sertori (Montagna ed Enti locali) e il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, ha incontrato i gestori degli impianti sciistici.

“Abbiamo ascoltato il grido di dolore di tanti operatori, dei sindaci e dei rappresentanti delle Comunità montane – ha spiegato Fontana – Ci hanno espresso la loro angoscia e disillusione perché questo può essere davvero un colpo decisivo per le sorti di tanti comprensori”.

“La contestazione principale – ha proseguito il governatore – è anzitutto al metodo. Meno di una settimana fa il Cts aveva dato il via libera alla riapertura degli impianti, i gestori si erano attrezzati e noi avevamo emesso un’ordinanza per riprendere le attività sciistiche nel rispetto delle regole concordate fra Regioni, Governo e Cts. La nostra, in particolare, prevedeva riaperture al 30%. Purtroppo all’ultimo momento è arrivata questa doccia gelata che ha bloccato la ripartenza. Da parte di tutti si sono sollevate una serie di richieste, di ristori e di risarcimenti del danno”.

Risposte immediate, indennizzi concreti, politiche del lavoro adeguate per gli stagionali rimasti fermi a causa della chiusura degli alberghi per oltre 10 mesi, nuove modalità di programmazione per le scelte dell’Esecutivo nazionale e recupero della competitività del sistema Montagna, fondamentale per il turismo italiano: questi i punti essenziali posti dal ministro per il Coordinamento di iniziative del settore del Turismo, Massimo Garavaglia. Questi ha espresso il proprio apprezzamento per la massima operatività della riunione convocata dal governatore Fontana, alla quale ha partecipato, in collegamento, anche la neo-ministra per gli Affari regionali Mariastella Gelmini.

“Abbiamo voluto capire l’entità del danno subito dagli operatori della montagna a causa della scelta del Governo – ha affermato Garavaglia – i danni vanno indennizzati, non si parla di ristori. Abbiamo raccolto suggerimenti concreti per poter dare una risposta subito, già nel prossimo decreto. Sappiamo che è in arrivo il Decreto ‘ristori quinquies’: le prime risposte devono essere contenute nel testo del Decreto in modo siano operative da subito e non in sede di conversione, con gli emendamenti, perché si perderebbe altro tempo”.

“In un documento condiviso dalle Regioni la valutazione del danno, esclusi gli impianti e le funi – ha evidenziato il ministro rispondendo alle domande dei giornalisti – è di circa 4,5 miliardi. È stata portata all’attenzione del precedente Governo e già depositata, va data una risposta. A queste vanno aggiunte le risorse per gli impianti, va fatta una valutazione e una quantificazione concreta. Sicuramente una quota importante dei 32 miliardi previsti dal prossimo Decreto andranno alla montagna. Ne discuteremo con il Ministero dell’Economia e delle Finanze”.

“La montagna finora è stata dimenticata. Al sistema montagna è arrivata finora qualche briciola e purtroppo ci sono stati alberghi che non hanno lavorato per 10 mesi, ci sono stagionali che quest’anno non avranno la possibilità di proseguire la loro attività. Gli investimenti concreti devono andare in questa direzione, individuando soluzioni, con le politiche del lavoro”, ha proseguito Garavaglia sottolineando che, nel corso dell’incontro con gli operatori, con il ministro Gelmini e gli assessori regionali si è parlato anche di prospettiva.

“Per ripartire – ha aggiunto – servono due cose: la programmazione, perché non si può sapere il giorno prima cosa succede il giorno dopo, bisogna avere il tempo per programmare con serietà cosa succederà quest’estate e cosa accadrà nella prossima stagione; l’altro elemento è lavorare per mantenere la competitività del sistema montagna che è importantissimo per il nostro Paese e per l’industria del turismo. Non possiamo permetterci di perdere competitività verso i nostri Paesi competitor e quindi usare bene le risorse del Recovery per fare investimenti mirati, efficienza energetica, intervenire sugli impianti in modo che quando si riparte lo si faccia alla grande, come la nostra montagna sa fare”.

Nessuna manifestazione di protesta o volontà di attuarne, ma la necessità di un cambio di passo e dell’avvio di un nuovo metodo: da questi concetti ha preso invece le mosse l’assessore alla Montagna di Regione Lombardia, Massimo Sertori, per commentare lo stop alla riapertura degli impianti di sci deciso dal ministro Speranza nonostante le Regioni avessero recepito le osservazioni del Cts per la riapertura in sicurezza e lo stesso Cts avesse dato il placet sulla data del 15 febbraio.

Tutta la filiera si era attivata per la ripartenza e tanti investimenti sono andati persi: “Quanto è successo ha dell’incredibile, ma la presenza del ministro Garavaglia – ha sottolineato Sertori – è il segnale che il nuovo Governo intende inaugurare una nuova stagione, fatta di quell’attenzione che, dall’ultimo Esecutivo, questi territori non hanno avuto. E che hanno visto l’economia di questi territori messa a durissima prova da una chiusura, per il Covid, in un periodo chiave. L’inverno per la montagna – ha rimarcato l’assessore – è l’equivalente del periodo estivo per le località balneari”.

“La salute viene prima di tutto – ha spiegato l’assessore – e su questo siamo tutti d’accordo, ma non dobbiamo dimenticare che servono misure a sostegno dell’economia e dei territori della montagna. Indennizzi e ristori devono essere il là alla nuova stagione di dialogo tra mondo ed economia della montagna con le sue genti e devono essere accompagnate da misure, anche eccezionali, che consentano alle attività, che hanno praticamente perso tutta la stagione, di trovarsi nelle condizioni di ripartire”, ha concluso Sertori.

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