Caravate | 1 Febbraio 2021

Caravate, “Testimoni senza paura”: gioie e sfide del noviziato

La storia di Joao, giovane portoghese impegnato nel periodo di formazione spirituale a stretto contatto con la Famiglia Passionista. A cura di Sandra Torretta

Tempo medio di lettura: 3 minuti

(A cura di Sandra Torretta) Ancora una volta Radio Maria ci ha permesso di raggiungere le “folle” per dare testimonianza! Stavolta è toccata a Joao, novizio passionista portoghese, che da fine agosto svolge il suo anno di noviziato a Caravate, presso la casa di preghiera adiacente al Santuario dedicato a Santa Maria del Sasso.

Dopo Emmanuele e Marco, a cui è stato chiesto di farlo due mesi or sono, ci ha fatti penetrare nella sua vita. Portoghese, entrato in seminario a undici anni, cresciuto nelle comunità passionista del suo paese, ora è stato chiamato a fare il suo percorso in Italia. Una nuova lingua, una nuova cultura, una nuova comunità: tutti ostacoli che sta affrontando da agosto 2020, non senza timori, ma con tanto entusiasmo e curiosità e soprattutto moltissima fiducia nel Signore.

“Non una storia di conversione”, come l’ha descritta e vissuta lo stesso Joao, ma un cammino senza soste, con anche delle difficoltà, dei dubbi, ma dove si è sempre sentito accompagnato dal Signore. Un cammino di innamoramento quotidiano, nel silenzio, nel nascondimento. Un ragazzo che si è lasciato fare, si è lasciato condurre! E Joao ci ha invitato a fare altrettanto nella nostra vita, lasciando spazio nella nostra esistenza a Colui che in noi fa grandi cose! Grazie ragazzi e novizi passionisti per la vostra sincerità, il vostro esempio, il vostro coraggio quotidiano nel testimoniare l’amore di cui è capare “l’eterno “Amante”!!!

Vi assicuro che non è facile mettersi a nudo davanti a un microfono, sapendo che dall’altra parte vi stanno ascoltando e si aspettano qualcosa da te. Non è facile soprattutto doverlo fare “in un tempo massimo”. Quando prepari “cosa dire” ti assalgono un sacco di interrogativi: cosa gli racconto? Chi sono io davvero? Cosa è meglio che racconto di me, quali parti della mia vita mi identificano meglio? Quale parte del mio vissuto è meglio tralasciare a causa del tempo a disposizione o cosa scegliere per spiegare il come e il perché della mia esperienza? E poi la domanda di chi vuole veramente comunicare la profondità della propria esperienza: che messaggio voglio lasciare a chi mi ascolta? Voglio sorprendere l’ascoltatore o lo voglio rassicurare?

Ti tocca prima fare spazio dentro di te, rivedere la tua vita per intero per sceglierne l’essenziale, per poi studiare come raccontarsi senza stancare, solo servendoti della voce, dalla quale passano tutte le emozioni. Riuscire a trattenere quelle emozioni forti che ti assalgono quando ripercorri certe vicende ancora così dolorose e vive nella tua memoria, non è mai facile. Tutto è imprevedibile. È un bell’esercizio introspettivo che una volta che lo svolgi, ti rende più leggero emotivamente e psicologicamente, ma anche più consapevole di cosa ti ha davvero stravolto la vita o di quanto poco contasse ciò che nel momento vissuto sembrava essere insormontabile. Un vero cambio di prospettiva, un esercizio che tutti dovrebbero provare a fare, anche solo per se stessi.

Ma perché si ha tanta voglio di raccontarsi? O al contrario, perché c’è tanta paura di esporsi? Alcuni scrivono la propria vita, ma poi non trovano il coraggio di leggerla in prima persona: la ascoltano letta da altri perché diventa più impersonale. Altri si nascondono dietro la paura di non aver trascorso una vita interessante, non riuscendo a cogliere la singolarità, l’unicità di ogni personale esistenza! Certi non riescono a scegliere le parti essenziali di sé e scrivono tutto, rischiando di perdere di vista l’obiettivo del loro comunicare. Ognuno ha il suo stile!

L’emozione gioca un ruolo fondamentale, ma non determinante se ti affidi a Colui che quelle cose le ha vissute con Te, sempre e ovunque! Si sentono tante trasmissioni in cui la gente si racconta, si dà quasi in pasto alle telecamere e al pubblico! Ma, cosa vogliono comunicare? Sembra solo lo facciano per rispondere al bisogno morboso di sapere cosa sta alle spalle di un nome, di una carriera… Lo vogliono sentire forse più umano e non solo personaggio pubblico. Ma difficilmente, specialmente i cristiani, parlano del loro rapporto con Cristo, quasi fosse una cosa da nascondere, per non dare fastidio. Se davvero questo incontro è vitale e ti ha cambiato la vita, non ce la fai a trattenerti dal raccontarlo.

Joao, Emmanuele, Marco a Radio Maria, ma anche Davide, Padre Marcello e Padre Marco alla Radio Missione Francescana, hanno reso testimonianza alla luce della fede, e non perché sono religiosi, ma perché sono cristiani. Ognuno di noi deve dire come il profeta Geremia: “ Nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo!”. Che le parole del profeta diventino il nostro motto per la vita!

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